La stampa inglese al servizio di Putin al lavoro sul volo MH17

La videoinchesta della Bbc sull’abbattimento del Boeing Malaysia MH17 nei cieli dell’Ucraina non è ancora andata in onda, ma la macchina della disinformazione è già al lavoro. Questa volta ci pensano i media inglesi “amici” di Putin.

Photo credits AFP

L’articolo del Sunday Express è quasi passato inosservato. Un po’ come tutti. Ma la notizia che la Bbc ha dovuto diffondere un comunicato dai toni difensivi ha fatto il giro del mondo.

La storia è questa. Il più grande network d’informazione al mondo sta per mandare in onda un documentario sull’abbattimento del volo MH17 nei cieli del Donbass, quasi due anni fa. Le anticipazioni che la Bbc diffonde parlano di una videoinchiesta di un’ora che analizza tutte le tesi sul disastro, nessuna esclusa. Da quella del missile antiaereo russo Buk sparato dai separatisti a «secondo cui il Boeing fu abbattuto da un aereo» militare ucraino in un complotto orchestrato dalla Cia. Ed ecco che il tabloid Sunday Express ha subito titolato «Testimoni dicono che è stato un jet ucraino ad abbattere il volo Malaysia MH17», facendo riferimento al documentario della Bbc. Manco il tempo di andare nelle edicole, che la Komsomolskaja Pravda titolava «Bbc: il Boeing malese è stato abbattuto dagli ucraini. L’emittente britannica ha condotto una lunga indagine che conferma quanto pubblicato da noi un anno e mezzo fa».

Gli amici inglesi di Putin

Prima ancora di trasmettere il documentario, che andrà in onda sui suoi canali a partire dal 3 maggio, alla Bbc è toccato doversi difendere. «Il Sunday Express ha distorto il programma», ha detto un portavoce. «Contrariamente a quanto scritto nel suo titolo, in realtà gli esperti hanno detto che è improbabile che un jet ucraino possa aver abbattuto il volo MH17, dal momento che non possono volare a tali altitudini. Questo documentario imparziale riporta, da un punto di vista equilibrato, tutte le teorie sul disastro e tutte le prove sia a favore che contro il coinvolgimento della Russia, dell’Ucraina e della Cia».

Cos’è successo allora? Al Sunday Express hanno capito male?

La risposta è tanto ovvia quanto semplice. Il Sunday Express è prima di tutto un tabloid, nel senso britannico del termine. Un giornale scandalistico fatto di pseudonotizie strillate. Non basta, però. Il suo proprietario, Richard Desmond, è uno dei principali finanziatori dell’Ukip, il partito nazionalista, populista e antieuropeista britannico. Le sue testate non fanno mistero di appoggiare in pieno le campagne dell’Ukip, che però ha anche altri finanziatori. E per questo si è opposto lo scorso anno a una legge sulla trasparenza, volta a fermare i finanziamenti russi ai partiti di destra europei come il francese Front Nationale. Nigel Farage, il suo leader, ha espresso più volte ammirazione per Putin, «un leader brillante che ha sistemato le cose in Siria». Un altro membro del partito, Diane James, ha detto che il presidente russo da «leader forte, da nazionalista ha affrontato un cambio di governo in Ucraina incoraggiato dall’Europa, che ha messo a rischio la popolazione russa in quel Paese».

Le ipotesi

La tragedia del volo MH17 che causò la morte di 298 persone il 17 luglio 2014 ha scatenato una guerra mediatica di versioni per tutti i gusti: lo hanno abbattuto i russi per dare la colpa agli ucraini; lo hanno abbattuto gli ucraini per errore con lo stesso sistema antiaereo di fabbricazione sovietica; lo hanno abbattuto gli ucraini su ordine della Cia per dare la colpa ai russi e, infine, lo hanno abbattuto i separatisti per errore con un sistema antiaereo fornito dai russi.

Come ho scritto più volte, basta già il Rasoio di Occam per sgombrare il campo dalle illazioni più depistanti. In quei giorni l’esercito ucraino, che pur ha in dotazione i sistemi missilistici di fabbricazione sovietica Buk, non aveva alcuna ragione di usarli. I separatisti, infatti, non hanno mai avuto alcun supporto aereo, né ci sono mai state battaglie aeree tra l’esercito governativo e le milizie dell’est. Non c’erano insomma aerei da abbattere da parte di Kiev, né batterie antiaeree schierate e pronte all’uso. Erano stati semmai nelle settimane precedenti i separatisti a tirare giù diversi aerei ucraini. Le prime due vanno a farsi benedire.

Il governo russo ha sempre negato di aver fornito ai separatisti sistemi d’arma antiaerea; dall’altro lato, i miliziani stessi si erano vantati un po’ di tempo prima del disastro di essere entrati in possesso di un lanciamissili Buk. Ergo, mobilitare la Cia per abbattere l’aereo e dare la colpa ai russi sarebbe stato un autogol, perché la responsabilità sarebbe immediatamente ricaduta sui separatisti. Come del resto è stato. E via anche la terza ipotesi.

C’era un’intensa attività aerea ucraina nella zona di guerra in quelle settimane e già i miliziani avevano abbattuto almeno due aerei da trasporto e un elicottero in quei giorni. Avevano tutto l’interesse a disporre di un efficace sistema antiaereo che neutralizzasse l’aviazione ucraina, soprattutto i grandi aerei da trasporto che lasciano un’impronta radar simile a uno di linea. L’ultima ipotesi è l’unica che ha un senso. La stessa sposata dagli investigatori olandesi.

@daniloeliatweet

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