Sempre meno diritti umani in Russia

La corte suprema russa ha deciso di chiudere l’associazione per la tutela dei diritti umani Agorà. Con l’accusa di “influenzare l’opinione pubblica”, è la prima a cadere sotto la mannaia della famigerata legge anti Ong.

Photo credits: Elena Ryabinina/Human Rights Watch

Il ministero della Giustizia russo ha avviato un’azione contro l’Ong Agorà, accusandola di violare la legge contro gli “agenti stranieri”. Conseguentemente, mercoledì scorso, la Corte suprema ne ha ordinato la chiusura. È la prima volta che il ministero della Giustizia chiede la messa al bando di un’associazione per la difesa dei diritti umani in Russia con l’accusa di “influenzare l’opinione pubblica”. Un’accusa evidentemente preoccupante per l’esile libertà d’espressione nell’era di Putin.

Agorà è una delle organizzazioni più famose e attive del Paese, che spesso ha attirato l’attenzione internazionale sulla sempre maggiore repressione dei diritti umani in Russia. Ha il quartier generale a Kazan e 40 sedi in tutta la Russia, e unisce 35 avvocati che offrono assistenza legale gratuita nei più importanti casi giudiziari contro l’opposizione, come gli attivisti di Bolotnaya, le Pussy Riot, il regista ucraino Oleg Sentsov e l’artista Petr Pavlensy. Dalla sua fondazione, nel 2005, ha vinto molti ricorsi alla Corte costituzionale che hanno portato alla dichiarazione di incostituzionalità di sei leggi liberticide. Nel 2014 è stata insignita del premio Rafto per i diritti umani.

Kafka e Orwell

Nel 2014 Agorà è stata inserita nella lista dei cosiddetti “agenti stranieri”. L’associazione ha fatto prima ricorso in tribunale senza successo e poi al ministero della Giustizia, affermando di non ricevere fondi dall’estero da oltre un anno. Per tutta risposta il ministero ne ha chiesto la chiusura, decisa immediatamente nella prima udienza.

Ma, secondo i legali, la sentenza stessa è contraria alla costituzione russa che consente lo scioglimento delle organizzazioni solo nei casi in cui compiano attività volte a sovvertire l’ordine costituzionale, minaccino la sicurezza nazionale o mettano in pericolo la vita dei cittadini. Nessuna di queste accuse è stata formalmente mossa nei confronti di Agorà.

Il ministero ha invece accusato l’organizzazione di essere un “agente straniero”, di influenzare l’opinione pubblica e di aver cercato di essere cancellata dall’elenco degli agenti stranieri. A parte la gravità di un’accusa così inconsistente, la formula colpisce per la sua ottusa logica, come se fosse stata scritta a quattro mani da Kafka e Orwell.

Repressione sistematica

E proprio come se questa storia fosse opera di un romanziere, la corte ha deliberato lo stesso giorno in cui il presidente del Consiglio per i diritti umani, Mikhail Fedotov, ha chiesto formalmente al ministero della Giustizia di chiarire cosa si intende per “attività politica” delle Ong. Il Consiglio è un organo consultivo alle dirette dipendenze della presidenza della Federazione, vale a dire di Putin, ma gode ancora di una certa indipendenza. Fedotov ha proposto di definire l’attività politica solo come “tentativo di ottenere potere politico”. Sarebbe un modo per evitare che una definizione così generica lasci alle autorità la massima discrezionalità, giungendo a risultati come quello di Agorà. Dopo sei ore di discussione, però, non si è arrivati a niente.

Per tutta risposta, il giorno successivo alla decisione della corte, il ministero della Giustizia ha notificato un’altra azione per lo scioglimento dell’associazione Golos, che si occupa di monitorare le elezioni. Solo poche settimane prima, a fine gennaio, la stessa sorte era toccata al Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt), un’altra importantissima associazione che difende le vittime di tortura da parte di istituzioni dello Stato.

L’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani, un’organizzazione internazionale con sede in Svizzera, non ha dubbi. Le azioni giudiziarie contro le Ong russe hanno il solo scopo di impedire la loro pacifica azione di difesa dei diritti umani e costituiscono una repressione sistematica delle voci critiche del governo.

@daniloeliatweet

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