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Il club dei suicidi in Ucraina

La lista dei politici ammazzati in Ucraina si allunga ancora. In pochi mesi sono morti in 11 tra gli ex alleati di Janukovich. Strani suicidi e chiari omicidi. Intanto ieri anche un noto giornalista che si opponeva al governo è stato ucciso a pistolettate a Kiev.

 Che sta succedendo in Ucraina? un’epidemia di suicidi si sta diffondendo tra gli ex sodali del presidente deposto Viktor Janukovich. Politici che nei giorni della Maidan appoggiavano la reazione del governo ai moti di piazza. Gente con lunga carriera nelle alte sfere del Paese, non proprio di primo pelo. Stomaci duri che risulta difficile immaginare in crisi di coscienza mentre si appendono con una corda al soffitto.

Chi sono finora?

Il club dei suicidi

Il 27 agosto Valentina Semeniuk-Smasonenko si è sparata alla testa con un fucile da caccia. A aveva gestito il fondo delle proprietà statali.
Il 26 gennaio l’ex direttore delle ferrovie Mykola Serhinenko ha fatto lo stesso uso del fucile da caccia.
Il 29 gennaio, Oleksiy Kolesnyk, ex governatore della regione di Kharkov, si è appeso a una corda.
Il 25 febbraio anche l’ex sindaco di Melitopol, Serhiy Walter, si è appeso al soffitto di casa con una corda al collo.
Il giorno dopo, il 26 febbraio, il vicecapo della polizia di Melitopol, Oleksandr Bordyuh, è stato trovato morto nel suo garage in circostanze non ancora chiarite.
Il 28 febbraio, l’ex deputato del partito delle Regioni, Mikhail Chechetov, s è gettato dal suo appartamento di Kiev al 17simo piano. Era stato uno dei grandi privatizzatori dell’immenso patrimonio produttivo pubblico ucraino.
Il 9 marzo, un altro deputato del partito di Janukovich, Stanislav Melnik, si è sparato alla testa con un fucile da caccia.
Il 12 marzo, il governatore della regione di Zaporizhia, Aleksandr Peklushenko. Ancora un fucile.
Il 13 marzo cade dalla finestra Sergej Melnychuk, procuratore di Odessa.
Il 16 aprile è stata la volta di Oleg Kalashnikov, altro ex deputato del partito delle Regioni, sparato sul pianerottolo di casa sua. Kalashnikov è finora l’ultimo della lista. Anzi, no.
Perché è il caso di aggiungerci anche Oleg Buzina, ammazzato a pistolettate poche ore dopo Kalashnikov. Buzina non era un politico, ma un noto giornalista con posizioni fortemente antigovernative o filorusse, che dir si voglia. Anche se si era candidato alle ultime parlamentari, non eletto, per il Blocco russo.

 I sopravvissuti

Uno che invece ce l’ha fatta è stato il sindaco di Kharkov, Gennady Kernes, sparato alla schiena ad aprile dello scorso anno, ma sopravvissuto. Personaggio ambiguo che ha cavalcato la protesta Antimaidan di Kharkov e che sarebbe dietro il (per ora) fallito movimento separatista della seconda grande città dell’Est, prima di fare il salto della quaglia e diventare strenuo sostenitore della causa ucraina.
Insomma, visto che la lista dei membri del club dei suicidi si allunga a un ritmo incalzante, sono in molti ora a temere per la propria vita. Per le autorità di Kiev in almeno 10 casi su 11 non c’è niente di strano. Si tratta di suicidi dovuti allo stato psicologico delle vittime che hanno preferito la morte alla prospettiva del carcere.
I sopravvissuti – è davvero il caso di chiamarli così tutti gli altri ex di Janukovich – che non hanno cercato rifugio in Russia, sentono la terra tremare sotto i loro piedi. Per ora, nessuno di loro ha manifestato l’intenzione di gettarsi dalla finestra. Sempre che qualcuno non li aiuti.

@daniloeliatweet


 

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