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La marcia blindata dei gay a Kiev

Hanno sfilato tra due cordoni di polizia antisommossa, ma questo non è bastato a fermare l’attacco degli estremisti anti Lgbt. Il gay pride di Kiev ha mostrato quanta strada ancora aspetta l’Ucraina.

È stata la prima gay parade della storia in Ucraina ad avere il sostegno di un presidente, e non è cosa da poco. Forse, è stata anche la prima gay parade che ha visto i poliziotti schierati di fianco e non di traverso. Eppure, a voler a tutti costi vedere il bicchiere mezzo pieno, si rischia di lasciarsi sopraffare da un ottimismo ingiustificato. Perché la marcia per i diritti Lgbt che si è svolta domenica scorsa a Kiev ha messo in evidenza tutta la fragilità dell’Ucraina post Maidan.

La scena che si è presentata sul lungofiume di Kiev parlava già da sé, prima ancora dell’arrivo dei teppisti. Un piccolo corteo colorato e chiassoso in mezzo a due ali di polizia antisommossa. Poco più di 200 da una parte, qualcosa come 2mila dall’altra. Vuol dire che oggi in Ucraina ci vogliono 10 poliziotti per difendere un omosessuale che manifesta pacificamente per i propri diritti di cittadino. E non basta neanche. Perché poi il risultato degli scontri con estremisti e omofobi è stato di 25 arresti, nove poliziotti e otto manifestanti feriti.

La marcia ha percorso in tutto 500 metri. Una sconsolante metafora della strada percorsa dall’Ucraina sulla via dei diritti e della democrazia.

Pochi e coraggiosi

“Gente incredibilmente coraggiosa marcia per i diritti Lgbt, affrontando violenza e odio”, ha twittato Maxim Tucker, giornalista del Times e testimone oculare degli scontri. Ma è proprio qui il punto. Che oggi in Ucraina per manifestare per i propri diritti occorre essere molto coraggiosi, e rischiare la pelle. Proprio come un anno e mezzo fa, durante Euromaidan e con Yanukovich.

Anche la polizia non ha perso il suo tocco. Nonostante la ventata di aria nuova nelle caserme della milizia, si è assistito a teste rotte, arrestati che continuavano a essere picchiati per terra e a manganellate che vorticavano nell’aria.

E poi c’era la gente. Chi guardava con disprezzo quei duecento coraggiosi, chi diceva che non c’è mica bisogno di parate del genere in Ucraina, chi “io non ho niente contro di loro, ma…”. Chi conosce l’ucraina sa che è un Paese sostanzialmente omofobico. Né più e né meno della Russia o della Lituania, per esempio. Mal comune, verrebbe da dire. Se non fosse che un giorno parli con un tuo amico o amica che sai essere intelligente e istruito e ti chiede, ma perché voi in Europa parlate sempre dei gay?

Chi non vuole i gay

Potrebbe esserci la mano di Pravy Sektor, una delle forze più attive di EuroMaidan. L’organizzazione estremista e nazionalista aveva fatto sapere giorni prima di voler impedire la marcia. I violenti che hanno attaccato il corteo non portavano alcun segno distintivo di Pravy Sektor, ma molti indossavano magliette con simboli e scritte nazionaliste e gridavano “Morte ai pederasti, gloria all’Ucraina”. Hanno fatto una veloce comparsa anche una ventina di uomini incappucciati, tutti con la stessa t-shirt nera con la scritta Smerch.

Pravy Sektor ha negato che suoi iscritti abbiano partecipato alle violenze, pur continuando a sostenere una linea di aperta ostilità contro la comunità Lgbt. Un po’ troppo poco per sciogliere i dubbi sul ruolo svolto per guastare la festa. Abbastanza per interpretare il pensiero di molti ucraini.

@daniloeliatweet 

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