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Guerra in Ucraina. Breviario minimo per il 2015 - seconda parte

Cos’è la Novorossija, chi ha sparato su Lugansk, com’è veramente avvenuta l’annessione della Crimea e perché ci riguarda così da vicino. Ecco la seconda parte del mio breviario minimo (e politicamente scorretto) degli eventi che ci hanno portato fin qui. Per provare a mettere in ordine cos’è successo, e immaginare cosa accadrà nel 2015.


 Photo: Danilo Elia

(leggi qui la prima parte)

 Lugansk. Ancora una pagina buia della storia. Il 2 giugno, quando la cosiddetta operazione antiterroristica di Kiev era ancora agli inizi e le bombe non avevano ancora cominciato a cadere su Donetsk, delle improvvise e misteriose esplosioni nel pieno centro di Lugansk uccisero otto persone. Erano cinque donne e tre uomini, civili, che passavano da piazza degli Eroi della Grande guerra patriottica in una soleggiata giornata di primavera. Nei minuti immediatamente successivi le due parti in guerra si sono scatenate a dare la colpa al nemico. Secondo la prima versione ucraina i separatisti avevano sparato un colpo di Rpg contro il palazzo della regione per poi dare la colpa all’esercito ucraino. Ma già qualche ora dopo, gravi indizi indicavano come responsabile un aereo militare ucraino. Io stesso ho fatto una analisi dei fatti, poi ripresa da altri media.
Le autorità di Kiev hanno immediatamente negato l’azione aerea, ma dopo qualche giorno hanno dovuto ammettere che l’aviazione stava operando sulla periferia della città. Si sarebbe trattato di un errore umano, come confermerebbe la registrazione radio tra il pilota e il comando. Ho molte volte scritto della disinformazione dei media russi, ma questo è un esempio del contrario. Le spiegazioni di siti, blogger e media filoeuropei vanno contro ogni logica e non aiutano a scoprire la verità. E il silenzio dei mezzi d’informazione italiani e occidentali è quantomeno sospetto.

Crimea.  È l’equivalente geopolitico di uno scippo. Gli argomenti a favore sono sostanzialmente tre: Putin aveva tutte le ragioni per riprendersi la Crimea (è sempre stata Russa, data all’Ucraina in una notte di sbronze da Krusciov, ospita la flotta sul Mar Nero, ecc.); c’era un’ondata di odio russofobo e un imminente pericolo nazista; la popolazione ha deciso liberamente con un referendum. Ma non stanno in piedi nemmeno un po’. Vediamole una per una.
Le ragioni probabilmente c'erano. Ma in politica internazionale, come tra comuni cittadini, non servono a legittimare il mancato rispetto delle regole. Se mi rubi in casa, ho tutte le ragioni di rubarti il portafogli. Ma qualunque tribunale mi condannerà per furto. È quello che la comunità internazionale ha fatto con la Russia.
Sul secondo argomento, è difficile dire quanto sia immaginaria una minaccia ripetuta ogni giorno in tv. Alla fine può diventare vera. I media russi hanno diffuso notizie di gente che viveva nel terrore in una Kiev senza legge e di neo-nazisti pronti a mettere a ferro e fuoco la Crimea. Ai russi dell’Ucraina del sud e dell’est è stato detto che le loro vite erano in pericolo e che nel resto del paese estremisti sanguinari erano al potere. Anche se le persone con cui ho parlato in Crimea mi hanno detto di non essersi mai sentite in pericolo, i misteriosi soldati dell’esercito di autodifesa saltati fuori dal nulla sono stati salutati da molti come salvatori.
Il referendum, infine, è stato una caricatura della democrazia. A cominciare dai quesiti sulle schede. Le due opzioni erano: 1. “Sei a favore di unificare Crimea con la Russia come parte della Federazione russa?” 2. “Sei a favore del ripristino della costituzione del 1992 e dello status di Crimea come parte dell’Ucraina?”. La seconda domanda era un po’ difficile: la costituzione del 1992 fu adottata dopo il crollo dell’Urss e subito annullata da Kiev perché dava alla Crimea lo status di entità indipendente.
Le persone che hanno voluto esprimere la volontà di continuare a far parte dell’Ucraina hanno potuto scegliere solo tra diventare parte della Russia subito o un po’ più in là.

Novorossija. È quello che è venuto dopo la Crimea. L’altro pezzo di Ucraina perso. Novorossija è stata fondata il 23 maggio con l’intento di creare uno stato tradizionalista e ortodosso, e un domani riunirsi alla grande Madre Russia. I rappresentanti delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, riuniti in una sala dell’hotel Shakhtar Plaza, hanno dichiarato gli obiettivi del nuovo stato. Si tratta di un vero manifesto ideologico: collettivizzazione delle terre, nazionalizzazione delle industrie, unità culturale col mondo russo. Il fine ultimo di Novorossija sarebbe quello di entrare a far parte dell’Unione Eurasiatica tanto voluta da Mosca e riunirsi un giorno alla grande patria putativa russa.
Oltre agli allora autonominati leader locali, hanno preso parte al congresso una serie di singolari personaggi russi. C’era Alexander Dugin, fondatore insieme a Edvard Limonov del partito Nazional Bolscevico russo, ammiratore del nazismo e da sempre fautore dell’occupazione della Crimea; c’era Alexander Prokhanov, scrittore famoso per le sue posizioni staliniste e antisemite; e c’era Valery Korovin, membro di Eurasia, partito politico russo di estrema destra che si batte per rinforzare l’unità strategica e geopolitica della Russia e per un federalismo eurasiatico. Non a caso questi ultimi tre personaggi sono membri dell’Izborsky club, un think-thank moscovita con una certa influenza sul Cremlino, che propugna “l’idea di un impero eurasiatico che riunisca popoli e culture della Grande Russia in un unico spazio strategico”.
Secondo il manifesto, con un mix di autocrazia, ortodossia e nazionalismo, Novorossija prende una direzione apertamente antitetica a quella europeista e atlantista di Kiev.

La guerra in Europa. La guerra in Ucraina riguarda anche noi. E non solo perché, come giustamente ricorda qualcuno non è poi così lontana dal nostro Paese, ma soprattutto perché ha creato una spaccatura profonda anche tra filorussi e filoucraini di casa nostra. Non c’è modo di farli dialogare. Né di dialogare in modo imparziale e pacifico. Non ci sono vie di mezzo. Quando ho scritto che la componente ultranazionalista di Euromaidan è stata marginale e che il pericolo neonazista è stato creato ad arte dai media di lingua russa, mi hanno accusato di essere un fascista. Quando ho scritto che ci sono forti indizi che il governo di Kiev ha commesso crimini di guerra usando l’aviazione militare su Lugansk e bombe a grappolo su Donetsk, mi hanno accusato di essere al soldo di Putin. Quando ho scritto che l’annessione putiniana ha comportato per gli abitanti della Crimea una diminuzione di diritti, mi hanno accusato di essere antirusso e al soldo della Cia. E quando raccontavo cosa succedeva in Donbass mi hanno accusato di scrivere da casa per paura di andare sul posto, ignorando che - a differenza di molti altri che ne parlano - scrivevo da Donetsk (mostrando così di non aver neanche letto l’articolo).
La guerra alimenta le divisioni, le divisioni alimentano la guerra.

 (continua)

 @ daniloeliatweet

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