Perché la posizione di Putin nei Panama Papers è così grave

Quella di Putin più che un presenza è un’assenza. Perché il suo nome non compare mai nei Panama papers. Ci sono però tutti i suoi più stretti amici di sempre. Per i suoi difensori è tutta una montatura per danneggiarlo, ma nessuno spiega allora perché non c’è il suo nome.

Della ricchezza del presidente russo si favoleggia da tempo. Ora i documenti di Mossack Fonseca ci parlano della ricchezza nascosta dei suoi più intimi amici e sodali. Quel gruppo di San Pietroburgo che ha fatto fortuna all’ombra del Cremlino. Ci sono i soliti nomi noti. C’è Dmitry Peskov, il suo portavoce già famoso per lo scandalo dell’orologio da 600mila dollari. C’è Arkady Rotemberg, l’istruttore di judo diventato il costruttore a cui sono affidati tutti i grandi progetti da Sochi al ponte sullo stretto di Kerch. C’è Nikolaj Patrushev, il capo del consiglio di sicurezza. C’è l’ormai famoso violoncellista Sergej Roldugin, amico di vecchia data di Putin e padrino di battesimo di sua figlia Maria. C’è pure Mikhail Lesin, fautore della resistibile ascesa di Vladimiro al Cremlino, ex amico diventato nemico e poi trovato morto in una stanza d’albergo a Washington. E ci sono una manciata di altri politici di rango, amministratori e membri della Duma. Tanto che l’obiezione sorge spontanea: o di mezzo c’è anche Putin, o lui è così cieco da non rendersi conto di essere a capo di una cricca di cleptocrati che si gonfiano le tasche a spese dei russi. E ora che lo sa, dovrebbe dare seguito alle sue parole contro quei russi che mettono i loro soldi nei paradisi fiscali.

A differenza di altri nomi che compaiono nei Panama papers, come per esempio quello del presidente ucraino Petro Poroshenko, i soldi che girano attorno a Putin non sono il frutto di guadagni di un’attività lecita messi in conti all’estero per pagare meno tasse. Si tratta di un fiume di danaro che proviene da società pubbliche o da altre fonti poco trasparenti, depositati in conti segreti per essere nascosti o riciclati. Qualcosa di ben più grave.

I soldi nei paradisi fiscali

L’International consortium of investigative journalists, che si è occupato di spulciare I milioni di documenti trafugati, ha ricostruito molti dei passaggi tipici chef anno finire miliardi di dollari nelle tasche dei potenti del mondo. Si viene così a sapere che il violoncellista Roldugin, per esempio, possiede numerose società offshore e un capitale di diversi milioni di dollari. Una delle sue società, la Sandalwood Continental Ltd, ha avuto un miliardo di dollari da diverse banche russetra il 2009 e il 2012, compresa la pubblica Bank Rossiya. Una parte di questi soldi sono stati poi versati sotto forma di prestiti a interesse zero in altre società collegate alla cerchia di Putin, come la Ozon Company che, tra le altre cose, possiede lo ski resort Igora dove la figlia di Putin Katerina ha fatto il suo ricevimento di matrimonio.

Un’altra delle società a nome di Roldugin, la International Media Overseas, possiede il 12,5 per cento della più grossa agenzia di pubblicità russa, la Vi, un tempo conosciuta come Video international, fondata degli anni 90 da Mikhail Lesin. Anche Bank Rossiya possiede il 16 per cento della Vi. Mentre dalle carte di Mossack Fonseca emerge che lo stesso Lesin, capo di Gazprom-Media fino a poco prima della sua morte misteriosa, possedeva la Gloria Market Ltd nelle Isole Vergini, in cui raccoglieva proventi della pubblicità.

L’uomo più ricco del mondo

I sospetti sulla fortuna accumulata da Putin negli anni risalgono già al 2007, quando era alla fine del suo secondo mandato. Diversi cablogrammi segreti diffusi da Wikileaks fanno riferimento a società offshore e conti esteri di proprietà del presidente. Secondo un rapporto segreto della Cia dello stesso anno, il patrimonio di Putin è superiore ai 40 miliardi di euro.

Ma il tesoro di Putin potrebbe essere persino più grande. Una cifra la dà Bill Browder, amministratore delegato di Hermitage Capital Management, un tempo il primo investitore straniero in Russia e amico di Putin. «Credo che la cifra sia 200 miliardi di dollari», ha detto Browder in un’intervista alla Cnn.

«Dopo 14 anni al potere in Russia e la quantità di denaro che il Paese ha generato, e i soldi non spesi per le scuole, le strade, gli ospedali e così via, tutto questo denaro è in assetti, conti in Svizzera, hedge funds gestiti da Putin e i suoi», ha detto ancora Browder. «Nei primi otto o dieci anni del suo regno, Putin ha cercato solo di rubare più soldi possibile. Per questo in molti crediamo sia l’uomo più ricco del mondo, con le centinaia di miliardi che ha rubato alla Russia».

La difesa di Putin è ora al contrattacco. Il suo portavoce Peskov, uno dei nomi nei Panama papers, ha parlato di un complotto della Cia e di una vera e propria putinofobia occidentale. Quello che non ha spiegato, però, è per quale motivo questo la Cia nell’ordire il suo complotto avrebbe tirato dentro decine e decine di politici e capi di stato di tutto il mondo, evitando proprio di fare il nome più importante. Quello di Putin.

@daniloeliatweet

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