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Il caso Igor Markov. Dissidente o criminale?

Per la gran parte della stampa italiana è un dissidente e un oppositore del governo di Kiev. Per le autorità ucraine è un ricercato internazionale messo sulla lista dell’Interpol. Per il cosiddetto comitato di salvezza dell’Ucraina di Mosca è un perseguitato politico. Perché tutti vogliono Igor Markov?

Sulla lista dei ricercati internazionali diffusa dall’Interpol non c’è. Né risulta traccia di una red notice emessa a suo carico. L’organizzazione internazionale delle polizie, interpellata, non ha voluto confermare l’esistenza di un provvedimento a carico di Igor Markov. Tuttavia, non c’è ragione di dubitare che la polizia italiana, che ha arrestato Markov lo scorso 12 agosto, non abbia agito sulla scorta di un mandato internazionale.

Quello che è sicuro è che il politico ucraino è sulla lista dei ricercati del Ministero dell’Interno di Kiev. Abbastanza per farne un criminale internazionale?

Un personaggio controverso

Markov è un personaggio controverso in patria già da prima di Euromaidan e della fuga di Yanukovich in Russia. Contro di lui era stato aperto un procedimento nel 2007 per aver aggredito alcuni oppositori politici durante una manifestazione a Odessa. Il caso si era quasi subito sgonfiato, anche grazie all’immunità parlamentare. Secondo i suoi avversari politici, però, ci sarebbe lui dietro numerosi casi di scontri violenti tra attivisti dell’allora opposizione e titushky, i teppisti a pagamento usati per guastare ogni manifestazione.

Oggi Markov è in auto esilio in Russia insieme a diversi pezzi del vecchio establishment. Fino a prima di essere arrestato in Italia, era stato in altri Paesi d’Europa senza che le polizie locali gli dessero il minimo fastidio. E anche appena atterrato a Malpensa, è stato libero di passare la frontiera, andare a Monte Carlo e rientrare in Italia. L’argomento è stato usato a caldo dallo stesso Markov per dimostrare la motivazione politica dietro il suo arresto, che sarebbe legato alla sua recente partecipazione al cosiddetto comitato di salvezza nazionale formato a Mosca dall’ex primo ministro Mykola Azarov. L’obiezione di Markov, però, non proverebbe molto se a suo carico fosse stata emessa una red notice. Si tratta della cosa più vicina a un mandato di cattura internazionale. È un’allerta generale alle polizie di tutto il mondo contro un soggetto ricercato in un Paese membro, ma che non obbliga le altre polizie ad arrestarlo. Le polizie degli altri Paesi potrebbero ben aver deciso legittimamente di non dare seguito alla red notice.

Red notice

Per (quasi) tutta la stampa italiana, Markov è un dissidente, un oppositore del governo di Kiev. Ma la definizione rischia di viziare la vicenda, già delicata di per sé. Markov si è rifugiato in Russia all’indomani del cambio di rotta dell’Ucraina, molto probabilmente per evitare di dover dare risposte alla voglia di giustizialismo del dopo Maidan, e per curare meglio i suoi ricchi legami d’affari con la Russia. Alcune settimane fa, poi, la scelta di formare questa sorta di governo d’opposizione in esilio a Mosca insieme ad Azarov. La sua condizione, inoltre, fa comodo alla narrativa della propaganda filorussa che vede in quello di Kiev un governo golpista in mano alle forze neonaziste. Una retorica che ha un certo appeal anche da noi in Italia e che potrebbe ben essere sfruttata per trasformare Markov in un dissidente perseguitato da un regime totalitario.

Inoltre, Markov ha subito detto di temere per la propria incolumità in caso di estradizione, e la lunga sequenza di misteriosi suicidi di ex potenti in Ucraina potrebbe quasi dargli ragione.

D’altro canto, l’esistenza di una red notice non sarebbe di per sé sufficiente a fugare i dubbi di una persecuzione per motivi politici. Il punto è che per l’emissione di una red notice è sufficiente che ci sia un valido mandato di arresto nel Paese che lo richiede. È vero che all’Interpol spetta valutare la congruità della richiesta e decidere se emanarla, ma si tratta di un controllo piuttosto blando: nel mondo c’è una richiesta di red notice ogni ora ed è impossibile fare i controlli a dovere. La gran parte sono emesse con un procedimento informatizzato, nel giro di qualche ora. In sostanza, l’Interpol si deve fidare dei suoi membri. Ma ci sono diversi esempi di un uso distorto dello strumento.

Pur con tutti i suoi connotati di intrigo internazionale, la vicenda è per fortuna sottratta alle segrete delle diplomazie e sottoposta all’analisi della magistratura italiana, stretta tra le procedure e le garanzie di trasparenza. Le autorità ucraine hanno ora 40 giorni per presentare la richiesta di estradizione. Sarà interessante vedere la motivazione.

@daniloeliatweet

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