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La resa dei conti nelle repubbliche separatiste in Ucraina

Soldati senza distintivi per le strade di Luhansk, arresti di massa, il “primo ministro” dell’autoproclamata repubblica popolare che fa perdere le sue tracce, mezzi militari in città. Quello che sta succedendo nel Donbass sembra un colpo di Stato. E forse lo è

Uomini armati che indossano maschere bloccano una strada nel centro di Luhansk, Ucraina, 22 novembre 2017. REUTERS / Alexander Ermochenko
Uomini armati che indossano maschere bloccano una strada nel centro di Luhansk, Ucraina, 22 novembre 2017. REUTERS / Alexander Ermochenko

Se fosse un film, si intitolerebbe «Il ritorno degli omini verdi». Solo che questa volta i militari senza mostrine sono comparsi improvvisamente nelle strade di una città sotto il controllo dei separatisti appoggiati dalla Russia, e non in territorio controllato da Kiev, come successe nel 2014 in Crimea.

Gli interrogativi sono gli stessi. Chi sono? A chi fanno capo? Quale esercito rappresentano? Questa volta è un po’ più difficile.

Quello che sappiamo finora è che la mattina di martedì 21 novembre gli abitanti di Luhansk si sono svegliati con la città presidiata da veicoli militari e soldati in uniformi senza alcun segno distintivo, armati di kalashnikov. Per certi versi, niente di così sconvolgente in una città sotto il controllo di milizie irregolari da più di tre anni. Ma stavolta c’era qualcosa di diverso.

I soldati non solo non avevano alcuna mostrina, ma si rifiutavano anche di dire a chi facessero capo e perché fossero lì. Le vie centrali della città erano bloccate. Mentre l’autoproclamato presidente Igor Plotninsky tranquillizzava la popolazione dicendo che tutto era sotto controllo, quello che stava accadendo somigliava sempre più a un colpo di Stato.

Un colpo di Stato al rallentatore

E in realtà un indiziato c’è. Il giorno prima, infatti, Plotninsky aveva licenziato il suo “ministro degli interni”, Igor Kornet. O meglio, aveva cercato di licenziarlo. Perché Kornet non ne aveva voluto sapere di lasciare il posto e aveva apertamente sfidato il “primo ministro”. Il sito del suo ministero aveva pubblicato un comunicato di sostegno nei suoi confronti, sostegno mostrato anche dalle forze armate.

Dal suo canto, Plotninsky poteva contare solo sulla polizia militare e sulle forze armate controllate dalla procura generale.

La mattina di martedì, quindi, mentre gli “omini verdi” presidiavano le strade del centro di Luhansk, le forze fedeli a Plotninsky tenevano il controllo degli uffici di governo. Secondo alcune fonti, poi, durante la notte erano entrare in città anche truppe provenienti dalla confinante repubblica gemella, quella di Donetsk.

Il giorno seguente le truppe apparentemente fedeli a Kornet hanno preso d’assalto il palazzo del procuratore, arrestando una ventina di persone. Le voci di una fuga di Plotninsky hanno cominciato a circolare, ma in serata il “primo ministro” ha letto un messaggio in cui condannava, dal suo ufficio, il colpo di Stato di Kornet.

In tutto questo, le truppe ucraine di stanza nella regione di Luhansk sono state poste dal presidente Poroshenko in stato di massima allerta per il timore di un intervento russo.

Morti sospette

Nel momento in cui scriviamo, dopo una terza giornata apparentemente calma, sembrano ricevere conferma le informazioni di una fuga di Plotninsky in Russia. Mentre informazioni dal posto confermano la presenza di truppe della Dnr in città.

Se queste due informazioni fossero confermate, quella di un colpo di Stato non sarebbe più un’ipotesi.

Del resto, i due Stati fantoccio nati in Donbass allo scoppio della guerra in Ucraina non sono nuovi a sanguinose lotte di potere. A gennaio 2015, il comandante del battaglione “Batman”, Alexander Bednov, fu ucciso a Luhansk. La stessa sorte toccò a un altro comandante, Alexei Mozgovoi, caduto in un agguato. E così pure il comandante dei cosacchi, Pavel Dryomov.

Un’economia basata sui soldi mandati da Mosca e sul contrabbando, e completamente controllata dai signori della guerra, può essere un buon movente per molte sparizioni.

Inoltre, la “repubblica” di Luhansk è sempre stata nel cono d’ombra di quella di Donetsk: un ruolo secondario nel controllo dell’intera regione che oggi potrebbe non aver più ragione d’esistere. Il capo della Dnr, Zakharchenko, ha più volte espresso il desiderio che le due entità si fondessero. Difficilmente, però, pensava di mettere Donetsk nell’orbita di Luhansk. Forse quel giorno è arrivato.

@daniloeliatweet

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