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Afghanistan: un narco-stato

La coltivazione di papavero da oppio in Afghanistan ha raggiunto livelli record e il Paese continua ad essere responsabile quasi del 90 per cento della produzione mondiale. Il dato è stato diffuso da John F. Sopko, ispettore generale speciale per la Ricostruzione in Afghanistan (Sigar), l’ente di controllo del governo statunitense preposto per la verifica dei costi nel Paese centroasiatico.

Afghan farmers work at a poppy field in Jalalabad province May 5, 2012. REUTERS/Parwiz

“Nonostante la spesa di più di sette miliardi di dollari per combattere la coltura di papaveri da oppio e lo sviluppo della capacità anti-narcotraffico del governo afghano – ha dichiarato Sopko -, i livelli delle coltivazioni hanno raggiunto un record senza precedenti nel 2013”. E la situazione è destinata a peggiorare: “Nell’opinione di quasi tutti quelli con cui ho parlato – ha aggiunto l’ispettore generale del Sigar - la situazione in Afghanistan è disastrosa, con poche prospettive di miglioramento nel 2014 e oltre”.

Sopko si è basato sui dati del rapporto “Afghanistan Opium Survey”, redatto dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc). In Afghanistan, infatti, si legge nel resoconto redatto dall’Unodc, la produzione di questo stupefacente è aumentata del 17 per cento rispetto all’anno passato e le aree di coltivazione del papavero sono state ampliate del 7 per cento. Nel 2007 erano 193mila gli ettari coltivati, ora il papavero da oppio interessa una superficie di 209mila ettari.

La produzione di papavero si sta spostando anche verso regioni che in passato non erano state interessate dalla coltivazione illegale. “Nel corso dello scorso decennio – spiega Sopko – grazie a tecnologie a buon mercato, hanno trasformato 200mila ettari di deserto nel sud-ovest dell’Afghanistan in terreni arabili”.

I dati sulla coltivazione di oppio vengono confermati anche da Viktor Ivanov, capo dei servizi anti-droga russi che da anni lancia l’allarme sul fallimento delle politiche di sradicamento delle coltivazioni portate avanti dalla coalizione a guida statunitense. “Negli ultimi tre anni, le aree delle piantagioni di oppio sono cresciute da 138mila ettari a 209mila ettari e quest’anno pensiamo che le aree coltivate crescano ancora fino ad arrivare a 250mila ettari”. Secondo Ivanov l’Afghanistan si sta rapidamente trasformando in un narco-stato.

Il business dell’oppio è altissimo ed è una fonte di reddito molto importante sia per i talebani sia per molti uomini politici del governo afghano che sono sospettati di avere collegamenti con i narcotrafficanti. Oggi, grazie al raccolto del papavero, si possono produrre 780 tonnellate di eroina e morfina per un valore che si aggira intorno ai 3 miliardi di dollari.

Nel martoriato Afghanistan, dove il crimine e la corruzione sono in crescita, a guadagnarci non sono solo i signori della droga, ma anche i piccoli agricoltori. Secondo “Afghanistan Analyst Network” un agricoltore con un ettaro di terra può raccogliere fino a 30 chili di oppio grezzo che riesce a vendere a circa 200 dollari al chilo. Con lo stesso ettaro di terra può produrre circa 2.800 chili di grano che vende per 50 centesimi al chilo. Dunque, se l’agricoltore coltiva oppio, il suo ettaro di terra frutta 6mila dollari, al contrario ne frutta 1.400 con il grano. Meno di un quarto di quello che frutta l’illegalità. Ed è per questo motivo che molti afghani sono tornati a coltivare papavero da oppio. Lo stesso che, trasformato in eroina, arriva anche in Europa.

@fabio_polese

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