Quando ho dato l’ordine di prendere la Crimea. Putin confessa

Lo dice chiaro e tondo. In un video promozionale che gira sul canale tivù di stato Rossia1, Putin racconta di come, qualche giorno prima la comparsa degli “omini verdi”, ha avuto una riunione segreta con i fedelissimi per discutere l’annessione della Crimea.

Il montaggio è serrato, la musica incalzante. La faccia compassata dell’intervistatore è una maschera muta. Parla solo lui, il Presidente. È solo un promo di un minuto. Il film completo, “Crimea, la strada verso la Patria” di Andrej Kondrashov, lo vedremo “prossimamente” sul canale di stato Rossia 1. Ma quello che si sente nel trailer vale già l’intero documentario.

“Abbiamo fatto una riunione tutta la notte. E quando stavamo andando via, alle sette di mattina, ho detto ai miei collaboratori, ‘Adesso mettiamoci al lavoro per restituire la Crimea alla Russia’”. Secondo il racconto di Putin, era il 23 febbraio 2014. Quattro giorni dopo, il 27 febbraio, comparivano nella penisola ucraina i famosi “omini verdi”, quei militari senza mostrine né insegne che lo stesso Putin si è sempre ostinato a definire “forza di autodifesa popolare”.

Salvare Yanukovich

Prima di rivendicare in maniera teatrale la paternità dell’operazione Crimea, Putin spiega come si è arrivati a quel punto. “Ho convocato al Cremlino i responsabili della sicurezza nazionale. Lo scopo era salvare il presidente ucraino Yanukovich. Altrimenti lo avrebbero fatto fuori. Eravamo pronti a mandare le forze armate per… insomma, senza andare per le lunghe, eravamo pronti a tirare fuori Yanukovich da Donetsk in ogni modo, via terra, per mare o in aereo”.
È stato a quel punto, al termine della riunione su Yanukovich, che Putin ha detto ai suoi della Crimea.
Il promo promette bene, ma aspettiamo di vedere l’intero documentario (che non si sa ancora quando sarà mandato in onda) per conoscere tutti i particolari.

Intanto i fatti, come si sono svolti nella realtà, non contraddicono il presidente russo. Yanukovich era fuggito nell’est dell’Ucraina il giorno dopo la strage della Maidan, ed era ricomparso in un video solo due giorni dopo. A Kiev, nel frattempo, si insediava il presidente ad interim Turchynov, mentre la Rada votava per la sua incriminazione. Il 27 febbraio, Yanukovich era al sicuro in Russia, a Rostov sul Don. E poi c’è la Crimea.
Putin ha sin dall’inizio negato l’intervento militare russo in Crimea. Solo in un secondo tempo ha, in qualche occasione, ammesso un coinvolgimento russo negli eventi che hanno portato al referendum, ma mai aveva detto così chiaramente di aver lavorato per l’annessione della penisola. Per questo le sue parole nel video suonano come un boato nel silenzio. Come spiegarle?

 

Cambio di passo

Partiamo dal presupposto che nulla è per caso. Pur non avendo visto ancora il documentario, non ci sono dubbi che l’intervista al presidente non sia un’intervista. Quando Putin parla alla nazione e al mondo attraverso la stampa, le domande sono attentamente studiate dagli esperti di comunicazione del Cremlino perché il presidente dica quello che c’è da dire. Per quello che possiamo vedere nel trailer, le sue parole sono pesate con attenzione: “lavorare per restituire la Crimea alla Russia”. Non si parla espressamente di annessione, né di uso della forza. Né tantomeno di invasione. Eppure il cambio di passo rispetto alla precedente linea è netto.

E poi, c’è da crederci? Non che ci siano dubbi sul fatto che la Crimea sia stata invasa e annessa con la forza, ma veramente la decisione è stata presa in quel modo, a margine di una riunione per evacuare Yanukovich? E solo allora?

Recentemente la Novaya Gazeta ha pubblicato un piano segreto per annettere la Crimea che sarebbe stato preparato agli inizi di febbraio da alcuni nazionalisti, e fatto proprio dal Cremlino. I tempi coinciderebbero. Ma è estremamente verosimile che piani di questo tipo fossero nei cassetti a Mosca già da molto tempo prima.

Veri o no che siano i fatti, rivelazione di Putin può essere un ennesimo atto di forza nei confronti della platea internazionale o un’ulteriore iniezione di sciovinismo al popolo un po’ fiaccato dalla crisi economica e dall’omicidio di Nemtsov. O tutte e due le cose insieme. 

@daniloeliatweet

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