E Putin si annette anche la storia dell’Ucraina

Lo scorso 29 maggio, durante la sua visita in Francia, Putin ci ha tenuto a fare bella figura con il neopresidente francese Emmanuel Macron. «I legami tra la Francia e la Russia hanno profonde radici storiche», ha detto Putin.

E per rafforzare la propria affermazione ha citato Anna di Kiev, la seconda moglie del re di Francia Enrico I e a sua volta regnante per un decennio intorno all’anno Mille. La regina per l’occasione è stata ribattezzata da Putin «Anna la russa». Peccato che Anna non abbia alcun rapporto con la Russia odierna. Come suggerisce il suo appellativo, era figlia di Yaroslav I, re della Rus’ di Kiev, e di Ingegerd Olofsdotter di Svezia.

Nell’Undicesimo secolo, la Kiev in cui nacque e crebbe Anna, era la capitale di un grande Stato medievale da cui sarebbero poi nate le odierne Ucraina e Russia. Quella di Putin, però, non è stata una svista.

Nemmeno uno Stato

Putin ha sempre pensato che l’Ucraina sia Russia. Celebre resta la frase detta durante un summit Nato nel 2008 a George W. Bush: «George, capisci, l’Ucraina non è nemmeno uno Stato. Cos’è l’Ucraina? Una parte è Europa dell’Est, ma la parte più grossa non è altro che un nostro regalo».

L’annessione della storia ucraina a quella della Russia rientra in una chiara visione geopolitica. E accompagna l’annessione fisica di territori. L’argomento è in fondo lo stesso già usato per giustificare l’annessione manu militari della Crimea nel 2014. In quell’occasione era toccato al principe Volodymyr il Grande che aveva ricevuto il battesimo in una località della Crimea attorno all’anno Mille. Ma anche in quel caso, Putin aveva tralasciato il fatto che anche Volodymyr regnasse sulla Rus’ di Kiev.

La narrativa che cerca di trovare una ragione “naturale” per cui la Crimea sia da considerare russa, è alla base di un atto violento condannato da tutta la comunità internazionale. Allo stesso modo, abbiamo visto usare argomenti simili durante la guerra in Donbass, argomentando la distanza culturale di quella regione da Kiev, e giustificando il separatismo sponsorizzato dalla Russia.

Tutto è Russia

La riscrittura della storia è un’arma politica, si sa. Un’arma già usata in abbondanza in tempi sovietici, ma che sta ritrovando un nuovo utilizzo nell’epoca post-ideologica del putinismo.

I libri di storia sovietici hanno sempre raccontato la Rus’ di Kiev come la culla delle civiltà slave in Russia, Bielorussia e Ucraina. E sempre in questo ordine. Un modo per dare una ragione della predominanza della cultura e della lingua russa nelle tre repubbliche socialiste sovietiche.

Ma al tempo di Putin – quando Anna di Kiev diventa «Anna la russa» e Volodymyr il Grande quasi uno zar – il racconto della storia di quella regione dell’Europa orientale finisce per cancellare le diversità culturali e omologare tutto sotto l’etichetta “russo”.

Come ha dimostrato la politica estera del Cremlino degli ultimi anni, è un modo per dire che i confini nazionali non importano quando attraversano il Russkiy mir, il “mondo russo”. E che se l’Ucraina (e la Bielorussia) non ha un suo patrimonio culturale e una sua storia politica, allora non è nemmeno uno Stato.

E il passo successivo e spostare i confini.

Grazie a Volodymyr Yermolenko per i cenni storici e la ricostruzione della vicenda.

@daniloeliatweet

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