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L’Europa si arma contro la propaganda russa

L’Unione Europea si sente accerchiata dai media russi e si prepara a mettere in campo delle contromisure per contenere la “disinformazione e la propaganda” di Mosca. In un documento preparato dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo tutte le mosse che Bruxelles presenterà a fine giugno.

Graphic Khalid Albaih - Flickr

Sembra che politici europei stiano prendendo la questione molto sul serio. La lezione ucraina ha insegnato, se ce n’era bisogno, che investire in informazione di qualità a livello europeo significa investire su diritti e libertà. In una parola, sulla democrazia.

Il Servizio di ricerca del Parlamento europeo, Eprs, ha diffuso un documento in cui analizza l’infowar messa in atto dalla Russia e getta le basi per le contromisure da adottare. La relazione, intitolata Manipolazione russa dell’informazione sull’Ucraina e risposta dell’Unione europea, è interessante per due motivi. Innanzitutto perché analizza uno per uno tutti gli strumenti utilizzati dal Cremlino per creare quasi da zero il soft power russo, riconoscendone un altissimo grado di successo. Ma anche, e soprattutto, perché individua tempi e modi delle contromosse europee.

I media russi vincono

Su un punto sono tutti d’accordo. Il Cremlino sta facendo un ottimo lavoro, soprattutto al di fuori dei confini nazionali. Gli analisti europei riconoscono che la sola RT ha guadagnato un “pubblico mondiale immenso”. La corazzata dell’informazione internazionale russa, che trasmette in inglese, spagnolo e arabo, parla a tre milioni di americani, due milioni di inglesi e a un totale di 600 milioni di spettatori nel mondo. Il suo canale YouTube ha 1,5 milioni di iscritti. Per fare un confronto, quello della Cnn ne ha 800mila, mentre quello della Bbc 440mila.

RT ha un budget di 300 milioni di dollari all’anno, poco meno di Bbc News, che sarà aumentato quest’anno del 40% per dare vita ai canali in francese e tedesco. Altro che carri armati.

Di contro, fa notare l’Eprs, solo il 5% dei russi guarda Euronews nella loro lingua, e meno del 2% segue Radio Liberty, Deutsche Welle e Bbc News. Quest’ultima ha interrotto le trasmissioni in russo nel 2011 relegandole al solo web.

C’è persino di peggio. La Russia ha un piede nella stessa Euronews, canale paneuropeo finanziato anche dall’Unione, dopo che l’oligarca ucraino Dmytro Firtash ne ha comprato una quota. “La parziale proprietà di Euronews da parte di Firtash, conosciuto per aver supportato l’ex presidente Viktor Yanukovich e per i suoi legami economici con la Russia”, si legge nel report, “potrebbe consentirgli di influenzare l’informazione in Ucraina e nel resto d’Europa”.

Il piano d’azione europeo

L’Europa ha un piano ambizioso. Già nell’incontro del 19 e 20 maggio, i leader europei hanno chiesto all’alto rappresentante per la politica estera Francesca Mogherini di preparare entro il consiglio d’Europa di giugno un piano d’azione sulla “comunicazione strategica per contrastare l’attuale campagna di disinformazione russa”. Ma le linee guida sono già state presentate dall’European Endowment for Democracy, la fondazione dei Paesi membri, Eed, durante il summit di Riga per il Partenariato orientale. Il piano d’azione prevede la creazione di un centro per lo scambio delle informazioni tra i media in lingua russa, una “fabbrica” europea di contenuti media, un centro d’eccellenza per la coordinazione delle indagini sull’audience, ricerche di mercato e business plan e un fondo per il finanziamento a lungo termine dell’informazione in russo.

Peter Pomerantsev, uno degli autori del rapporto ed esperto di media russi, ha detto che “spesso la gente non ha fiducia nei media, siano russi o occidentali. Dobbiamo ricostruire la fiducia nel giornalismo di alta qualità”.

C’è ora da sperare che, mentre il Cremlino va avanti come un carro armato, l’Europa non si perda in iniziative troppo ambiziose. Perché, si sa, a volte l’ottimo è nemico del buono.

 @daniloeliatweet

 

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