Televisioni, giornali, siti web, eserciti di troll. Tutti i modi in cui il governo russo spende palate di dollari per creare una realtà parallela, non più solo a uso e consumo dei cittadini russi. E con successo.

Army of trolls
Photo: elaborazione grafica Liveleaks

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RT è la prova. Con i suoi 2mila dipendenti, gli oltre 100 Paesi raggiunti e le sei lingue in cui è trasmessa (oltre al russo, inglese, arabo, spagnolo, tedesco e francese), è lo strumento più efficace con cui il governo russo esporta la propria visione del mondo. Il target non sono più solo i russi, già sedati dall’isolamento mediatico in cui Putin li ha confinati. Ora, la macchina orwelliana del Cremlino vuole esportare nel resto del mondo l’universo parallelo in cui i russi vivono da almeno un anno.

E per farlo non bada a spese. La sola RT ha un budget di 300 milioni di dollari all’anno, fissato come minimo inderogabile con decreto dello stesso Putin. Qualcosa come 50 volte di più di RaiNews24, per dirne una, e poco meno del budget annuale di BBC News.
Non basta. I social network e i forum di discussione, poi, sono invasi di troll. Stanno tutti chiusi in una palazzina anonima in via Savushkina 55 a San Pietroburgo, li hanno scovati. Sono assunti dalla Agentstvo Internet Issledovanii, una società riconducibile al governo, fanno turni anche di notte e prendono circa 400 euro al mese per riempire i media occidentali di commenti pro-Cremlino.

 

Universo parallelo

Perché dico che i russi vivono in un universo parallelo da almeno un anno? Un esempio. Una mia amica che vive in Italia da quasi vent’anni torna la scorsa estate a trovare i suoi a San Pietroburgo, come ogni anno. Trova il padre un po’ scontroso. “Che succede?”, fa lei. E il padre se ne esce con la storia che, in fondo, dopo vent’anni sarebbe anche il caso che lei tornasse a casa, in Russia. “Papà, ma casa mia ormai è in Italia. Ho sposato un italiano e ho un figlio lì”. E lui giù che lei è un’ingrata, che ha tradito il proprio Paese, che dovrebbe lasciare l’italiano, portare il figlio in Russia e crescerlo lì con un uomo russo. Me lo ha raccontato allibita perché suo padre, dice, non è proprio il tipo così. Dice che non lo riconosce, che sta sempre davanti alla tivù.

Un’altra storia? Bene, un’altra amica. Lei di Novosibirsk ma vive a Mosca. Era con amici stranieri in un ristorante nel centro di Mosca. Parlavano del più e del meno, anche di politica, in inglese. Nel bel mezzo del pranzo arriva a tavola in conto con un biglietto: “I vostri discorsi qui non sono graditi. Pagate il conto e lasciate il locale. Grazie”. Centro della megalopoli, non villaggio di isbe nel cuore della taigà.
E di storie così, me ne raccontano sempre di più.

 

La versione di Mosca

L’obiettivo di plasmare l’opinione pubblica interna è stato raggiunto. Neanche troppo con difficoltà, e in tempi brevissimi. Ora, la potente e rodata macchina della propaganda, marcia fuori confine. E i primi risultati già si vedono.
Chi segue le cose russe non può aver fatto a meno di accorgersi di un crescente supporto al Cremlino in molti Paesi europei. Non una semplice sintonia, ma più un’adesione viscerale alla politica putiniana vista di volta in volta in chiave antiatlantista, antiamericana, antieuropeista; insomma, sempre anti qualcosa. Non è un caso. Perché la longa manus dei media controllati dal Cremlino arriva pure da noi. Dalle edizioni locali della Rossiyskaya Gazeta (l’organo ufficiale del Cremlino pubblicato in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, cinese, greco, coreano, serbo-croato, bulgaro, arabo e indonesiano, oltre che in italiano), ai mille mezzi offerti da internet, la “versione di Mosca” si infiltra dovunque. lo abbiamo visto anche in questi giorni, con l’assassinio di Boris Nemtsov: la ridicola versione che dà la colpa del suo assassinio alla Cia è stata prima propagata sui media mainstream domestici – riscuotendo un ovvio successo – per poi essere esportata con i più sottili metodi della rete. E ora sta prendendo piede anche da noi tra complottisti, retropensanti, dietrologi e fan di zar Putìn.
I troll sono al lavoro.

@daniloeliatweet

 

 

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