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La corruzione ad alti livelli in Russia nel film di Navalny

Il fondo contro la corruzione dell'attivista e oppositore politico russo Alexey Navalny denuncia un altro caso di eclatante corruzione in Russia. Ma non solo, ricorda anche i legami tra la cerchia di Putin e la malavita organizzata.

Il film di Navalny è stato visto già da 3,8 milioni di spettatori su YouTube dal 1 dicembre. È l'unico modo per scoprire la storia di Artem Chaika, forse il milionario più sconosciuto di Russia.

Artem è figlio di Yury Chaika, il procuratore generale della Federazione russa, nonché amico della prima ora di Putin. Il giovane Artem è comparso per la prima volta in pubblico mentre tagliava il nastro di un mega albergo in Grecia. Un progetto multimilionario di super lusso di cui Artem è proprietario.

Il documentario-denuncia di Navalny spiega per filo e per segno com'è stato possibile.

Intrecci

In un intreccio che passa per ex mogli di colleghi del potente papà Yury e membri delle gang criminali più sanguinose di Mosca e Krasnodar.

Non in fondo una novità. Emergono ormai sempre più tracce della commistione tra il potere in Russia e il crimine organizzato degli anni 90 e primi 2000. Del resto sono gli stessi anni in cui è salita al potere la asta dei siloviki, il cerchio magico di Putin e dei suoi uomini più fidati.

E non è né la magistratura russa né l'opposizione al potere ad aver i maggiori meriti nello svelare questa connivenza. Sono i giudici spagnoli Juan Carrau e Jose Grinda. In più di dieci anni di indagini sulla penetrazione della mafia russa in Spagna hanno raccolto migliaia di intercettazioni, passato allo scanner transazioni bancarie, proprietà immobiliari e asset finanziari. Lo scorso giugno hanno redatto un rapporto di quasi 500 pagine, la relazione più dettagliata mai scritta sulle attività della mafia russa all’estero, dalla quale emergono i collegamenti tra alte cariche dello stato e membri della banda di Tambov, il clan mafioso prosperato nella San Pietroburgo degli anni 90, quando Putin era vicesindaco della città. E lo stesso presidente russo è più volte citato nelle intercettazioni.

Russia unita

Secondo il rapporto, il capo della cupola è Gennady Petrov, oscuro uomo d’affari. Lo sponsor di Petrov sarebbe Vladislav Reznik, membro del partito di Putin, Russia unita, e vicecapo del comitato per le finanze della Duma. “L’organizzazione criminale capeggiata da Petrov è riuscita a penetrare nelle strutture dello stato in Russia non solo grazie all’aiuto di Reznik ma anche a quello di diversi ministri”, scrivono i giudici.

La sua rete a Mosca lega a doppio filo Viktor Zubkov, ex primo ministro e attuale presidente di Gazprom, e suo genero Anatoly Serdyukov, ex ministro della Difesa e attuale direttore del colosso militare Rostec. E arriva fino al vice primo ministro Dmitry Kozak e al capo del potente Comitato investigativo centrale, Aleksandr Bastrykin, che risponde direttamente a Putin.

Adesso il documentario di Navalny unisce un altro tassello, il procuratore generale. Si scopre che suo figlio Artem è in società per l’albergo greco con Olga Lopatina, ex moglie del vice procuratore generale. La Lopatina, a sua volta, è in affari con Angela-Maria Tsapok e Natalia Tsepovyaz, mogli rispettivamente di Sergey Tsapok e Vyacheslav Tsepovyaz, capi della più sanguinaria banda criminale di Krasnodar.

Insomma, i legami tra potere e crimine non si fermano alla cerchia di San Pietroburgo.

@daniloeliatweet

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