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Putin contro l’Europa

Se n’è dovuto accorgere Obama prima ancora dei leader europei. Mentre questi erano impegnati nelle beghe che stanno mettendo a dura prova l’Unione europea, il presidente americano lo ha detto chiaro e tondo: Putin vuole dividere l’Europa.

La speranza è che l’avvertimento non sia caduto nel vuoto. Obama ha lanciato il suo messaggio pubblicamente in un’intervista alla Cbs, poco prima di incontrarsi con Renzi, Cameron, Hollande e Merkel. «Putin vede l’Unione europea, così come la Nato, come una minaccia alla Russia», ha detto Obama. «Ma in maniera più importante e strategica, in alcuni casi Putin sta sfruttando la fragilità dell’unità europea, messa a dura prova dalla crisi dei rifugiati e dall’avanzata dei nazionalismi di estrema destra».

È qualcosa di cui si sono accorti già da tempo partiti xenofobi come il Front National in Francia e l’Ukip in Gran Bretagna. E, in una certa misura, anche la Lega di Salvini in Italia.

«Penso che si stia sbagliando», ha detto ancora Obama. «Gli ho fatto notare che la ricetta è un’Europa forte che collabora con una Russia forte. Ma non si è ancora convinto».

Antieuropeisti

E certo che non si è convinto. Putin è tutto fuorché uno sprovveduto. E sa benissimo che un’Europa indebolita nella sua unità politica è un grattacapo in meno per il revanscismo russo. Non basteranno certo le parole di Obama a fargli cambiare idea. Quello che non possiamo sapere è se Obama abbia ripetuto i suoi avvertimenti direttamente agli altri quattro leader europei nell’incontro dopo l’intervista né se almeno loro si siano lasciati convincere.

Del è resto difficile immaginare che non si accorgano di quello che gli sta avvenendo sotto il naso. I sospetti che il Cremlino finanzi alcuni partiti dell’estrema destra europea, come Alba Dorata in Grecia e Jobbik in Ungheria, sono diventati qualcosa di più quando Marine Le Pen ha confermato che il suo Front National ha preso soldi in nero dalla Russia. E quando l’Ukip inglese di Nigel Farage si è opposto a una legge sulla trasparenza, volta proprio a fermare i finanziamenti russi ai partiti di destra.

Tra gli amici di Putin in Europa, insomma, tra quelli che vorrebbero più stretti legami con Mosca e quelli che vorrebbero importare il modello del putinismo nelle nostre democrazie, ce ne sono davvero pochi che si possano chiamare europeisti. Difficile credere che sia un caso.

Gli accordi di Minsk sono una trappola

Il grimaldello russo per scardinare l’Europa si incunea proprio nelle sue crepe. Nei movimenti antieuropeisti, nella paura per le unioni omosessuali e in quella verso gli immigrati. Nelle piccole e grandi rivalità tra i membri dell’Unione, quelle stesse che fanno chiudere le frontiere e alzare fili spinati. Nella Grexit e nella Brexit. Con un obiettivo principale a breve termine: cancellare le sanzioni.

E sono in molti a volere la stessa cosa anche da parte europea. Non c’è infatti tanto da stare tranquilli quando la cancelliera tedesca Merkel insiste sul mantenimento delle sanzioni finché la Russia non rispetterà gli accordi di Minsk. È un’affermazione che nasconde una doppia trappola. Primo perché non facendo alcun riferimento alla Crimea rischia di sdoganarne una volta per sempre l’annessione con la forza da parte della Russia, cosa che sta già avvenendo sotto i nostri occhi. E secondo perché ancorare le sanzioni al protocollo di Minsk significa non tenere in conto tutti quegli aspetti dell’aggressione militare russa all’Ucraina che non sono contemplati nell’accordo. Come ad esempio l’impiego di militari sotto copertura, la fornitura segreta di armi ai separatisti e l’incarcerazione di cittadini ucraini sequestrati in Crimea e in Donbass, senza contare il danno ormai arrecato e la destabilizzazione dell’intera regione per chissà quanto tempo.

Aspetti destinati a soccombere se in Europa prevarranno le divisioni e gli interessi nazionali.

@daniloeliatweet

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