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La Russia non è Charlie

Seppelliti i morti di Parigi, l’idea che se la sono un po’ cercata ha cominciato ad attecchire negli ambienti più conservatori. Il Consiglio mondiale del popolo russo ha chiesto una moratoria sulle vignette a sfondo religioso, mentre l’organismo di controllo sulla stampa, Roskomnadzor, ha intimato ai giornali di non ripubblicare le vignette di Charlie Hebdo. Intanto la Cecenia si prepara a una manifestazione contro gli insulti a Maometto.


 Photo: AP/Markus Schreiber Quando si sono accorti che Charlie Hebdo non aveva preso di mira solo Maometto e l’Islam, ma si divertiva a dissacrare con squisita par condicio anche i simboli della religione cristiana ed ebraica, negli ambienti conservatori di mezzo mondo hanno cominciato a spuntare quelli che “non sono Charlie”. La linea di pensiero secondo cui la religione è e deve essere un limite alla libertà di stampa sembra aver attecchito particolarmente bene in Russia. La sede regionale della Kamchatka del Roskomnadzor, l’agenzia di vigilanza sui media russi, ha inviato una lettera ad alcuni giornali chiedendo di non pubblicare le vignette di Charlie Hebdo. Secondo una fonte citata dal Moscow Times, il Roskomnadzor ha affermato che “la pubblicazione di caricature di personaggi religiosi è inammissibile. Invitiamo i mezzi d’informazione nazionali a scegliere altre forme di solidarietà con i colleghi francesi tragicamente uccisi, piuttosto che alimentare tensioni settarie nella società russa”. L’organismo ha anche ricordato ai direttori che la pubblicazione potrebbe violare le leggi contro le attività estremiste, considerate un crimine in Russia, e portare alla chiusura del giornale.

La dichiarazione russa dei diritti umani
Subito si è fatta sentire anche la voce del Consiglio mondiale del popolo russo, il Vrns. In un comunicato pubblicato dall’agenzia Interfax, il Vrns ha invitato “i giornalisti di tutto il mondo una moratoria sulla pubblicazione delle caricature che offendono i sentimenti dei musulmani, cristiani e dei fedeli di altre religioni. Ricordiamo anche che in Russia l’offesa della fede e dei simboli sacri è un reato che deve essere perseguito. Nessun diritto di parola può giustificare la blasfemia”
Il Vrns è un organismo istituito nel 1993 cui prendono parte rappresentanti del governo, delle istituzioni, della cultura e della scienza, e che gode dello status di membro consultivo delle Nazioni unite. A ben vedere, però, si tratta di un organismo dalla forte impronta religiosa. È infatti presieduto da patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, e ha la sua sede nel monastero di Danilov, sede centrale della Chiesa russo ortodossa. Si deve al Vrns la Dichiarazione russa sui diritti dell’uomo del 2005, un concentrato di visioni conservative permeate di dogmi religiosi. Secondo la Dichiarazione, “in un mondo minacciato dallo scontro di civiltà […] la religione è chiamata a distinguere il bene dal male”. In questo, “l’uomo come immagine di dio […] porta in sé la legge morale eterna, infusa dal creatore”, pertanto “la difesa dei diritti umani non può essere separata dalla moralità […], ma ci sono valori non meno importanti dei diritti umani, come la fede, i simboli sacri e la patria”.

Milioni di persone
L’idea che sta prendendo piede è trasversale, e unisce i conservatori laici e religiosi, di ogni fede. Le autorità cecene hanno comunicato sul sito ufficiale che “centinaia di migliaia di persone protesteranno a Grozny contro la pubblicazione sui giornali occidentali degli insulti al profeta Maometto (sia pace a lui)”. Nonostante l’iniziativa sia stata presa dalle autorità religiose, la manifestazione è stata fatta propria dal governo ceceno. Il presidente Kadyrov già giorni prima aveva scritto su Instagram che “porteremo milioni di persone a marciare per protesta in tutto il mondo se continueranno a insultare Maometto. In Russia qualcuno ha provato a pubblicare quelle vignette. Volete questo?”.
Kadyrov ha condannato l’uccisione dei disegnatori di Charlie Hebdo, ma poi ha scritto “siamo pronti a perdonare persino chi uccide i nostri cari, ma non permetteremo a nessuno di offendere il Profeta, anche se questo ci dovesse costare delle vite”. 

  @daniloeliatweet

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