Niente più Google in Crimea

Il colosso di Mountain View lascia la Crimea al suo destino. Dai vertici fanno sapere che è una scelta imposta dalle sanzioni Usa contro la Russia in conseguenza dell’annessione della penisola, e che Google segue altri big americani come Apple e MacDonald’s. Ma non è detto che l’esodo hi-tech sia un male che vien per nuocere.


 

Dal primo di febbraio i residenti in Crimea dovranno fare a meno di Google Play, AdSense, AdWords e altri servizi business e per sviluppatori. Google ha annunciato che sospenderà i servizi alla fine di gennaio per adeguarsi alle sanzioni imposte dagli Stati uniti in risposta all’annessione russa della penisola. Dal momento che la scelta di Google risponde al divieto americano sull’import-export di alta tecnologia dalla Crimea, sembra che gli internauti potranno continuare a usare altri servizi web, come il motore di ricerca, Maps e Gmail.

Comunque la si veda, l’abbandono di Google è un altro passo verso l’isolamento della Crimea dal resto del mondo, dopo la scelta analoga di Apple, Paypal, MacDonald’s, Visa e Mastercard.

 

Sempre più soli

Potrebbero sembrare amenità, e alla fine ridursi a fare a meno di qualche hamburger e di roba su internet, ma non è così. La chiusura di Google Play, per esempio, interesserà tutti i possessori di smartphone con sistema operativo Android. Vuol dire che gli abitanti della Crimea dovranno fare a meno di un sacco di servizi a cui non facciamo più caso ma ce riempiono la nostra vita ogni giorno. Così come dovranno fare a meno di iTunes e dei metodi di pagamento più diffusi al mondo. Si tratta di gesti a cui siamo ormai abituati, che diamo per scontati, che ci fanno sentire più integrati e, forse, un po’ più parte del mondo.

Naturalmente, il bando ha effetti anche più tangibili sulle attività commerciali della già economicamente depressa Crimea. Google ha già fatto sapere che sospenderà i pagamenti agli utenti di AdSense e AdWords, i servizi per la pubblicità online, e agli sviluppatori di app distribuite sul marketplace Play.

Stiamo parlando di numeri che, visti da Mountain View, sono briciole. La Crimea è abitata da circa due milioni di persone e non è certo una culla di startup tecnologiche, ma non c’è dubbio che la decisione avrà effetti sulla vita di tutti i giorni dei crimeani.

 

Il mondo parallelo

Non tutto è perduto, però. La Runet, come viene chiamato l’Internet russo, è una miniera di risorse. Secondo l’agenzia stampa Sputnik, le imprese basate in Crimea stanno già provvedendo alla migrazione su analoghi sistemi russi. Anche da questo punto di vista, l’universo russo è un mondo parallelo.

Il principale avversario di Google in Russia è Yandex, quarto motore di ricerca al mondo con 150 milioni di richieste al giorno, con un’offerta di servizi analoga, da Yandex Maps per la navigazione a Yandex Money per i pagamenti online. Insieme agli altri grandi, Rambler e Mail.ru, Yandex lascia già a Google solo gli avanzi dell’Internet russo. E la stessa cosa succede sul fronte social, con Vkontakte e Odnoklassiki che lasciano Facebook solo il 18% del mercato.

L’esodo americano dalla Crimea potrebbe perfino fare comodo al Cremlino. Lo scorso settembre Putin ha infatti manifestato l’intenzione di staccare il web russo dal resto del mondo, “in particolari casi di emergenza”. Un web autosufficiente, sotto il completo controllo delle autorità di Mosca e che non deve fa riferimento a società straniere è proprio quello che serve a Putin.

  @daniloeliatweet

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