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La prossima guerra della Russia

Tutto sembra indicarlo. L’Artico è l’obiettivo al centro di tutti i mirini del Cremlino. Dalle mosse internazionali per far valere un presunto diritto sul Polo, alla massiccia escalation militare tra i ghiacci, ai chiari segni della politica estera, tutto indica che la prossima guerra della Russia sarà oltre l’80° parallelo.

L’ultimo brivido in ordine di tempo ai Paesi che si affacciano sul Polo lo hanno dato le parole dell’ammiraglio Vladimir Korolyov, comandante della flotta russa del Nord. “Stiamo pensando di usare le torpediniere per aprire varchi nel ghiaccio, in modo che i nostri sottomarini possano risalire in superficie e sparare i loro missili tra i ghiacci più settentrionali dell’Artico”, ha detto durante un incontro al centro di addestramento della flotta. Ma contro chi dovrebbero sparare i sottomarini russi nel mezzo dei ghiacci polari?

La risposta, in un certo senso, la danno i ministri degli esteri di Islanda, Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia, in un comunicato congiunto pubblicato, cosa alquanto singolare, sulle principali giornali dei Paesi: “C’è una crescente attività militare e di spionaggio nel Baltico e nelle nostre aree del Nord. I militari russi ci stanno sfidando lungo i nostri confini. Le azioni della Russia sono il più grande pericolo per la sicurezza dell’Europa, contribuendo a mettere discordia tra i suoi Paesi e all’interno di organizzazioni come la Nato e l’Unione europea”. Altro che Isis.

La Mecca

L’Artico fa gola a Mosca. Che non ne fa più un segreto. Anzi, forse siamo già un passo più in là, se oggi non serve più inventare qualche stupida scusa per giustificare la militarizzazione dell’artico russo. Dmitry Rogozin, il pirotecnico vice primo ministro russo, nonché delegato agli affari politicamente scorretti (è il rappresentante speciale di Putin per la Transnistria oltre a essere stato recentemente posto a capo della nuova Commissione sugli affari artici) lo ha twittato senza mezzi termini: “L’Artico è la Mecca russa”, e non parlava di pellegrinaggi.

Un particolare, mentre mandava questo tweet era appena atterrato alle Svalbard, arcipelago artico norvegese. Fonti del ministero degli esteri di Oslo hanno fatto sapere che Rogozin non è gradito sul loro suolo, dal momento che il vice primo ministro può fregiarsi di essere uno dei primi iscritti nelle black list americana ed europea per la questione ucraina. Un altro particolare, in una della foto twittate dalla base artica russa, sul solito palo con i cartelli delle distanze dalle città, un freccia verde indicava i 5040 chilometri da Sebastopoli, penisola di Crimea annessa. Un inquietante indizio.

La prossima guerra

Perché la Russia al Polo fa davvero sul serio. La militarizzazione della regione artica sta raggiungendo livelli senza precedenti. E preoccupanti. Le esercitazioni su larga scala, i proclami e le continue provocazioni sul limite (e anche oltre) dello spazio aereo degli altri Paesi del Nord hanno una sola finalità, testare e mettere alla prova la coesione occidentale in caso di una risposta. In questo senso, l’esperienza dell’Ossezia del sud, della Crimea e del Donbass potrebbero non essere altro che prove generali. Che hanno dato il segnale di un’Europa e un’America impreparati.

Putin ha dato il via a un programma pluriennale per ripristinare numerose basi militari nel Nord russo. Entro la fine di quest’anno saranno rimesse in esercizio 10 basi aeree in disuso dai tempi dell’Urss, che porteranno il totale delle basi nell’estremo nord a 14. Entro la fine del 2016 sarà poi terminata la base di Nagurskoye, sulla Terra di Francesco Giuseppe, la più a nord di tutte. Da sola, un investimento di 130 milioni di dollari. E a dicembre si è completata la creazione del super-distretto militare con l’entrata in funzione del comando dell’Artico, che raggruppa sotto di sé tutta la forza di aria, terra e mare dislocata al di là del Circolo polare.

Tutto questo mentre si procede per via legale davanti alla Commissione per il limiti della piattaforma continentale dell’Onu per vedere riconosciute le pretese sul sottosuolo polare, il più grande giacimento di risorse naturali ancora non sfruttate.

È come se la Russia si presentasse al tavolo alla commissione Onu col kalashnikov in braccio. E la forte tentazione di usarlo.

@daniloeliatweet

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