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Nadiya Savchenko sta male

Dopo più di 40 giorni di sciopero della fame Nadiya Savchenko, la donna tenente dell’aeronautica ucraina imprigionata da luglio in Russia, è stata ricoverata in un ospedale penitenziario di Mosca. La sua salute è terribilmente deteriorata e la sua vita è a rischio, Ma Nadiya non ha intenzione di fermarsi.


 
Che Nadiya avesse la testa dura lo si era capito già dal filmato del suo primo interrogatorio nelle mani dei ribelli ucraini. Ammanettata a un tubo, rispondeva con cipiglio ai suoi carcerieri. Nessun segno di paura, nessuna richiesta di pietà nei suoi occhi. E poi di nuovo, quando è ricomparsa dietro le sbarre in un’aula di tribunale a Mosca indossando una maglietta con il tridente ucraino. E lo sta confermando ancora adesso, se pure ce ne fosse stato bisogno, battendo il record di durata di sciopero della fame del penitenziario n. 6 di Mosca. “Nessuno ha mai resistito tanto”, ha detto il medico della prigione secondo l’avvocato di Nadiya, Mark Feigin. “Di solito, dopo un paio di settimane la loro volontà crolla”. “Ho dato la mia parola”, ha scritto Nadiya in una lettera aperta il 12 gennaio. “Non mi tirerò indietro fino al giorno in cui non ritornerò un Ucraina. O fino al mio ultimo giorno qui in Russia”.

Una prigioniera politica di alto profilo

Dall’inizio del suo sciopero della fame, il 13 dicembre scorso, Nadiya ha perso almeno 14 chili. “Sta peggiorando”, ha detto Feigin. “Perde peso ogni giorno che passa, sta diventando pelle e ossa, il suo volto è scavato, il suo corpo sta cambiando”. Da più di 40 giorni, Nadiya ingerisce solo acqua calda, e qualche flebo di glucosio ogni tanto. Il 29 gennaio, per il suo stato di salute, è stata ricoverata nell’ospedale penitenziario Matroskaya Tishina di Mosca.

Non è la prima volta che Nadiya finisce in un ospedale. Ha già trascorso gran parte della sua detenzione – ancora cautelare, ricordiamolo – nel famigerato ospedale psichiatrico Serbsky. È una struttura statale tristemente famosa dai tempi dell’Urss come centro di detenzione dei dissidenti, che spesso erano dichiarati mentalmente infermi e sottoposti a inumani “trattamenti psichiatrici”. Inutile dire che Nadiya – già piuttosto famosa in patria prima di tutto questo, per essere l’unica donna elicotterista del Paese – non ha mai avuto alcun problema di salute mentale.

“Il suo è un caso altamente politicizzato”, ha detto Anna Karetnikova, attivista per i diritti umani e vicepresidente della Commissione di vigilanza sullo stato dei detenuti. “Potrebbe essere uno dei rari casi in cui uno sciopero della fame potrebbe funzionare”. Feigin non è altrettanto ottimista: “Le autorità russe sono sorde a questo tipo di cose. Se muore, muore”. Ma è Sergey Golovaty, ex ministro della Giustizia ucraino, ad avere le idee più chiare di tutti: “La questione della liberazione di Nadiya Savchenko dipende solo dalla volontà politica di Putin”.

La battaglia più difficile

Nadiya Savchenko è stata catturata la scorsa estate dai miliziani separatisti nell’est dell’Ucraina e imprigionata a Lugansk. Di lei non si è saputo più nulla finché non è riemersa sul banco degli imputati del tribunale di Voronezh, in Russia. Lì è stata accusata di immigrazione clandestina e omicidio. Secondo il Comitato investigativo russo, una specie di superprocura alle dirette dipendenze del Cremlino, Nadiya – una militare professionista dell’esercito ucraino, secondo pilota di elicotteri anticarro – sarebbe scappata dai suoi stessi commilitoni e avrebbe cercato rifugio in Russia. Lì sarebbe stata arrestata casualmente perché trovata senza documenti a un controllo. Solo in un secondo tempo, la polizia russa si sarebbe accorta di avere tra le mani un militare di Kiev. Così, l’accusa di immigrazione clandestina si è trasformata in quella di omicidio di Igor Kornelyuk e Anton Voloshin, due giornalisti russi uccisi da colpi di mortaio il 17 giugno a Metalist, vicino Lugansk. Secondo la procura sarebbe stata proprio lei dal suo elicottero a dare le coordinate a terra per sparare i colpi.
Da allora, Nadiya, non ha mai smesso di combattere la propria battaglia per la libertà.

 @daniloeliatweet

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