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La Russia vuole riprendersi i Paesi baltici?

Due deputati russi hanno fatto istanza alla procura perché ritengono illegale la decisione con cui il Soviet di stato riconobbe l’indipendenza di Lituania, Lettonia ed Estonia nel 1991. E i baltici fibrillano.

Non ci vuole molto a fare incazzare Dalia Grybauskaitė, la bellicosa presidente lituana. Ma stavolta qualche ragione in più ce l’ha. Quando ha saputo che Yevgeny Fyodorove Anton Romanov, due deputati di Russia unita, il partito di Putin, hanno presentato una denuncia alla procura generale per far dichiarare illegittima l’indipendenza dei Paesi baltici, dev’esserle andato il sangue al cervello. E come biasimarla. “La nostra indipendenza ce la siamo guadagnata col sangue e il sacrificio dei lituani. Nessuno ha ildiritto di minacciarla. Solo noi possiamo decidere il nostro destino”.

La tesi dei due membri della Duma giuridicamente non contrasta con l’affermazione diGrybauskaitė. Secondo loro l’atto con cui fu conferita l’indipendenza ai baltici è “giuridicamente inefficace perché fu adottata da un organismo incostituzionale”. Fyodorov e Romanov fanno riferimento al fatto che nel 1991, dopo quasi un anno che gli Stati baltici, prima fra tutti la Lituania, avevano dichiarato l’indipendenza dall’Unione sovietica, lo stato di fatto fu riconosciuto da un organismo che non ne era legittimato, il Consiglio di stato dell’Urss. Da molti chiamato anche Soviet di stato, era un corpo formato all’indomani del tentato colpo di stato del 1991 per sostituire il Soviet supremo, e che non aveva tra i suoi poteri quello di staccare gli ormeggi di una repubblica sovietica. In più, la costituzione allora in vigore prevedeva per casi del genere un referendum che non si è mai tenuto.

Carri armati a Vilnius

La mossa dei due deputati segue quella analoga di qualche settimana fa con cui il procuratore generale della Russia, dichiarando illegale la cessione sotto Krusciov della Crimea all’Ucraina, ha di fatto legittimato l’annessione della penisola sul Mar nero. Ovvio che i baltici si sentano minacciati.

E, se vogliamo, le parole concilianti di una fonte interna alla procura citata da Interfax risultano ancora più preoccupanti. “La decisione della procura non ha avuto alcuna conseguenza legale. Ha semplicemente affermato che la cessione della Crimea all’Ucraina da parte di Krusciov fu illegale, perché adottata da un organo che non ne aveva il potere”. Vedendo dove si trova ora la Crimea, c’è poco da stare tranquilli.

“È a dir poco una provocazione”, ha detto il ministro degli Esteri lituano, LinasLinkevičius. “È anzi legalmente, moralmente e politicamente assurdo. E, sfortunatamente, non è la prima azione di questa natura in tempi recenti”.

La Lituania conquistò la propria indipendenza con una rivoluzione di cui oggi pochi si ricordano. Le strade di Vilnius furono occupate dai carri armati russi per otto lunghi mesi, dopo che alcune decine di manifestanti erano morte tentando di difendere il parlamento e la torre della televisione. Sono eventi freschi nella memoria di molti lituani, ed è comprensibile che in molti guardino alla Russia con diffidenza e timore.

È evidente che, qualunque sia la decisione del procuratore generale, nessuno si sognerà di mandare di nuovo i carri armati a Vilnius. L’episodio è però un ulteriore sintomo del revanscismo in atto in Russia, oltre che perfettamente in linea col famoso pensiero di Putin, secondo cui la caduta dell’Urss sarebbe stata la più grande tragedia del Ventesimo secolo.

@daniloeliatweet

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