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Il peggior nemico di Putin

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Eliot Higgins sta indagando da più di un anno sull’abbattimento del volo Malaysia MH17 nei cieli dell’Ucraina. Col suo collettivo Bellingcat ha consegnato agli investigatori olandesi un mare di prove sulle responsabilità russe nella morte dei 298 passeggeri. E ora promette di fare i nomi.

Eliot Higgins è una specie di nerd. È uno di quegli smanettoni di internet che non sono né programmatori né hacker, ma che passano un sacco di ore davanti al computer. Un giorno Eliot ha messo da parte i videogiochi e ha cominciato a spendere il suo tempo e le sue energie per dare la caccia ai soldati russi impiegati in Ucraina. Bellingcat, il gruppo che ha fondato, è un’esperienza di giornalismo investigativo al tempo di internet, una dimostrazione lampante di cosa possono il sapere condiviso e il crowdworking se applicati alla massa di informazioni che la rete offre open source e ai social media.

Uno degli ultimi colpi di Belingcat è stato individuare i carri T90 della 136a brigata motorizzata dell’esercito russo impiegati in battaglia vicino Luhansk tra agosto e settembre 2014. Eliot e i suoi hanno scandagliato migliaia di immagini caricate sui social network dagli stessi militari, hanno analizzato centinaia di profili sul social russo Vk, seguito le relazioni di amicizia, i commenti, estratto i dati di geolocalizzazione delle foto. Alla fine sono riusciti a raccogliere i numeri identificativi di ogni pezzo d’artiglieria e i nomi di gran parte dei soldati impiegati. Tutti in servizio attivo nell’esercito russo.

Ma da più di un anno e mezzo, il chiodo fisso di Eliot è un altro. Inchiodare Mosca alle proprie responsabilità nell’abbattimento del Boeing Malaysia il 17 luglio 2014 sui cieli del Donbass, mentre sul suolo si combatteva una guerra di cui la Russia diceva di non aver niente a che fare.

Da quel giorno, Eliot è diventato per Putin il nemico numero uno.

MH17

Usando il loro metodo – e una montagna di ore passate davanti ai computer – Eliot e i suoi hanno ricostruito oltre ogni ragionevole dubbio la dinamica del disastro dell’MH17. Sono stati i primi a individuare con esattezza la posizione da cui è partito il missile Buk, in territorio controllato dai separatisti. Sempre loro hanno smontato ogni tentativo russo di inquinare i fatti con false foto satellitari e teorie fantasiose. I risultati delle loro ricerche sono stati esaminati anche dalla commissione d’indagine olandese, che li ha fatti propri. Tanto che oggi Eliot collabora con loro a tempo pieno, e promette di fare i nomi di tutti i militari russi coinvolti nel lancio del Buk.

Le indagini di Bellingcat partono dalla base russa di Kursk, sede della 53a brigata di difesa aerea, da cui il convoglio del Buk è partito per raggiungere la destinazione di Snizhne, vicino Donetsk in Ucraina, da dove è stato sparato il missile.

“Abbiamo raccolto più di cento profili di soldati della 53a brigata sui social media e siamo riusciti a ricostruite l’unità che ha trasportato e operato il sistema missilistico, identificando uno per uno i suoi componenti”, ha detto Eliot in una recente intervista al Newsweek.

Sulla base di tutte le informazioni raccolte, conclude Eliot, sappiamo che alle 16.20 del 17 luglio 2014 da un campo a sud di Snizhne il sistema Buk ha sparato il missile terra-aria che ha abbattuto il volo Malaysia MH17. La mattina del 18, il giorno dopo, il Buk è stato trasportato di nuovo in Russia attraverso Luhansk.

Nemico numero uno

Le scoperte di Eliot sono molto importanti. “I soldati hanno postato materiale sui social. Discutevano di quello che facevano, caricavano foto e persino le tabelle dei turni di servizio”, ha detto in un’altra intervista alla tv tedesca Deutsche Welle. “Così abbiamo i nomi dei singoli soldati che hanno operato il Buk e di diversi comandanti, dai generali ai comandanti di brigata, di divisione e di unità”.

Un’unità Buk è un convoglio di diversi camion, ha bisogno di un centinaio di persone per muoversi, senza contare tutti quelli che comunque ne sono a conoscenza. Una manovra di questo tipo non si può svolgere senza che ci sia un ordine dai vertici militari. E i vertici militari prendono ordini dal comandante supremo delle forze armate russe, il presidente della Federazione Vladimir Putin.

Per questo ora Eliot è diventato un nemico della Russia. L’esercito dei troll lo ha preso di mira su tutte le piattaforme, mentre i mezzi di informazione lo attaccano quotidianamente. “Penso che gli abbiamo fatto drizzare i capelli in testa, altrimenti non si spiega tutta l’attenzione che hanno nei nostri confronti”.

Un ottimo indizio della bontà del lavoro svolto.

@daniloeliatweet

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