La Russia e gli attentati di Bruxelles. Mosca non è al sicuro

Zhirinovsky dice che se l’Europa lasciasse fare alle forze speciali russe non avrebbe più da temere i terroristi, mentre molti politici in vista da membri della Duma a capi di partito, danno la colpa alla politica europea. La verità è che nemmeno la Russia è al sicuro.

Photo Vitaly V. Kuzmin

 «Se gli europei non ce la fanno da soli, si facessero aiutare dagli Spetsnaz russi, i nostri corpi speciali. Noi sappiamo come sradicare quel male», ha scritto Vladimir Zhirinovsky, l’ultranazionalista a capo del partito Liberaldemocratico. Secondo il membro della Duma Aleksej Pushkov, la Nato dovrebbe concentrarsi sui terroristi invece di «combattere la minaccia immaginaria della Russia e mandare truppe in Lettonia». Infine Gennady Zyuganov, capo del partito Comunista, ha detto che «l’Europa sta pagando un prezzo di sangue è per non essersi voluta unire a Putin nella lotta al terrorismo».

Il leitmotiv che si ripete è che l’attentato all’aeroporto di Bruxelles non avrebbe potuto essere commesso in Russia. Per via dei corpi speciali e per tutto il resto. Ma anche perché, a differenza degli aeroporti occidentali – e di quasi tutti quelli del resto del mondo – lì per entrare anche solo nell’aerostazione, alle partenze o agli arrivi – diciamo, se anche se vai solo a prendere un tuo parente – devi passare per i controlli di sicurezza. Borse sotto gli scanner a raggi x e varco con metal detector. I fratelli El Bakraoui, insomma, sarebbero stati fermati prima ancora di entrare.

Per non parlare poi dei controlli agli imbarchi, per chi ha un biglietto e sta per salire su un aereo. Lì si passa tutti sotto i body scanner. Non random, non a campione. Tutti.

A molti sembra che basti questo per non fare di Mosca o di altre città russe obiettivo di terroristi come a Parigi e Bruxelles. Ma la sostanza è tutta un’altra.

Per i russi la colpa è tutta dell’Europa

E lo sanno i servizi di sicurezza europei. Proprio quelli accusati ormai da tutti di non fare abbastanza contro il terrorismo. Non è un caso se i passeggeri in arrivo dalla Russia – quelli stessi che sono passati sotto i metal detector prima ancora di entrare in un aeroporto russo e poi nei body scanner prima di salire sull’aereo – devono passare dei nuovi controlli di sicurezza all’arrivo in molti Paesi europei. Come in Germania, per esempio, dove prima di poter entrare nell’area dei gate si deve passare di nuovo sotto a raggi x, metal detector e sniffer machine per gli esplosivi.

Forse perché non è un segreto che, a Mosca, i metal detector all’entrata suonano continuamente e solo di tanto in tanto qualcuno è perquisito. Perché mentre i tuoi bagagli passano sotto alla macchina a raggi x prima di imbarcarti, l’operatrice al monitor è impegnata a chattare col cellulare e quella al body scanner si guarda le unghie.

Ma il punto non è questo. È che la Russia non è al sicuro dalla minaccia terroristica e a proteggerla non saranno né gli Spetsnaz di Zhirinovsky né i body scanner degli aeroporti. Basta guardare gli ultimi attentati. L’Airbus 321 della Metrojet caduto sul Sinai a novembre 2015 che ha ucciso 219 russi è stato probabilmente abbattuto con l’esplosivo contenuto in una lattina di Schweppes, filtrata attraverso il controlli egiziani. Nel dicembre 2013, invece, un kamikaze si fece esplodere nella stazione di Volgograd, proprio davanti al metal detector che c’era all’entrata, uccidendo 18 persone. Il giorno dopo un altro kamikaze si fece saltare in aria sul filobus numero 15, uccidendo 16 persone.

Il Cremlino ha tutto l’interesse a dipingere l’Europa come vittima di se stessa per essere andata a letto con i terroristi, per così dire. In questo c’è tutta la narrativa russa dell’assetto del Medioriente e del ruolo dell’Occidente. Ma c’è anche la distanza da un approccio liberale e di diritto verso i migranti, le minoranze e la politica dell’accoglienza, un approccio che non si concilia con la difesa dei valori cristiani e della tradizione russa, capisaldi del putinismo. Basti ricordare come reagì il mondo russo all’attentato a Charlie Hebdo.

Il governo ha buon gioco a raccontare una Russia forte e sicura contro un’Europa allo sbando e nelle mani degli islamisti. Ma non è così.

@daniloeliatweet

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