A Kabul la rivoluzione femminile va in auto

Rokhsar giornalista con la patente che con la sua auto ogni giorno sfida la cultura conservatrice degli uomini afgani. La battaglia delle donne per la conquista dei loro diritti e la paura per un ritorno dei Talebani.

Photo credits dailynews.lk

Anche dallo schermo televisivo il volto deciso di Rokhsar Azamee trasmette la sua voglia di reagire ai soprusi che in quanto donna subisce ogni giorno a Kabul. È una giornalista, ma in Libano, ospite del canale NBN, racconta la sua storia di lotta per la sua autonomia e libertà personale nel Paese.

Da poco più di un anno è una delle poche donne afgane che guida la propria automobile per le strade della capitale. “Da quando ho iniziato a guidare – racconta Rokhsar Azamee - ho dovuto fare i conti non solo con l’ironia pesante degli uomini, ma soprattutto con atti minacciosi, Addirittura alcuni uomini hanno cercato deliberatamente di tamponarmi o di mandarmi fuori strada.”

La giornalista ha deciso di prendere la patente per evitare le molestie dei maschi per la strada, mentre da sola aspettava un taxi, e dagli attacchi verbali di chi, riconoscendola, la accusava sia perché una donna non deve fare la giornalista sia per le sue battaglie per l’eguaglianza tra i generi. 

Anche l’acquisto di un'auto, però, non la ha protetta dalla condanna di una società maschilista e ultraconservatrice come quella afgana. Per molti uomini è una novità assoluta vedere una donna al volante. In questo anno alla guida della sua vecchia Toyota Corolla Rokhsar ha dovuto confrontarsi spesso con gli uomini della sua città. “Una volta ho avuto davvero paura. Quattro uomini con un SUV hanno iniziato a seguirmi e alla fine mi hanno costretta ad accostare in una strada deserta. Non sapevo cosa fare, Mentre loro scendevano dalla macchina ho messo la retromarcia e sono partita a tutta velocità. Sono riuscita a scappare e il lungo graffio sulla fiancata della mia macchina mi ricorda che devo stare sempre molto attenta.”

Nel Paese non è sempre stato così. Fino ai primi anni ’90 era normale per le donne afgane, almeno nei grandi centri, guidare e nelle città più grandi alcune conducevano anche i mezzi pubblici. Nel 1992, quando crollò il regime imposto da Mosca e iniziò la guerra civile, le donne hanno iniziato lentamente a perdere molti dei loro diritti. Quando il potere,  nel 1996, fu preso dai Talebani integralisti la situazione peggiorò drammaticamente. “Le donne non potevano uscire da sole, erano obbligate a portare il burqa, non potevano lavorare fuori di casa e, figuratevi, se potevano guidare.”  Alcune cose sono cambiate nel 2001 “Con l’invasione degli Stati Uniti e al potere un governo sostenuto da Washington molte leggi sono state modificate. La parità di genere è stato sancito nella costituzione afghana, e milioni di donne sono uscite dall’ombra e hanno iniziato a frequentare scuole e università, e sono tornate a lavorare negli uffici. Quattordici anni dopo, però, una donna al volante è ancora vista come una provocazione, un comportamento immorale.”

L'Islam non vieta alle donne di guidare, ma le leggi e le regole culturali sono diverse in tutto il mondo islamico. In Arabia Saudita è assolutamente proibito alle donne di guidare, in Iran e in Pakistan donne al volante sono abbastanza comuni, soprattutto nelle città.

In Afghanistan le pochissime donne con la patente sono visti come una imposizione occidentale e un rifiuto dei valori musulmani.  

Ahmed, emigrato a Beirut da Kabul alcuni anni fa per aprire un negozio di tappeti, dice “Le donne, in particolare le ragazze, che guidano accrescono la loro possibilità di comportarsi male, di non rispettare il Corano e possono anche facilmente prostituirsi. Queste donne guidatrici incitano le nostre sorelle musulmane devote a essere immorali, una cosa intollerabile.”

La sua visione non è un’eccezione in Afghanistan. Nelle grandi città, però, le donne stanno cercando di portare avanti questa piccola grande rivoluzione rappresentata dalla patente. L’aumento del numero delle donne al volante è ormai costante, secondo le autorità di Kabul solo nella capitale sono un migliaio le donne che ogni anno si iscrivono alla scuola guida. Nei primi anni dopo la caduta dei talebani non erano più di cinquanta.

I progressi sono tangibili e promettenti, ma potrebbero non essere sufficienti.

Cosa potrà accadere il giorno chele forze internazionali lasceranno il Paese? Nei mesi scorsi un’inattesa offensiva dei Talebani li ha portati a prendere il controllo per pochi giorni della città di Kunduz. Dopo la liberazione i testimoni hanno raccontato delle atrocità commesse contro le donne da appositi “Squadroni della morte”.

Sono orgogliosa, perché credo di essere un esempio per le altre donne. Personalmente da quando ho imparato a guidare mi sento meglio – dice Rokhsar Azamee - più sicura di me. Quando vedo altre donne al volante dei loro veicoli mi sembra che il nostro Paese si sta muovendo in avanti, su quelle macchine verso un futuro migliore e più civile.”

@MauroPompili

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