L'ex ministro dello sviluppo economico Alexei Ulyukayev è stato condannato per corruzione a otto anni di prigione. Il suo era stato il primo arresto di un ministro in carica nella storia della Russia post sovietica. Per molti, si tratta di un messaggio mandato dal presidente

L'ex ministro dell'Economia Alexei Ulyukayev dietro le sbarre dopo il verdetto in tribunale a Mosca, Russia, 15 dicembre 2017. REUTERS / Sergei Karpukhin
L'ex ministro dell'Economia Alexei Ulyukayev dietro le sbarre dopo il verdetto in tribunale a Mosca, Russia, 15 dicembre 2017. REUTERS / Sergei Karpukhin

Ad Alexei Ulyukayev è andata meglio di come avrebbe potuto. La procura aveva infatti chiesto dieci anni. La sentenza del 15 dicembre si è comunque abbattuta come la lama di una ghigliottina sul capo dell’ex ministro, primo politico del suo rango in Russia a essere arrestato in carica, poche ore prima di imbarcarsi sullo stesso aereo di Putin alla volta di un summit internazionale.


LEGGI ANCHE : Anche il Natale allontana l'Ucraina dalla Russia


Gli uomini dell’Fsb lo avevano preso nel suo ufficio a novembre del 2016, con l’accusa di aver chiesto una tangente di due milioni di dollari a Igor Sechin, il capo dell’azienda petrolifera di Stato, Rosneft. La somma sarebbe servita a sbloccare il nullaosta ministeriale all’acquisto di un’altra compagnia petrolifera, la Bashneft, da parte della Rosneft.

Da allora Ulyukayev è rimasto agli arresti domiciliari.

La lealtà della paura

Gli equilibri nel potente mondo che ruota intorno alle materie prime hanno cominciato e delinearsi quando Sechin ha cominciato a ignorare le chiamate a comparire come testimone da parte del tribunale, finché i giudici non hanno smesso di inviargliele.

Quando un giornalista durante la conferenza stampa annuale ha chiesto a Putin che ne pensasse dell’assenza di Sechin in aula, il presidente ha risposto con una scrollata di spalle: «Non è contro la legge. Avrebbe comunque potuto presentarsi ma non è una questione importante».

L’arresto di Ulyukayev, dopotutto, è avvenuto col benestare di Putin. Appena le manette sono scattate ai suoi polsi, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, infatti, ha detto ai giornalisti che il presidente era al corrente di tutto sin dall’inizio delle indagini.

Secondo alcuni osservatori, il messaggio mandato da Putin è chiaro. L’analista politico Gleb Pavlovsky ha parlato al Moscow Times di «lealtà della paura» che sottomette qualunque potente al presidente. «Finché hai paura di me io mi fido di te, questo è il messaggio» ha detto Pavlovsky «La responsabilità è di Putin».

Per chi suona la campana

La lotta contro la corruzione in Russia è decisamente a macchia di leopardo. La giustizia è selettiva e le incriminazioni seguono scontri di potere e interessi economici. Ma mai finora aveva colpito così in alto.

«La condizione è tale per cui, in qualunque momento, un’indagine penale può essere avviata su chiunque», continua Pavlovsky. «In questo caso si è trattato di un’operazione personale di Putin. La polizia gli ha solo dato una mano».

La caduta agli inferi di Ulyukaev ha scosso l’intera élite del potere russo. Il messaggio di Putin, se di questo si trattava, è arrivato.

Lo ha sottolineato lo stesso Ulyukayev dopo la lettura della sentenza: «Mi dichiaro colpevole. Non delle accuse assurde contro di me ma di aver troppo spesso cercato la via più facile per la mia carriera e il mio benessere a scapito dei miei principi. Chiedo perdono al popolo». Ma poco dopo ha aggiunto: «Nessuno può dire per chi suonerà la campana. Potrà essere uno qualunque tra voi. E’ così facile: una busta, una borsa, un video sgranato, tre click ed è fatta».

@daniloeliatweet

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE