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La soluzione di Putin al problema dei rifugiati

Dando voce in mondovisione a Bashar al-Assad, la Russia perfeziona il suo disegno siriano. E, facendo ancora una volta leva sui punti deboli dell’Europa, propone la propria ricetta per il problema dei profughi di guerra.

AFP/Getty Images
AFP/Getty Images

In Russia niente succede per caso. E quando ci si mette anche un tempismo perfetto, c’è da giurare che dietro ci sia una regia attenta. Le tv russe si sono precipitate in massa a intervistare il presidente siriano Bashar al-Assad esattamente mentre a Dushanbè, Tagikistan, si chiudeva la riunione del Csto, l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, erede del Patto di Varsavia e risposta russa alla Nato insieme a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Bielorussia e Armenia.

Come avevamo previsto un paio di settimane fa, la riunione dell’organizzazione militare è stata l’occasione per scoprire le carte dell’intervento di Mosca in Siria. Ossia il sogno, realizzabile, di Putin di una coalizione internazionale anti Isis e pro Assad con la Russia in testa. Sarebbe il perfetto coronamento di una politica regionale intraprendente iniziata già due anni fa.

Poche ore dopo, in mondovisione attraverso sei dei principali media russi, Assad da Damasco diceva sostanzialmente le stesse cose. Dando anche la colpa all’Europa per il problema dei profughi.

La coalizione russa

Assad è l’incarnazione della profezia che si autoavvera. A forza di chiamare i suoi oppositori terroristi ha finito per aver ragione. Col bollino di certificazione di RT, la corazzata della propaganda russa nel mondo, sullo schermo il dittatore siriano ha detto che “L’Occidente piange i rifugiati e l’Occidente supporta i terroristi. È come se con un occhio pianga i profughi e con l’altro li prenda di mira con una mitragliatrice. Perché in realtà tutti questi rifugiati scappano dalla Siria a causa del terrorismo”.

Ecco che la ricetta del duo Assad-Putin per risolvere il problema dei rifugiati è chiara. Salvare il regime amico di Mosca e combattere al suo fianco contro l’Isis e, incidentalmente, contro il Free Syrian Army e i curdi.

Putin lo ha detto chiaramente a Dushanbe, ma non se lo sono filato in molti. “La Russia ha proposto la formazione rapida di una larga coalizione per contrastare gli estremisti. Noi supportiamo il governo siriano – voglio ribadirlo – contro i terroristi. Stiamo continuando a fornire il necessario supporto militare ma, chiaramente, senza la partecipazione attiva delle autorità e dell’esercito siriano non riusciremo a cacciare i terroristi dal Paese. E senza di questo è impossibile risolvere il problema dei rifugiati”.

Colpa dell’Europa

Per Putin, la colpa della diaspora siriana è tutta dell’Occidente. Anzi, se il flusso di profughi verso l’Europa non ha proporzioni ancora maggiori, è tutto merito della Russia. “I siriani fuggono più di ogni altra cosa dai combattimenti. Che sono principalmente il risultato di fattori esterni come la fornitura di armi e altri materiali. La gente scappa dalle atrocità dei terroristi. E se la Russia non supportasse la Siria, la situazione sarebbe persino più grave che in Libia e il flusso di rifugiati persino maggiore”.

E il cerchio si chiude.

Mosca ha infatti già (più di un) piede in Siria. Come avevamo rivelato, sono sempre di più gli avvistamenti di materiale militare russo nelle zone di frizione sotto il controllo governativo. E fonti del Pentagono parlano di grossi cargo Antonov-126 che fanno la spola con la Russia al ritmo di due al giorno.

Ora, la prossima data da cerchiare sul calendario è il 28 settembre quando Putin terrà un discorso all’Assemblea generale delle Nazioni unite. Potrebbe essere l’occasione definitiva per ufficializzare la coalizione.

@daniloeliatweet

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