Lenin è pop

Negli ultimi anni sono sempre di più i russi che guardano Lenin con favore. Tanto da essere diventati la maggioranza. Il revisionismo storico in corso in Russia raggiunge il suo apice nel centenario della Rivoluzione d’Ottobre.

Nel 2006 era il 40% dei russi ad avere un’opinione positiva su Lenin, secondo l’istituto demografico indipendente Levada-Center. Undici anni dopo, è addirittura il 56% a ritenere che il padre della rivoluzione bolscevica abbia svolto un ruolo positivo nella storia del Paese. Conseguentemente, si è ridotto il numero di persone che esprimono un’opinione decisamente negativa: oggi sono solo cinque russi su cento. Un livello di gradimento da fare quasi invidia a Putin.

Ma se il recupero dell’immagine di Vladimir Ilich Ulianov, detto Lenin, sembra ormai un fenomeno inarrestabile, va detto che il giudizio dei russi su di lui non è mai stato del tutto negativo, nemmeno all’indomani della caduta dell’Unione sovietica: le sue onnipresenti statue hanno resistito al loro posto, circondate dai calcinacci dell’Urss, mentre fiori freschi hanno continuato a essere posati ai suoi piedi. È ancora il Levada-Center a rivelare che solo 14 russi su cento vorrebbero togliere il mausoleo dalla piazza Rossa di Mosca.

L’istituto di sondaggi non ha diffuso i dati per fascia d’età, ma è lecito pensare che nel 2017 buona parte degli intervistati sia nata o cresciuta al di fuori degli insegnamenti sovietici.

Vladimir vs Vladimir

Il revisionismo storico in corso in Russia è legato a doppio filo al putinismo. Due frasi celebri riguardo l’Unione sovietica sono attribuite a Putin. Una secondo cui la caduta dell’Urss sarebbe stata la più grande tragedia geopolitica del Novecento, l’altra per cui chi non si dispiace per la fine dell’Unione sovietica è senza cuore, ma chi crede di poterla ricostruire è senza cervello. Sono due frasi che descrivono il rapporto complesso di Putin con il passato sovietico. E Lenin riveste un ruolo particolare. Non sono passate inosservate le parole che il presidente russo pronunciò su di lui nel 2016 davanti al Consiglio per la scienza e per la tecnica. Con le sue idee, disse, “ha condotto al disfacimento dell'Unione Sovietica, ha messo una bomba a orologeria sotto l'edificio che si chiama Russia e questo alla fine è crollato”.

Per qualcuno si è trattato di un tentativo di ridimensionare l’ingombrante figura di Vladimir Ilich. Una figura però, e questo sondaggio lo dimostra, troppo radicata nella cultura popolare.

Una figura, inoltre, impossibile da separare dall’idea stessa di Urss e di Rivoluzione d’ottobre, di cui proprio quest’anno corre il centenario che sarà festeggiato in pompa magna.

Viva Stalin!

Il fatto è che il rispolvero della grandeur sovietica non può prescindere dai mostri sacri del vissuto di ogni homo sovieticus.

Non è una coincidenza che nei sondaggi il gradimento per Lenin cresca di pari passo a quello per Stalin. Sempre secondo Levada, in un’indagine di due anni fa, più della metà dei russi pensa che Stalin abbia svolto un ruolo positivo per il Paese, mentre il 24% si spinge a definirlo un ruolo “decisamente positivo”. Gli intervistati non negano i crimini e le Purghe, ma per circa il 45% dei russi si è trattato di “sacrifici” giustificati in cambio della rapida crescita che l’Urss stava vivendo in quegli anni”. La percentuale è raddoppiata nei due anni precedenti.

Se con gli anziani serve toccare le corde della nostàlgija, per i giovani è necessario sbianchettare un po’ la storia. E così persino il sanguinario dittatore che a causa della sua paranoia causò la morte di decine di milioni di persone; l’uomo che non esitò a lasciar morire il proprio figlio nelle mani dei nazisti; colui che portò il sistema Gulag a parte integrante del Grande terrore, dventa il più patriota tra i patrioti russi.

@daniloeliatweet

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