Segnali di censura nel web russo

Il Cremlino ha finora evitato provvedimenti di censura di internet. Ora, una proposta di legge sull’accesso ai social network potrebbe segnare un cambio di passo.

Quando si studiano gli approcci al web dei Paesi con deficit di democrazia, si finisce quasi sempre per prendere a esempio la Russia e la Cina. Mentre quest’ultima è tristemente famosa per la schiacciante censura imposta a tutta la rete del Paese, protetta dall’imponente firewall che impedisce l’accesso ai principali siti e social network occidentali, la Russia si staglia per la libertà lasciata alla RuNet, come viene chiamato il web russo.

Questo non vuol dire che il Cremlino ignori le potenzialità – e i pericoli per il potere – della rete. Il governo russo si è infatti affidato un controllo più sofisticato e meno illiberale della Grande muraglia digitale di Pechino. Ma non per questo meno pervasivo. Un sistema che consente, per esempio, ad Alexey Navalny di pubblicare i suoi video contro la corruzione dei politici su YouTube né impedisce a milioni di russi di vederli. Un sistema che lascia spazio ai blog dei dissidenti, ai post su Facebook e VK, ai tweet dei cittadini. Ma anche un sistema che ha saputo creare una blogosfera controllata dal governo, capace di manipolare l’informazione in rete e un esercito di troll che inquina le informazioni che circolano nei social network. Un sistema capace di imprigionare i cittadini per aver condiviso o aver messo un like a un post ritenuto antigovernativo.

Ora, però, le cose potrebbero cambiare. In peggio.

La stretta sui social

Il quotidiano Isvestija ha dato notizia di una proposta di legge che, se approvata, renderà molto più dura la vita della RuNet.

Il progetto, che secondo il quotidiano sarà presto sottoposto alla Duma dall’assemblea regionale di Leningrado (si chiama ancora così la regione di San Pietroburgo), vieterà l’iscrizione ai social ai minori di 14 anni e richiederà la registrazione del passaporto a tutti gli altri iscritti. Uso del nome reale, quindi, ma anche identità certa e rintracciabilità. Pena, una multa di oltre 5mila dollari.

Ancor più grave, la legge renderà più severo il divieto, già esistente, di condividere in rete le informazioni sulle manifestazioni pubbliche, rendendolo esplicitamente un crimine. Cosa che sembra rispondere direttamente alle manifestazioni delle scorse settimane. Sarà poi vietato rendere pubblici gli scambi di messaggi sui social, senza il consenso dell’interessato.

Si tratta di una norma che colpisce duramente gli utenti dei social russi, soprattutto VK, il cosiddetto “Facebook russo”. Un salto di qualità nella censura rispetto al passato, quando il suo fondatore Pavel Durov aveva dovuto vendere le sue quote denunciando” pressioni dei servizi segreti. Una norma che va a colpire anche direttamente quella “generazione P” (la definizione è di Lucia Sgueglia su La Stampa), i Millennials nati con Putin e che non hanno mai conosciuto altra alternativa; gli stessi che hanno riempito strade e piazze della Russia nei giorni scorsi per protestare contro il governo e il presidente.

Una norma, infine, che se approvata renderà il web russo più simile a quello di altri Paesi totalitari.

@daniloeliatweet

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