La guerra dell’Eurovision e il dilemma ucraino

L’Ucraina, che quest’anno ospiterà il più importante concorso canoro d’Europa, ha messo al bando la rappresentante della Russia, colpevole di essere entrata illegalmente in Crimea. E l’Eurovision diventa questione di Stato a Mosca per il quarto anno consecutivo.

La cantante russa Yulia Samoilova.
La cantante russa Yulia Samoilova.

In principio era stata la vittoria di Conchita Wurst nel 2014, la barbuta trangender che aveva fatto scandalizzare gli eteropolitici membri della Duma. Vitaly Milonov (lo sponsor principale della legislazione che criminalizza la propaganda omosessuale verso i minori e che in precedenza aveva chiesto al Paese di boicottare il concorso), arrivò a dire che «Eurovision è la Sodoma dello spettacolo. Anche solo trasmettere lo show in Russia insulta milioni di russi. La partecipazione di un travestito ermafrodita sullo stesso palco delle cantanti russe in diretta televisiva è una sfacciata propaganda dell'omosessualità e della decadenza dello spirito». A disturbare, a quanto pare, era stato il fatto che Conchita non si fosse fatta la barba.

L’anno dopo, nel 2015, era stata la Lituania a far arrabbiare i russi. La colpa, aver dato zero voti alla cantante russa in concorso, Polina Gagarina. E la cosa era subito finita in politica. «Dare zero punti alla splendida Polina è semplicemente indecente», aveva detto il capogruppo di Russia Unita alla Duma, Frants Klintsevych. Mentre sul web qualcuno si augurava di vedere i carri armati di Mosca marciare su Vilnius.

Lo scorso anno, poi, era stata la vittoria della rappresentante ucraina, Jamala, cantante tatara di Crimea, comunità etnica molto corposa che rivendica pesanti discriminazioni da parte delle autorità russe. La canzone, che raccontava dei 240mila tatari deportati da Stalin, si prestava a essere interpretata come atto d’accusa contro l’odierna occupazione russa della penisola. E, di nuovo, media e politici russi avevano rispolverato la solita lagnanza della russofobia e del complotto occidentale.

Il dilemma ucraino

Quest’anno si sono portati tutti avanti col lavoro. Il concorso non è ancora nemmeno iniziato che è già questione di Stato tra Kiev e Mosca.

La cantante che avrebbe dovuto rappresentare la Russia, Yulia Samoilova, è stata bandita dall’Ucraina – dove si svolgerà quest’anno l’Eurovision – per cinque anni. La colpa, aver messo piede in Crimea senza rispettare le leggi ucraine sull’immigrazione. Che, tradotto, vuol dire essere andata in Crimea nell’unico modo possibile (se si escludono lunghe peregrinazioni attraverso checkpoint via terra): con un regolare volo di linea da Mosca.

Non è questo il posto per dire se la scelta delle autorità di Kiev sia stata giusta o sbagliata, di certo la decisione aveva tutte le caratteristiche di un dilemma. E quindi scontenta per forza qualcuno.

Il punto è che, visto da Kiev, chiunque metta piede in Crimea senza passare via terra per un posto di controllo – che neanche si può chiamare «frontiera», dal momento che formalmente è territorio ucraino – commette un illecito. Ma dal punto di vista di chi, in un modo o nell’altro, deve andare in Crimea la prospettiva è diversa, e lo sanno bene, per esempio, tutti i giornalisti stranieri che ci sono stati per lavoro: c’è un territorio che de facto è sotto il controllo pieno delle autorità russe, serve un visto russo regolarmente rilasciato da un’ambasciata, ci si arriva in aereo solo da aeroporti russi. Non c’è molto da scegliere.

Nel caso di Samoilova le autorità ucraine avevano due possibilità, chiudere un occhio e consentirle di violare la legge, oppure applicarla e scatenare il putiferio. E così è stato.

Il ministero degli Esteri russo ha emesso un comunicato ufficiale tirando in ballo la solita russofobia mentre il viceministro degli Esteri, Grigory Karasin, ha detto che il bando è «l’ultimo cinico e inumano atto di Kiev».

«Cinico e inumano», probabilmente, perché Samoilova è affetta da disabilità e costretta su una sedia a rotelle. Cosa che fa sembrare la scelta di Kiev davvero senza cuore. Ma va detto che – se quella è la legge – pensare a una dispensa speciale come gesto compassionevole in quanto disabile, sarebbe stato non solo offensivo nei suoi confronti ma anche discriminatorio verso tutte le altre persone finora colpite dallo stesso provvedimento, tra cui molti cantanti che si sono esibiti in Crimea.

Eurovision 2017 si svolgerà ora senza la partecipazione della Russia.

@daniloeliatweet

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