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Uno smartphone per Putin

Quando Vladimir Putin è andato in visita ufficiale in Cina all’inizio del mese, ha portato come regalo al leader cinese Ji Xinping un cellulare. Regalare un telefonino a un cinese potrebbe sembrare come offrire un ghiacciolo a un eschimese. Ma quello di Putin non è uno smartphone qualunque, è la risposta russa a Apple, Samsung & co. E quello che c’è dietro è molto più di un telefonino.

Photo: LinkTV

Si chiama Yotaphone ed è già alla seconda generazione, anche perché la prima non è andata molto bene. Si racconta che quando ne fu regalato un esemplare a Dimitri Medvedev, famoso per essere un fan dell’iPhone, lui avesse detto “Alla Apple saranno nervosi”. Ma non è chiaro se volesse fare ironia. Era solo un anno fa, eppure sembra passato un secolo. L’occidente non era tornato a essere il nemico numero uno, la sindrome da accerchiamento non era ai livelli di guardia di adesso e nessuno ancora si sognava di spaccare iPad e iPhone a martellate solo perché prodotti americani.  Oggi il valore simbolico e politico di uno smartphone “sdelano v Rossii” (guai a chiamarlo “made in Russia”) è persino maggiore. Per un Paese sotto sanzioni, dipendente in massima parte dalle risorse naturali, senza un’industria leggera né un vero terziario avanzato – eppure non secondo ad altri in tecnologia – mostrare di poter fare a meno degli altri anche nei cellulari è quasi un dovere. Ecco perché Putin lo ha messo nella valigia per la Cina.


Molto più di un telefonino
La nuova versione dello Yotaphone sarà presentata ufficialmente agli inizi di dicembre. Anche se in realtà non è interamente russo (è realizzato con componenti cinesi), sta diventando un oggetto strategico quasi quanto un’arma. Il fatto che sia apparso nelle mani di Putin ne è la prova. Un paio di mesi fa, poi, si era sparsa la voce che la compagnia che lo produce, la Yota Devices, stesse per trasferirsi in Canada. “Lo Yotaphone è e rimarrà un prodotto russo, interamente progettato e sviluppato in Russia”, si è dovuta affrettare a dichiarare la portavoce dell’azienda, Larisa Pogonina.
L’argomento è sensibile, e c’è qualcosa di più dell’orgoglio per un prodotto nazionale. Nel marzo di quest’anno Rostec, la holding tecnologica di stato voluta da Putin nel 2007, ha acquisito il 25% di Yota Devices. Vuol dire che lo Yotaphone è per un quarto pubblico. La Rostec, che ha partnership con grosse aziende strategiche e possiede tra l’altro la Kalashnikov Concern, proprio quella che produce il famoso fucile mitragliatore russo. L’amministratore delegato di Rostec, Sergey Chemezov, è dal 2006 nel direttivo di Russia unita, il partito di Putin, ed è da aprile sulla lista delle sanzioni individuali Usa per la crisi in Ucraina.

Davvero speciale
Lo Yotaphone, però, è davvero speciale. Dietro infatti, invece di una cover colorata, i progettisti gli hanno messo un secondo schermo e-ink, proprio come quello degli e-book reader. I vantaggi sono tanti: se devi leggere un testo e non hai bisogno dei colori, lo schermo e-ink ha un consumo bassissimo e la batteria può durarti mesi. Se poi sei agli sgoccioli di carica e per esempio ti serve una mappa, la puoi visualizzare e spegnere il cellulare, perché lo schermo a inchiostro elettronico richiede corrente solo per il refresh e non per la semplice visualizzazione. Senza contare la piacevolezza di lettura e il riposo della vista.
Un oggetto così poteva nascere solo in Russia. Non serve tirare in ballo le matrioshke, basta entrare in un qualunque negozio di elettronica della federazione e strabiliare davanti gli scaffali degli e-book reader. Se da noi ci sono in mostra un paio di modelli, in Russia ce ne sono decine. I russi non leggono più come una volta, è vero, ma basta una corsa in metropolitana per rendersi conto di quanto siano comuni i libri elettronici.
Insomma, molto più di un telefonino. In tutti i sensi.

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