La deriva sempre più autoritaria di Putin

L’annuncio della creazione di un corpo paramilitare al diretto comando di Putin, la Guardia nazionale, è una mossa ovvia in un momento inatteso. Tutti i regimi totalitari hanno dei corpi speciali che rispondono solo al capo, e oggi la Russia non fa più eccezione. Ma perché proprio adesso?

Putin non è un dittatore, questo è ovvio. Gode di un sincero e vasto appoggio popolare. Si potrebbe arrivare addirittura a pensare che se, paradossalmente, decidesse di non ricandidarsi alle prossime presidenziali, i russi lo voterebbero lo stesso. Nello stesso tempo, però, Putin non è un leader democratico. Non lo era nel senso pieno già all’epoca della democrazia guidata dei suoi primi due mandati. Non lo è in nessun senso adesso che l’opposizione è alle corde, leggi liberticide soffocano ogni iniziativa civica, l’informazione è un Grande fratello orwelliano e la giustizia è soltanto uno strumento nelle mani del Cremlino.

Niente di strano, quindi, che Putin ora voglia anche i suoi pretoriani. Un corpo paramilitare formato dalle forze d’élite di polizia e forze di sicurezza interne. E che rispondono solo ai suoi ordini.

I pretoriani di Putin

La Natsgvardija sarà composta da uomini della sicurezza interna VV, dei corpi speciali della polizia Omon e dagli spetsnaz del ministero dell’Interno Sobr, che non risponderanno più del loro operato al ministero. A capo della Natsgvardija ci sarà Viktor Zolotov, comandante delle forze interne ed ex capo della sicurezza personale di Putin fino al 2013.

Le fonti ufficiali, tra cui anche i mezzi d’informazione che fanno da cassa di risonanza al Cremlino, parlano di un corpo d’intervento rapido per «combattere il terrorismo e il crimine organizzato, e per garantire la pace e l’ordine nel Paese». Sebbene non ci sia nessun segno che la pace e l’ordine siano a repentaglio in Russia, la minaccia terroristica è sempre un ottimo escamotage per comprimere libertà e instillare meccanismi polizieschi nei sistemi più o meno democratici. Quando la si sente chiamare in causa, ci si dovrebbe insospettire a prescindere. Perché se, come ho già scritto, la Russia non può dirsi al riparo dalla minaccia del terrorismo islamista, difficilmente sarà un manipolo di soldati armati fino ai denti a evitare che un kamikaze si faccia saltare in aria in una stazione della polizia.

Allora, perché? E soprattutto, perché adesso?

Liquidare Kadyrov

Il quotidiano russo Novaya Gazeta suggerisce un’idea affascinante. La Guardia Nazionale, secondo il decreto all’analisi della Duma, sarà organizzata su base regionale e divisa in distretti. Questo avrà un grande impatto sulla Cecenia e sui “kadyrovtsy”, il manipolo di guerrieri al comando del dittatorello ceceno, Ramzan Kadyrov. Quegli uomini, secondo Novaya Gazeta, saranno incorporati nella Natsgvardija sottratti al controllo di Kadyrov e messi agli ordini diretti di Putin. Inoltre, il principio di rotazione degli uomini nei vari distretti, diluirebbe fino a farlo scomparire quel carattere etnico delle forze speciali in Cecenia, punto di forza del controllo di Kadyrov.

Sono spiegazioni che convincono solo un po’. Kadyrov è visto da molti allo stesso tempo come il miglior alleato di Putin, il secondo uomo più potente di Russia dopo il presidente e persino una potenziale minaccia contro la sua leadership. Ma l’immagine dei kadyrovtsy che marciano su Mosca è pura fantascienza.

Alcuni commentatori suggeriscono di guardare a Zolotov, il comandante nominato della Natsgvardija. Tra i tanti nemici di Kadyrov tra le mura del Cremlino, Zolotov sarebbe l’unico all’interno degli apparati di sicurezza ad essere in sintonia con il ceceno. La mossa di Putin andrebbe quindi verso un ulteriore consolidamento del potere di Kadyrov nel suo piccolo regno ceceno.

Mossa autoritaria

Ma c’è un’altra possibile lettura. Il piano di trasferimento delle forze di sicurezza all’interno della Natsgvardija si completerà per il 2018, in tempo per le prossime elezioni presidenziali che, con ogni probabilità, vedranno il quarto mandato di Putin. Se l’appoggio popolare non dà alcun pensiero al presidente, non si può avere la stessa certezza di un tiro mancino all’interno del Palazzo. La verticale del potere di Putin si basa, tra le altre cose, su un attento bilanciamento del potere riservato agli apparati di sicurezza – ministero dell’Interno e Fsb – in modo che ciascuno sia da contrappeso all’altro, con una sorta di divide et impera. Detto in altri termini, in modo che nessun apparato accumuli in sé potere sufficiente a portare avanti, per esempio, un colpo di Stato.

Comunque la si veda, la creazione della Guardia nazionale è un altro passo verso una Russia autoritaria.

@daniloeliatweet

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