Quella pazza idea di un tribunale internazionale sulla Russia

Di tanto in tanto qualcuno rilancia l’idea di una corte penale internazionale che giudichi e punisca i più alti ranghi dello stato russo per i crimini di guerra in Ucraina. Ma ha un senso?

Reuters/Maxim Shemetov

Secondo Mark Feygin non ci sono dubbi. L’Ucraina dovrebbe inchiodare le più alte cariche dello Stato russo per crimini di guerra. Feygin, l’avvocato russo divenuto famoso per aver difeso Nadiya Savchenko, intervistato dal canale ucraino 112 TV, ha detto che «l’Ucraina dovrebbe mettere in campo tutte le azioni legali per far costituire un tribunale internazionale sui crimini di guerra russi». Il riferimento è alla recente iscrizione nelle liste dei ricercati di 39 alti funzionari russi, da parte del procuratore generale dell’Ucraina, per le loro responsabilità nell’annessione della Crimea e la guerra in Donbass. «Non so se un’azione del genere potrà mai avere conseguenze. I russi molto probabilmente ignoreranno le richieste ucraine di testimoniare, ma questo non significa che l’Ucraina dovrebbe rinunciare a raccogliere le prove contro di loro», ha aggiunto Feygin.

Crimini di guerra, da una parte e dall’altra

Il procuratore generale Yuriy Lutsenko ha detto che nella lista ci sono il ministro della Difesa Sergey Shoigu, il vice primo ministro Vladislav Surkov e l’inviato del Cremlino per la Crimea Oleg Belaventsev, oltre a una quantità di vice e generali. Sono sospettati di aver «commesso crimini particolarmente gravi contro la sicurezza nazionale dell’Ucraina, la pace e il diritto internazionale», ha detto Lutsenko aggiungendo che l’Ucraina cercherà una sponda internazionale per far valere le proprie ragioni.

L’idea di un tribunale internazionale per i crimini di guerra in Ucraina non è nuova. Né – ed è la cosa più curiosa – prerogativa dell’Ucraina. La presidente della camera alta del parlamento russo, Valentina Matviyenko, ha lanciato la stessa ipotesi, naturalmente con finalità diverse. «Troviamo i colpevoli, i responsabili di un così alto bilancio di morte e mettiamoli davanti a un tribunale internazionale», ha detto Matviyenko a giugno, invitando «tutti i Paesi stranieri che condannano il regime di Kiev a unirsi al tribunale».

È chiaro che l’argomento è un’arma da brandire nella guerra ibrida tra Russia e Ucraina. Ma, al di là di questo, ha senso parlarne?

Un esercizio teorico

La richiesta di Matviyenko è singolare. Innanzitutto perché viziata da un pre-giudizio da record, che preesiste addirittura all’esistenza del giudice («tutti i Paesi che condannano il regime di Kiev…»). Ma anche perché sembra dimenticare che la Russia ha già avuto la possibilità di stabilire un tribunale internazionale in sede Onu sui crimini di guerra in Ucraina e vi si è opposta col veto. Esattamente un anno fa, il rappresentante russo alle Nazioni unite Vitlay Churkin ha alzato la mano e con un solo «no» contro 11 voti favorevoli e tre astenuti ha stroncato sul nascere il tribunale internazionale sul disastro del volo Malaysia MH17. Probabilmente in quell’occasione i «Paesi che condannano il regime di Kiev» non erano abbastanza.

Dal lato Ucraino, intanto, qualcosa si è fatto. A settembre 2015 l’Ucraina ha chiesto alla Corte penale internazionale di estendere la propria competenza ai crimini commessi sul proprio territorio dal 20 febbraio 2014. In precedenza l’Ucraina aveva dato mandato alla corte di indagare solo sui crimini commessi da Yanukovich durante la rivoluzione di Maidan. Dallo scorso anno, quindi, la procura dell’Aja può indagare sugli eventi della guerra in Donbass, dal bombardamento delle zone abitate, all’uso dei civili come scudi umani, allo stesso abbattimento del Boeing Malaysia.

Teoricamente, però. Perché l’Ucraina non ha ancora ratificato lo Statuto di Roma sulla Corte internazionale, che quindi non ha giurisdizione sul suo territorio. La richiesta delle autorità di Kiev è stata fatta in base all’art. 12 dello statuto, che prevede l’accettazione della giurisdizione di un Paese non membro su base volontaria. Inoltre, la competenza della Cpi è sempre complementare alle autorità locali e scatta solo in caso di inerzia dei tribunali nazionali.

Finora la mossa si è tradotta solo in alcuni incontri tra la delegazione della Cpi e le autorità ucraine e una dichiarazione preliminare in cui si afferma che il tribunale continuerà a «raccogliere informazioni» sui fatti del Donbass e della Crimea, e a «seguire da vicino gli sviluppi delle indagini nazionali e internazionali sull’abbattimento del volo Malaysia MH17». Ben poco.

E il fatto che la Cpi si dovrebbe avvalere della collaborazione dei giudici ucraini anche per indagare su fatti come l’uso massiccio di artiglieria pesante da parte delle forze di Kiev su Slaviansk, i bombardamenti aerei su Luhansk all’inizio delle operazioni militari e i casi di tortura dei prigionieri di guerra da entrambe le parti, rende poco credibili sviluppi concreti.

@daniloeliatweet

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