Il 2015 è stato l’anno della Russia

L’anno appena finito ha riportato la Russia al centro del palcoscenico internazionale. Dal ruolo nella guerra in Ucraina all’intervento massiccio in Siria, il salto di qualità ha spiazzato l’Occidente. Il protagonista ora non è più solo Putin, ma la Russia intera. E la differenza non è da poco.

Se qualche anno fa il Time aveva eletto Vladimir Putin persona dell’anno, oggi in copertina andrebbe l’orso russo, simbolo del Paese intero. Il 2015 è stato l’anno della Russia. Dall’intervento militare su larga scala in Siria al ruolo nel conflitto in Ucraina, dalla lotta al terrorismo internazionale alle questioni energetiche, non c’è ambito della politica internazionale in cui non riecheggi il bramito dell’orso di Mosca.

Se Usa e Ue rispettivamente rincarano ed estendono le sanzioni economiche per il contributo russo alla crisi ucraina, dall’altro lato è chiaro a tutti i leader occidentali che ormai nelle questioni internazionali non si può far più finta che la Russia non esista.

Ecco gli eventi e le mosse che hanno restituito alla Russia il ruolo di potenza internazionale sovraregionale.

Il solito nemico

A guardare bene, l’anno della Russia è anche l’anno delle guerre. A febbraio, mentre a Minsk erano riuniti i capi di stato di Russia, Ucraina, Francia e Germania per cercare di porre fine alla guerra in Donbass, truppe regolari dell’esercito russo al comando del generale Alexandr Lentsov, vice comandante delle forze di terra russe, combattevano contro l’esercito ucraino a Debaltseve. Quello di Debaltseve è uno degli episodi più eclatanti dell’intervento russo nella guerra del Donbass. L’interventismo di Mosca, che continua a negare un coinvolgimento di qualunque tipo in Donbass, ha posto sin da subito due punti fermi, e nuovi, rispetto a ciò cui eravamo abituati dalla caduta dell’Urss. Che l’area post sovietica doveva intendersi ancora nell’orbita di Mosca e, soprattutto, che il Cremlino non sarebbe stato più a guardare mentre l’America e l’Europa allargavano le loro sfere di influenza fino ai confini russi. E infatti oggi Putin siede allo stesso tavolo con Poroshenko, Hollande e Merkel nel decidere le sorti dell’Ucraina.

Il conflitto nell’est dell’Ucraina, scoppiato nel 2014, visto oggi sembra quasi una prova generale di quello che avremmo visto nell’anno che sta per finire. Lì la Russia ha mantenuto i suoi militari sotto copertura, negato a oltranza di aver messo gli scarponi in Donbass, e protetto con il segreto di stato i sacchi neri dei caduti che tornavano in patria. Un anno dopo, in Siria, i notiziari del Cremlino si compiacciono di mostrare i filmati dei cacciabombardieri russi in azione. Se quella in Donbass era una guerra mascherata, questa in Siria è una guerra ostentata. E dall’altra parte, oltre le linee del nemico, c’è sempre il solito avversario: l’America e l’Occidente.

Un posto nel mondo

Dal tavolo di Minsk, al tavolino della sala buffet del G20, alla sala di comando ipertecnologica con i monitor che danno in diretta le immagini dei bombardamenti in Siria, il passo è stato tutt’altro che breve. Passando per gli attentati di Parigi, che hanno rimescolato gli assetti nella lotta all’Isis, e l’abbattimento del Su-27 da parte della Turchia, che l’ha messa per la prima volta dalla fine della guerra fredda testa a testa con un Paese Nato, la Russia del 2015 non è più quella di prima. E questo ha un costo.

La spesa militare ha sfondato quest’anno la cifra di 50 miliardi di dollari, quintuplicando in meno di dieci anni. L’imponente programma di modernizzazione delle forze armate russe, lanciato da Putin nel 2010, per la cifra di 700 miliardi di dollari, si avvicina al suo traguardo di 400 missili balistici intercontinentali, 600 nuovi aerei, mille elicotteri, 2300 carri armati, 28 sottomarini e 50 navi entro il 2020.

Il risultato di una rinnovata potenza militare, una politica internazionale aggressiva e una chiara sfida al predominio americano è una Russia che va oltre Putin. Un putinismo elevato a sistema che sopravvivrà al suo stesso creatore.  Un Paese che avrà il suo peso tra le altre potenze anche quando alla sua guida non ci sarà più l’ex agente del Kgb diventato presidente da sconosciuto e ritrovatosi uomo più potente del mondo. È ora di cominciare a farci l’abitudine.

@daniloeliatweet

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