La propaganda russa non ha rivali

Lo dicono tutti, bisogna fare qualcosa. La disinformacija del Cremlino è un’industria che va a pieno regime, una fabbrica di notizie false e tendenziose in pieno stile Guerra fredda. Ma finora le risposte dell’Occidente sono state deboli e scoordinate.

L’ultima, per esempio, è della Germania. La Süddeutsche Zeitung ha saputo che Angela Merkel ha incaricato i servizi segreti tedeschi di verificare se ci sia un’azione russa per destabilizzare il Paese attraverso la diffusione di notizie false sui propri media. Il dubbio riguarda in particolare il modo in cui i mezzi d’informazione russi hanno trattato la notizia degli assalti di capodanno a Colonia. E in effetti, da spettatori, non è stato difficile notare che per le tv russe la Germania è una nazione in balìa di bande di islamisti, nei cui confronti i deboli governanti hanno una posizione di sottomissione. Come dire, ecco che succede quando alla guida del Paese non c’è un uomo forte che difende i valori della cristianità.

Potremmo rassicurare i servizi segreti tedeschi, dicendogli di gustarsi qualche ora di RT o leggere un po’ di Sputnik news, per scoprire che la macchina da guerra d’informazione russa non ha come obiettivo la Germania ma l’Europa e l’Occidente intero.

StratCom Task Force

Davvero. Basta accendere la tv e guardare un po’ di RT, il canale del Cremlino in lingua inglese. La selezione delle notizie segue una linea chiara: martellamento sulle sparatorie e alle violenze della polizia in Usa, servizi e reportage sullo sfascio europeo difronte ai migranti, islamizzazione dell’Europa, leader occidentali succubi delle lobby Lgbt, interviste in strada a cittadini che si dicono terrorizzati dai violentatori e tagliagole col Corano in mano. E via disinformando.

La tecnica è semplice, si prende un fatto a volte piccolo come un palla di neve, lo si fa rotolare di continuo sul rullo delle notizie finché non diventa una valanga. Almeno nei loro palinsesti. Si fa così il gioco delle destre xenofobe ed antieuropeiste, le stesse che si battono contro le sanzioni a Mosca e che indicano Putin come modello da seguire anche fuori dalla Russia.

L’Europa se n’è accorta già da un po’. La Gran Bretagna sta mettendo su un team di “Facebook warriors” contro l’esercito dei troll russi. Mentre lo scorso maggio i leader europei hanno chiesto all’alto rappresentante per la politica estera Francesca Mogherini di preparare un piano d’azione sulla “comunicazione strategica per contrastare l’attuale campagna di disinformazione russa”. Per questo è stata creata la StratCom Task Force all’interno dell’Azione esterna dell’Ue, il “ministero degli esteri” europeo.

Se gli effetti, però, non si vedono ancora c’è una ragione.

Sputi

Dici StratCom Task Force e tutto t’immagini fuorché dieci impiegati senza budget che riempiono tabelle Word con le balle dei media russi.

Dall’altra parte del fronte c’è una corazzata delle news che trasmette in tutto il mondo in quattro lingue, ha un budget quanto quello della Bbc e più iscritti su YouTube di Cnn, Al-Jazeera e Bbc messi insieme. E stiamo parlando solo di RT, senza contare Ria Novosti, Sputnik, RBTH e l’esercito dei troll. E non è ancora tutto, se si pensa che la Russia ha un piede persino in Euronews, il canale paneuropeo finanziato anche dall’Ue. Alla tv di Stato RTR, che ne controlla il 7,5%, si è aggiunto l’oligarca ucraino – ma legato a doppio filo all’ex presidente Yanukovich e alla Russia –  Dmytro Firtash che ne ha comprato una quota. L’acquisizione era stata osteggiata dagli altri soci pubblici, come la tv francese e la Rai, ma è stata possibile dopo che il miliardario egiziano Naguib Sawiris ha versato 35 milioni di dollari nelle casse della società, ottenendo il 53% delle azioni.

Diciamo che combattere l’infowar russa coi mezzi messi in campo dall’Ue è come tentare di spegnere un incendio boschivo a sputi.

@daniloeliatweet

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