La «guerra grigia» ai diplomatici Usa in Russia

Si moltiplicano gli attacchi ai diplomatici americani a Mosca. Intrusioni in casa, familiari seguiti, minacce non tanto velate. Fino a un’aggressione proprio davanti all’ambasciata.

Ivan Sekretarov/AP

«Queste intimidazioni sono un nuovo fronte nella “guerra grigia” che la Russia ha ingaggiato con l’Europa sin dal ritorno di Putin al potere», ha detto l’ambasciatore Usa a Praga, Norm Eisen. «Ora è una ritorsione contro le sanzioni occidentali a causa dell’Ucraina. Colpiscono i diplomatici americani letteralmente dove vivono».

Quella di Eisen non è un’esagerazione. Josh Rogin, commentatore per il Washington Post ed esperto di politica estera e sicurezza nazionale, ha raccolto una serie di testimonianze di prima mano da diplomatici attualmente o appena cessati dal servizio in Russia. In una serie di cablo segreti, i funzionari riferiscono di intrusioni nei loro appartamenti in piena notte, mobili spostati, elettrodomestici lasciati accesi o rubinetti aperti. Un diplomatico ha riferito di aver trovato delle feci sul tappeto del suo soggiorno.

Chiari segnali intimidatori che non fanno altro che alzare il livello di nervosismo nelle relazioni tra Russia e Usa.

Le aggressioni ai diplomatici

Ma l’episodio più grave è quello accaduto lo scorso 6 giugno, di cui si è saputo solo successivamente. Un funzionario americano ha riferito di aver mostrato il proprio distintivo a un poliziotto di guardia all’ambasciata che, per tutta risposta, lo ha afferrato con forza e gli ha rotto una spalla. «Si è trattato di un gesto decisamente intenzionale», ha detto a Radio Free Europe il diplomatico, secondo cui non c’è stata neanche alcuna ragione apparente.

L’escalation è stata tale che, il 27 giugno, il segretario di Stato John Kerry se ne è lamentato direttamente con Putin. «Prendiamo la cosa molto seriamente», ha commentato la portavoce di Kerry, Elizabeth Trudeau.

Sembra che Putin non si sia espresso sulla possibilità di intervenire. Arduo, del resto, immaginare che non ci sia una volontà espressa del Cremlino di rendere difficile la vita dei diplomatici americani in Russia. E, del resto, il personale che presidia l’ambasciata russa appartiene all’Fsb, i servizi segreti.

Le stesse autorità russe non solo non hanno negato la loro responsabilità in azioni che – va ricordato – sono quasi tutte a opera di ignoti, ma hanno in una certa maniera confermato le accuse statunitensi.

L’ambasciata russa a Washington ha diffuso un comunicato in cui si afferma che «Il deteriorarsi delle relazioni tra Usa e Russia non è stato causato da noi, ma dalla politica delle sanzioni di questa amministrazione. Noi non abbiamo mai preso alcuna iniziativa per danneggiare i diplomatici».

La portavoce del ministro degli Esteri russo, Maria Zakharova, è stata persino più esplicita. «La diplomazia si basa sulla reciprocità. Più gli Stati Uniti rovinano le relazioni, più difficile sarà per i diplomatici americani lavorare in Russia».

Una ritorsione per le sanzioni

Lo scorso gennaio Washington ha rimosso cinque dei sei consoli onorari russi nel Paese. Ed è forse questo a cui si riferisce Zakharova quando parla di reciprocità. Anche perché non risulta che nessun diplomatico russo in Usa abbia lamentato niente di paragonabile agli episodi accaduti a Mosca.

Piccoli gesti intimidatori nei confronti di diplomatici di Paesi non amici, o addirittura ostili, sono piuttosto comuni. E la Russia non ha mai fatto eccezione. La pratica di far seguire i familiari dai servizi segreti in maniera evidente, per esempio, è qualcosa a cui i funzionari sono abituati. Ma il livello raggiunto dalle nuove azioni è ben più grave e preoccupante.

L’unico precedente di una certa gravità, probabilmente, è quello riferito dall’addetto alla Difesa della rappresentanza Usa durante il primo mandato di Obama, a cui ignoti hanno ucciso il cane nel suo appartamento durante la sua assenza.

La «guerra grigia» dei servizi segreti russi ai diplomatici americani è un’ulteriore linea di confronto tra la Russia e l’Occidente. Non si hanno al momento notizie di episodi specifici ai danni di funzionari di altri Paesi, anche se la portavoce Trudeau ha detto che altre ambasciate occidentali a Mosca si sono lamentate del comportamento delle autorità russe. Un segno in più, se mai serviva, che le sanzioni sono tutt’altro che indifferenti.

@daniloeliatweet

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