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Traditori e collaborazionisti. L’altra guerra intestina dell’Ucraina

I servizi segreti di Kiev hanno annunciato di aver arrestato 13 militari che passavano informazioni ai russi, compresi alcuni ufficiali. Il problema di un apparato militare e della sicurezza ancora legato alla vecchia Ucraina è tutt’altro che risolto.

Tra gli arrestati ci sono un bel po’ di pezzi grossi. L’Sbu, i servizi segreti ucraini, ha beccato a passare informazioni ai russi il vicecapo di staff dell’Ato, l’organizzazione delle operazioni militari nell’est, un colonnello della Guardia nazionale, un dipendente del dipartimento militare e un membro delle forze armate.

Alcuni degli arrestati si erano assegnati in zone operative da cui erano in collegamento con i servizi segreti russi, a cui passavano informazioni riservate.

Il comunicato dell’Sbu rompe un periodo di relativa tranquillità su questo fronte, ma nello stesso tempo ricorda che dal giugno 2015 a oggi l’intelligence di Kiev ha avviato procedimenti penali per tradimento contro 367 cittadini ucraini – secondo l’articolo 111 del codice penale – e contestato ad almeno tre soggetti l’accusa ben più grave di spionaggio.

Tra i condannati, fino a nove anni di carcere, figura anche un alto funzionario dei servizi segreti militari russi, Gru, e cittadino russo, che aveva il compito di reclutare informatori e spie tra gli ucraini e ottenere documenti militari segreti. Come un ex ufficiale dell’aeronautica ucraina che ha addirittura firmato un contratto con l’Fsb – l’intelligence russa – per passare informazioni sulle rotte di volo degli aerei militari.

Un problema irrisolto

La diffusione della notizia serve naturalmente a ricordare agli ucraini il lavoro dell’Sbu e il suo ruolo nel combattere la guerra ibrida della Russia. E infatti, secondo quanto ci dicono, i servizi segreti hanno sventato decine di attacchi e sabotaggi in zone non di guerra, evitato che un suo gruppo di agenti si vendesse ai separatisti e smascherato una spia russa che era risuscita a farsi arruolare nell’intelligence delle forze armate ucraine durante una delle mobilitazioni generali nel pieno della guerra e comunicava ai separatisti le mosse dei suoi compagni.

Ma gli arresti di questi giorni sembrano anche dire che il problema è tutt’altro che risolto.

Tanto lavoro è stato fatto da quando, nei confusi giorni del dopo Maidan, gli agenti dell’Sbu si lamentavano di non avere idea di chi fidarsi. «Tutti sospettano di tutti», diceva una fonte anonima a Mashable. Sembra passato un secolo, era solo due anni fa. Quando l’Ucraina post Yanukovich ereditava un apparato di sicurezza legato a doppio filo alla Russia e in cui, secondo le stime, almeno il 30% degli agenti apparteneva all’Fsb o al Gru, i servizi segreti civili e militari di Mosca. Ed era proprio il nuovo capo dell’agenzia, Valentyn Nalyvaichenko, a dire che «a cavallo tra il 2013 e il 2014, più di 30 ufficiali dell’Fsb hanno preso parte ai campi di addestramento in Ucraina.

E, ancora un anno fa, il problema degli infiltrati era così grave che il Pentagono Usa si mostrava molto riluttante a fornire le proprie immagini satellitari all’Ucraina con la certezza che sarebbero subito finite in mani russe.

Tutto questo ci ricorda che sono ancora molti, e di diversa natura, i legami tra l’Ucraina e la Russia. A dispetto del forte – e spesso sincero – rinato patriottismo. La facilità con cui gli agenti russi riescono arruolare collaborazionisti è il risultato di una corruzione endemica a ogni livello delle istituzioni, di una disillusione sempre più diffusa tra la popolazione e della permanenza – specialmente nelle regioni dell’Est, pur sotto il controllo del governo di Kiev – di larghe fette della popolazione che continuano a vedere la Russia come un riferimento.

Come se ce ne fosse bisogno, un ostacolo verso la soluzione alla questione del Donbass.

@daniloeliatweet

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