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Perché la Russia è immune al terrorismo dello Stato islamico?

I raid aerei in russi in Siria non si fermano e il Caucaso continua a sfornare combattenti dell’Isis e kamikaze, ma la Russia sembra finora immune al terrorismo islamista. Com’è possibile?

Jihadi Vlad

I servizi di sicurezza russi hanno fatto da poco sapere di tenere sotto controllo 220 possibili kamikaze. Il direttore del Servizio di Sicurezza Federale, Fsb, Alexander Bortnikov ha detto all’agenzia Interfax che i suoi uomini stanno lavorando per «identificare i reclutatori di kamikaze in Russia. Il problema però è che questi, professando l’esaltazione ossessiva del suicidio, creano un alone intorno ai cosiddetti martiri della fede».

Più di 200 persone pronte a farsi saltare in aria solo in Russia sono un numero enorme. Se il dato è reale, siamo forse di fronte al più grande database di potenziali kamikaze in Europa. Eppure, fortunatamente, la Russia finora è stata appena sfiorata dal terrorismo islamista. Tutto merito dell’Fsb?

La lotta allo Stato islamico

Da un anno gli aerei di Mosca bombardano incessantemente la Siria. Il ministero della Difesa russo ha diffuso decine di video dei raid aerei, vantandosi di essere l’unico Paese a combattere l’Isis. Come mai allora lo Stato islamico si è «limitato», se così si può dire, a rivendicare l’abbattimento dell’Airbus Metrojet sulla penisola del Sinai senza colpire al cuore della Russia, come ha invece fatto con la Francia?

Davvero la Russia sta combattendo l’Isis? Secondo Bellingcat, no.

Il collettivo di giornalismo investigativo con base a Leicester è finora la fonte più attendibile sulle attività militari russe in Siria. Molto più dello stesso ministero della Difesa russo. Analizzando decine di filmati diffusi dalla stessa Difesa russa e migliaia di informazioni disponibili in rete con le collaudate tecniche di Osint (Open Source Intelligence), Bellingcat è riuscito a geolocalizzare più di 50 video di bombardamenti. Le località erano sempre diverse da quelle dichiarate dai militari russi e, di tutti, solo un bombardamento ha avuto come obiettivo un’area controllata dallo Stato islamico

La cosa interessante è che il ministero della Difesa ha provato a confutare le analisi di Bellingcat, ma ha potuto poco contro l’evidenza delle prove. Allora ha giocato d’astuzia, facendo sparire il termine Isis dai propri comunicati e sostituendolo progressivamente con formule più generiche come «terroristi» o «militanti». Infine è stato il comandante del quartiere generale dell’aviazione russa, generale Andrey Kartapolov, a dire indirettamente la verità, mostrando una mappa degli strike con la dicitura «aree controllate da altri gruppi armati».

Le falle dell’Fsb

La Russia non sta dunque combattendo lo Stato islamico in Siria. Basta questo a spiegare come mai non sia finita nel mirino del terrorismo islamico?

In realtà, anche se non lo sta facendo con i bombardamenti in Siria, la Russia ha combattuto la sua guerra contro l’Isis in casa propria. E, a quanto pare, l’ha vinta. Il sedicente Emirato del Caucaso, affiliato proprio all’Isis, ha avuto vita breve. Sin dal 2014, da quando cioè i leader dell’insurrezionalismo caucasico hanno giurato fedeltà al califfo al-Baghdadi, la risposta delle forze di sicurezza russe ha decapitato l’organizzazione, uccidendone un leader dopo l’altro. Questo non ha impedito al Daghestan di essere immune da attacchi terroristici, ma è riuscito a tenere la minaccia lontana dal resto della Russia.

I servizi di sicurezza hanno sicuramente dei meriti in questo. Secondo i dati dello scorso autunno, erano almeno 1700 i combattenti unitisi all’Isis con passaporto russo. Una minaccia costante che sembrerebbe confermata dal dato dei potenziali kamikaze sotto stretta osservazione dell’Fsb. Non si può però pensare che l’attività di intelligence russa sia infallibile. Lo dimostra l’attentato di giugno all’aeroporto internazionale di Istanbul, commesso da tre attentatori suicidi di cui due cittadini russi del Dagestan. Si viene a sapere poi che uno dei due, Rakim Bulgarov, era stato da poco interrogato dall’Fsb, sottoposto alla macchina della verità, giudicato non pericoloso e rilasciato.

La verità è che potremmo scoprire tutto d’un tratto che Mosca non è affatto al sicuro.

@daniloeliatweet

 

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