Novorossija, il sogno infranto insieme al Boeing MH17

Avrebbe dovuto essere l’inizio di un nuovo “Mondo russo”. Per quel progetto si mobilitarono gli ideologi di Putin e loschi figuri venuti fuori dal sottobosco dei servizi. Ma si è dissolto un una soleggiata giornata di luglio di due anni fa.

Che il progetto Novorossija fosse stato messo in soffitta dal Cremlino era cosa certa già da tempo. Almeno da quando Mosca ha richiamato in patria i suoi emissari in Donbass e ha mostrato di rinunciare alla conquista territoriale dell’intera regione. Ora uno dei personaggi che hanno orchestrato l’annessione della Crimea e lo scoppio della guerra nelle regioni di Donetsk e Luhansk, in un’intervista al giornalista russo Sergej Lojko racconta come sono andate le cose. E dà anche una data certa.

Il piano del Cremlino

«La Russia ha perso l’opportunità di dare vita alla Novorossija il 17 luglio 2014, quando l’aereo di linea della Malaysia fu abbattuto sulla Dnr. Dopo quel fatto, l’idea di Novorossija è stata messa via e il conflitto congelato».

Il personaggio che parla, dice di essere un uomo d’affari e ci è noto con il solo nome di Aleksandr. Sarebbe stato tra le figure che, attorno al governo autoproclamato di Sergej Aksionov, ha lavorato nel febbraio 2014 alla secessione della Crimea, poi sfociata nel referendum e successiva annessione russa. «A quel tempo la stragrande maggioranza della popolazione voleva l’unificazione con la Russia

», dice Aleksandr. L’entusiasmo fu esportato velocemente in Donbass da quelli che sarebbero poi stati i primi leader delle repubbliche di Donetsk e Luhansk, personaggi come Igor “Strelkov” Girkin e Aleksandr Borodai.

Il racconto che fa Aleksandr a Lojko coincide a tratti con le rivelazioni fatte oltre un anno fa dal quotidiano russo Novaja Gazeta sull’esistenza di un preciso piano del Cremlino per la spartizione dell’Ucraina. A Donetsk convogliarono gli ideologi di Putin e sempre lì fu battezzato il progetto Novorossija. Sembrava l’alba del “Mondo russo” e il tramonto dell’unità ucraina. Il calcolo politico di Putin, però, ha voluto altro. «Il “Mondo russo” di cui sognavamo, che la gente di Crimea aspettava, in cui credevano i volontari che sono morti in Donbass è diventato polvere davanti ai miei occhi».

Sogno infranto

Tra i padri della Novorossija c’era Alexander Dugin, fondatore insieme a Edvard Limonov del partito Nazional Bolscevico russo, ammiratore del nazismo e da sempre fautore dell’occupazione della Crimea; c’era Alexander Prokhanov, scrittore famoso per le sue posizioni staliniste e antisemite; e c’era Valery Korovin, membro di Eurasia, partito politico russo di estrema destra che si batte per rinforzare l’unità strategica e geopolitica della Russia e per un federalismo eurasiatico. Non a caso questi ultimi tre personaggi sono membri dell’Izborsky club, un think-thank moscovita con una certa influenza sul Cremlino, che propugna “l’idea di un impero eurasiatico che riunisca popoli e culture della Grande Russia in un unico spazio strategico”.

Il nuovo Stato si sarebbe fondato sulla collettivizzazione delle terre, la nazionalizzazione delle industrie, lìunità culturale col mondo russo. Il fine ultimo di Novorossija sarebbe stato quello di entrare a far parte dell’Unione eurasiatica tanto voluta da Mosca e riunirsi un giorno alla grande patria putativa russa.

Anche la scelta del nome non nascondeva le intenzioni dei suoi fondatori. Novorossija si chiamava una grossa fetta di territorio oggi ucraino conquistato nel 18° secolo dalla Russia zarista agli ottomani e coincidente con le regioni del sudest dell’odierna Ucraina, inclusa la Crimea. Mescolando qua e là gli eventi storici, aggiungendo una dose di revanscismo e condendo il tutto con ideologia panslava, i fondatori di Novorossija avevano voluto rifarsi chiaramente al movimento eurasista in gran voga negli ultimi anni. Non avevano fatto i conti però con la realpolitik di Putin.

@daniloeliatweet

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