La svolta terroristica dei separatisti in Ucraina

Ancora un’esplosione nel centro di Kharkiv, dopo quelle di dicembre. Oltre la città dell’est anche altri centri a rischio separatista in Ucraina sono stati colpiti, come Odessa e Mariupol. Tanto da far pensare a una strategia del terrore per destabilizzare ulteriormente il Paese. Chi c’è dietro le bombe? C’è una svolta terroristica dei separatisti?


 

Quando ho deciso l’argomento di questo post, era appena esplosa l’ennesima bomba a Odessa. Non ho fatto in tempo a cominciare a scrivere, che un’altra ieri ha squassato la fredda sera di Kharkiv. Nell’ultimo paio di mesi, decine di attentati in tutto il sudest dell’Ucraina hanno fatto alzare la guardia contro un nuovo pericolo terroristico. Il numero degli attacchi è aumentato con la tregua in Donbass: nella sola Odessa ci sono stati sette attentati nell’ultimo mese. Tra le città colpite ci sono anche Kherson e Mariupol. Non stiamo parlando di zone di guerra, ma la mappa disegnata dalle bombe coincide con quella parte di Ucraina ancora a rischio separatista, seppur sotto il controllo del governo di Kiev. Si può cominciare a parlare di una svolta terroristica dei separatisti?

 
Gli obiettivi del terrore

A giudicare dagli obiettivi, sembrerebbe di sì. L’ultimo attentato di Kharkiv, il più grave finora con 14 feriti, ha colpito una sede del tribunale in cui era in corso un processo a un membro del partito di estrema destra Svoboda, accusato di detenzione abusiva di arma. Tra i feriti ci sono molti attivisti di Euromaidan che erano presenti all’udienza. Sembra lecito pensare che fossero loro l’obiettivo. Anche le altre bombe esplose nelle scorse settimane sembrano dirette a colpire istituzioni ucraine o organizzazioni di supporto all’esercito. È stato il caso dell’altro grave attentato di novembre sempre a Kharkiv, in cui furono feriti in 11. La bomba fu fatta esplodere nel pub Stena, il cui proprietario Myhailo Ozerov si era distinto per una raccolta fondi a favore dei rifugiati dal Donbass. Mentre l’ultima esplosione di Odessa ha fatto saltare una filiale della Diamantbank, del membro del parlamento e businessman David Zhvania, vicino all’oligarca Igor Kholomoisky, una delle figure di spicco della lotta ai separatisti. Ma nello stesso edificio c’era anche un centro di raccolta fondi per l’esercito. Anche gli attentati precedenti e nelle altre città hanno colpito organizzazioni filoucraine o infrastrutture, insieme a sedi delle forze di sicurezza e di partiti politici.
 

Una profezia che si autoavvera

Nella guerra di parole che si combatte parallelamente a quella sul campo, i miliziani dell’est sono stati sin dall’inizio etichettati come “terroristi” dal governo di Kiev. La stessa operazione militare di riconquista del controllo sul territorio nazionale ha il nome ufficiale di Antiterroristicheskaja operatsija, operazione antiterroristica, Ato. L’onda di attentati che attraversa il Paese sembra aprire un nuovo e inquietante fronte. Definire i ribelli separatisti “terroristi” è fuorviante, oltre che sbagliato. Se però ci fosse prova di un reale collegamento tra la serie di attentati nel resto dell’Ucraina e le milizie delle autoproclamate repubbliche dell’est, le cose cambierebbero.
Intanto, dopo l’ultima bomba esplosa la sera scorsa a Kharkiv, le autorità hanno annunciato un’operazione antiterroristica in città. L’ennesima. Oleksiy Melnyk, un esperto della sicurezza presso il Razumkov Centre di Kiev, ha detto a Mashable che “i ribelli filorussi stanno filtrando attraverso la linea del fronte e stanno operando dal sud al nordovest del Paese”.
Già nei mesi scorsi, i servizi segreti ucraini avevano azzerato una cellula dei Kharkovskye partizany, i Partigiani di Kharkiv, un’organizzazione che con una serie di azioni armate conta di istituire la Kharkovskaja narodnaja respublika, su immagine delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Il gruppo però è ricomparso a natale con una serie di volantini sparsi per la città.
Tutto questo potrebbe essere solo l’inizio di una lunga destabilizzazione del Paese. Secondo Melnyk, “è questa la realtà con cui avranno a che fare gli ucraini nei prossimi anni”.

 @daniloeliatweet

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