In Russia come l’Isis? Impuniti gli ultraortodossi che distruggono opere d’arte

Hanno fatto irruzione nel Manezh di Mosca, dove c’era una mostra d’arte contemporanea, e se la sono presa con le opere dello scultore Vadim Sidur, esponente dell’Avanguardia russa. Gettate giù dai piedistalli, calpestate e danneggiate in nome di Dio. Proprio come gli uomini del Califfo a Mosul. Solo che a proteggerli ci pensa la legge russa.

Il loro capo si fa chiamare Enteo e sembra un Rasputin a colori. Sulla sua pagina Vkontakte ha poco più di 3mila seguaci. Pochini. Ma la stampa di mezzo mondo sta parlando di lui, e a buona ragione. Non tanto per il fatto che insieme a un pugno di adepti di Volontà di Dio – il gruppo fondamentalista ortodosso da lui fondato – ha compiuto un raid in una mostra d’arte contemporanea distruggendo alcune opere “blasfeme”, ma perché il tribunale di Mosca ha deciso di non condannarlo.

Nella sala espositiva statale Manezh, a due passi dal Cremlino, era in corso la mostra Le sculture che non vediamo. Enteo e gli altri invasati sono entrati nella galleria e se la sono presa con alcune opere dell’Henry Moore dell’Unione sovietica, lo scultore Vadim Sidur morto nel 1989. Delle incisioni su linoleum raffiguranti Cristo nudo. Le hanno strappate dai piedistalli, gettate per terra e calpestate.

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La legge

In realtà una condanna c’è stata. A fronte di danni per più di 1,1 milioni di rubli, il gruppo è stato condannato a una multa di mille rubli, qualcosa come 12 euro. Tanto per dare un’idea, le Pussy Riot si sono beccate due anni di prigione per aver cantato in una chiesa. E, infatti, due settimane dopo l’attacco è stato ripetuto.

E la colpa è tutta della legge del 2013 contro “l’offesa dei sentimenti religiosi”, la stessa invocata da Enteo e i suoi mentre vandalizzavano le opere d’arte. Una legge, varata nella stessa seduta della Duma che votò le norme contro i gay, voluta all’indomani del gesto delle Pussy Riot per stroncare ogni possibile emulazione. Una legge che dimostra chiaramente come la chiesa ortodossa vada a braccetto col Cremlino e faccia comodo a Putin.

Enteo non è mica nuovo a gesti di questo tipo. Dopo essersela presa con i gay, gli abortisti, gli evoluzionisti, i comunisti e pure i pastafariani – sul loro sito c’è un video che rasenta la comicità – è passato all’arte. Forte anche dei legami con i cosiddetti liberal democratici dell’Ldpr dell’ultranazionalista e xenofobo Zhirinovsky.

Giustizia selettiva

A onor del vero, i visitatori si sono scagliati contro di loro per difendere le opere. E il portavoce del patriarcato di Mosca ha detto che “quello che fanno i cosiddetti attivisti ultra ortodossi non ha nulla a che fare con la religione”. E la polizia ha arrestato i vandali. E l’Unione dei musei russi ha condannato il gesto e chiesto che Enteo e i suoi siano puniti.

Ma la decisione della procura di Mosca di non procedere penalmente contro di loro per vandalismo zittisce ogni voce liberale o, comunque, in difesa dell’arte. E lascia intendere che, tutto sommato, quelle opere blasfeme lo erano davvero. In un Paese con un sistema giudiziario che condanna a 20 anni di carcere per il lancio di una molotov contro una porta o a 15 per un’accusa infondata di spionaggio, la sentenza contro i fondamentalisti di Volontà di dio è un chiaro segno di quali siano i valori che il putinismo intende tutelare. E non si tratta certo né del pluralismo né della libertà di espressione.

@daniloeliatweet

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