L’Uzbekistan fa le prove da potenza regionale in Afghanistan

Al summit di Tashkent la Ue investe sulla storica proposta di pace di Kabul ai talebani. Ed emerge il peso crescente degli Stati dell’Asia Centrale, guidati dal “nuovo” Uzbekistan, preoccupati dalle scosse che arrivano dal confinante Afghanistan

Un ufficiale di polizia afgano fa la guardia fuori da una moschea sciita dopo un attentato suicida a Herat, in Afghanistan, il 25 marzo 2018. REUTERS / Mohammad Shoib
Un ufficiale di polizia afgano fa la guardia fuori da una moschea sciita dopo un attentato suicida a Herat, in Afghanistan, il 25 marzo 2018. REUTERS / Mohammad Shoib

I dati salienti emersi dalla conferenza internazionale che si è svolta a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan,   tra il 26 e il 27 marzo sono due. Il primo - il più evidente – è il passo in avanti verso una stabilizzazione della situazione in Afghanistan, una nazione dilaniata da ripetuti attentati terroristici e da una guerra quasi ventennale tra i talebani e il governo afghano, appoggiato dagli Stati Uniti. Il secondo, non meno importante, è il rafforzamento sul piano internazionale delle nazioni centroasiatiche e dell’Uzbekistan, che si candida a divenire un’autentica potenza regionale.

Dopo l’apertura senza precedenti dello scorso 28 febbraio, quando il governo afghano aveva offerto ai talebani un pieno riconoscimento politico in cambio dell’avvio dei negoziati per la pace, i rappresentanti di 23 nazioni si sono uniti a Tashkent per promuovere il dialogo tra gli insorti talebani e le forze governative afghane e favorire la cooperazione regionale tra Kabul e le nazioni dell’Asia centrale..

La mancanza di repliche ufficiali da parte dei talebani – che non avevano reagito nemmeno dopo gli appelli dello scorso febbraio – è interpretata in realtà da alcuni osservatori come un segnale positivo, incoraggiante. Le forze talebane, il cui obiettivo primario è la cacciata delle forze statunitensi dall’Afghanistan, starebbero considerando le offerte ricevute, valutandone i pro e i contro.

Oltre ai delegati di 23 Stati – tra i quali il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, il sottosegretario di Stato per gli affari politici statunitensi, Thomas Shannon - all’incontro di Tashkent ha preso parte anche Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri.

«L'Ue e i suoi Stati membri sono i più grandi donatori di aiuti internazionali in Afghanistan» spiega a eastwest.eu un portavoce dell’Unione Europea. «Durante la conferenza di Tashkent, l'alto rappresentante Mogherini ha anche messo sul tavolo la disponibilità dell'Unione Europea a supportare il processo di pace con tutti gli strumenti a nostra disposizione: il sostegno economico, il nostro potere di convocazione diplomatica, il sostegno politico e le nostre competenze tecniche. Non sostituiremo i leader afghani nel processo di pace m, potremo di certo sostenere il processo in diversi modi. Stiamo già aiutando ad attuare l'accordo di pace con Hezb-i-Islami in Afghanistan, in particolare per sostenere il dialogo e la riconciliazione tra ex combattenti, società civile, donne e ulema. Siamo pronti ad impegnarci ancora di più con la società civile afgana e con le vittime se l'offerta di pace sarà accettata dai talebani».

Dalla conferenza di Tashkent è emerso anche il ruolo chiave dell’Uzbekistan e delle altre nazioni centroasiatiche, chiamate non solo a rispettare "la sovranità, indipendenza, integrità territoriale e unità nazionale dell’Afghanistan" ma anche a "sostenere gli sforzi del suo popolo e del governo per raggiungere pace, stabilità e sviluppo del Paese".

La formula diplomatica di rito inserita nella “Dichiarazione di Tashkent” in questo caso traduce la reale preoccupazione delle nazioni che con l’Afghanistan confinano, come il Turkmenistan, l’Uzbekistan e il Tagikistan.

Questi Stati condividono il timore che i combattenti dell’Isis e dei talebani - a loro volta in lotta tra loro - possano avvicinarsi o addirittura oltrepassare i confini che separano le loro nazioni dall’Afghanistan, portando con sé il rischio di nuovi attentati.

Oltre ai talebani, infatti, in Afghanistan è attivo anche l’Isis, che da diversi mesi si sta rafforzando con grande velocità soprattutto nel versante settentrionale del Paese. In quest’area, non lontano dal confine con l’Uzbekistan, si trova la città di Kunduz, uno dei principali obiettivi dei talebani e degli estremisti del ramo afghano dell’Isis. Secondo l’intelligence americana, tra i terroristi attivi in Pakistan e in Afghanistan vi sono molti combattenti di origine centroasiatica e una parte di loro – oltre a quelli che hanno combattuto in Siria e in Iraq con l’Isis – sta iniziando a tornare a casa.

Da questo punto di vista, gli impegni siglati dalle nazioni centroasiatiche in occasione della conferenza di Tashkent potrebbero risultare determinanti: non solo per la stabilizzazione di un vicino turbolento come l’Afghanistan ma anche per rafforzare i controlli alle frontiere e per evitare che gli estremisti possano transitare tra una nazione e l’altra.

Il summit di Tashkent è servito anche per ribadire la centralità dell’Uzbekistan: in virtù della sua influenza e della sua posizione strategica, l’Uzbekistan si sta trasformando rapidamente in una nazione-guida e in un autorevole punto di riferimento per tutte le altre ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale.

La nazione è guidata dal presidente Shavkat Mirziyoyev, salito al potere nel 2016 dopo la morte dell’ex presidente-dittatore Islam Karimov. Dopo quasi trent’anni di repressione, esercitata con il pugno duro di Karimov, Mirziyoyev ha avviato una sorprendente serie di riforme, garantendo più libertà religiosa e avviando sforzi significativi per rendere il Paese più attraente per gli investitori stranieri. La condotta riformista di Mirziyoyev, in effetti, potrebbe influenzare positivamente anche le leadership dei Paesi vicini, come Turkmenistan o Tagikistan, la cui apertura al mondo è tuttora ostacolata da regimi tirannici e ferocemente repressivi.

«La pace in Afghanistan rappresenterebbe un vantaggio per l’intera regione» prosegue il portavoce Ue. «Investire nella sicurezza e nella prosperità dell'Afghanistan significa investire nella sicurezza e nella prosperità dell'Asia centrale. Per anni, l'Unione Europea ha sostenuto la cooperazione transfrontaliera in questa regione, in particolare la gestione congiunta delle frontiere per monitorare i movimenti di combattenti terroristi stranieri e fermare il flusso di droga fuori dall'Afghanistan. Questo è un ulteriore incentivo per sostenere la proposta di pace fatta ai talebani dal presidente Ghani».

@Cassarian   

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