Il ponte Kadyrov a San Pietroburgo. Quando i russi si fanno sentire

Il mito di Oblomov che descrive i russi come eterni sudditi, apatici e disinteressati al cambiamento è pieno di smentite. L’ultimo caso a San Pietroburgo, dove migliaia di cittadini stanno manifestando contro la decisione delle autorità di intitolare un ponte ad Akhmad Kadyrov, padre del piccolo dittatore ceceno. Ecco i segnali che non piacciono al Cremlino.

Photo credits Dmitry Lovetsky/AP Photo

Ilya Oblomov, l’iconico personaggio del romanzo di Ivan Goncharov, vive la sua esistenza in un torpore che lo porta dal letto al divano e viceversa. Il suo disinteresse per gli affari, la sua vita pigra nella San Pietroburgo di metà Ottocento, la sua indolenza patologica sono all’origine di quell’oblomovismo di cui spesso sono accusati tutti i russi. Oblomov riesce a scuotersi solo quando si innamora di Olga e oggi anche i pietroburghesi si sono innamorati. Di Anna Achmatova.

Il 25 maggio la commissione toponomastica della città ha deciso di intitolare un ponte appena costruito ad Akhmad Kadyrov, padre di Ramzan, attuale presidente della repubblica cecena. Kadyrov padre è stato un personaggio controverso quanto e più del figlio. Prima di cambiare bandiera e diventare presidente della Cecenia nel 2003 fu lui ad animare il separatismo che portò alla prima guerra cecena e a lanciare la jihad contro la Russia. E questo ai pietroburghesi non è andato giù.

In migliaia hanno protestato contro le autorità cittadine perché il ponte non porti quel nome e una petizione lanciata su Change.org ha già raggiunto quota 82mila firme. In continua crescita.

Ponte Achmatova

Il ponte, che si trova alla periferia est della città sul canale Dudergofski, è stato terminato a metà maggio e porta ora il nome del viale degli Eroi che lo scavalca. La protesta per la scelta della commissione toponomastica ha coinvolto in particolare molte personalità dell’intellighenzia pietroburghese. La scelta, dicono, è paradossale anche perché Akhmad Kadyrov non ha mai avuto niente a che fare con San Pietroburgo, mentre «centinaia di persone che sono morte in quella guerra sono seppellite nella nostra città e in tanti non lo hanno dimenticato», ha scritto il famoso regista Aleksandr Sokurov, Leone d’oro a Venezia nel 2011.

Nel frattempo un gruppo di cittadini ha proposto di intitolare il ponte ad Anna Achmatova, diffondendo in rete dei video in cui recitano versi della poetessa vicino al ponte. Ad Achmatova – che nacque a Odessa, studiò a Kiev, morì a Mosca e ora riposa nel piccolo cimitero del sobborgo di Komarovo a nord di SanPietroburgo – sono dedicate un paio di statue in città e un museo in quella che fu la sua casa pietroburghese, ma nemmeno un via piccola piccola.

Segnali di vita

Non è la prima volta che i russi prendono una posizione contro scelte delle autorità. Ed è la dimostrazione che la società civile non è apatica e del tutto indifferente nei confronti di chi la governa. Sempre a San Pietroburgo, migliaia di cittadini riuscirono nel 2012 a far cambiare il progetto per il super grattacielo Gazprom che avrebbe dovuto sorgere nel centro della città e fu poi spostato in periferia. Più di recente, la protesta dei camionisti contro l’odiato sistema di pedaggi stradali Platon, ha fatto guadagnare una serie di alleggerimenti della tassa. Non solo Putin stesso ha promesso di toglierla agli autisti (lasciandola ai proprietari del carico), ma nessuno dei camionisti che ha animato la protesta è stato arrestato nonostante la severa legge contro le manifestazioni non autorizzate. A differenza di quanto successo dopo le manifestazioni di piazza Bolotnaya del 2012, quando gli arresti furono decine. Segno che il Cremlino è molto attento a dosare repressione e concessioni.

E in questi stessi giorni a Mosca un altro ponte sta diventando oggetto di scontro con le autorità, quello su cui fu sparato Boris Nemtsov. Sono decine le richieste – finora tutte respinte – per intitolare il ponte Bolshoi Moskvoretsky al politico anti Putin ucciso più di un anno fa. Un nome da dimenticare.

La commissione toponomastica di San Pietroburgo ha nel frattempo fatto sapere di non avere alcuna intenzione di rimettere in discussione la decisione. Intanto, però, segnali di vita animano la società civile russa.

@daniloeliatweet

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