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Aleppo senza pace

Sono passati sette mesi dalla liberazione della seconda città della Siria. La popolazione della parte orientale vive sotto il dominio delle milizie che avevano collaborato con l’esercito nella guerra contro i jihadisti. Il Governo sta tentando di combattere le bande armate, ma le speranze non sono molte. 

Un bambino ad Aleppo est, Siria. REUTERS/Abdalrhman Ismail
Un bambino ad Aleppo est, Siria. REUTERS/Abdalrhman Ismail

Sono passati sette mesi da quando l'ultimo militante islamista è stato evacuato da Aleppo est, ma la parte orientale della città continua a non avere pace. Nei quartieri spadroneggiano le milizie, che avevano combattuto a fianco dell’esercito governativo e la fame attanaglia la popolazione.

Vittime dal 2012 della guerra civile gli abitanti superstiti di quella che era la capitale economica della Siria avevano sperato di tornare a una vita normale dopo che il Governo aveva ripreso, nel dicembre scorso, il controllo dell’intera città.

Invece, gli aleppini hanno scoperto che parte della loro città è in mano alle milizie. Le violenze e i crimini consumati in questi mesi hanno spinto il Governo a intervenire, per ora senza grandi risultati.

Le milizie sono un’eredità dell’assalto finale ad Aleppo orientale, quando le forze governative si sono alleate ai reggimenti paramilitari e ai combattenti sostenuti dall'Iran per vincere la battaglia.

“Alla fine degli scontri questi gruppi hanno mantenuto il controllo delle aree dove avevano combattuto e si sono trasformate in vere e proprie bande che dettano la loro legge.” Ha raccontato al telefono Ahmed, un abitante di Aleppo.

“Le milizie sono numerose, ognuna controlla una piccola parte della città. Alcune sono frammenti dell’esercito, altre sono i gruppi lealisti noti come ‘Comitati Popolari’, ma noi li chiamiamo ‘shabiha’ (gli armati della malavita organizzata ndr). Tutte sono colpevoli di crimini orribili.”

Armati fino ai denti, queste bande esercitano il loro controllo specie nelle aree chiave della città, dove si trovano pozzi d'acqua, generatori di energia elettrica e stazioni di servizio per il carburante.

Per la popolazione, che cerca solo di tornare alla normalità, rappresentano un pericolo costante.

Drammatica ed emblematica la storia di Jawash. Il mese scorso il ragazzino di 13 anni, si è avvicinato a un’auto piena di uomini in tenuta militare nella speranza di vendere qualche pacchetto di gomme da masticare o di biscotti. Uno dei passeggeri ha tirato fuori la sua pistola e gli ha sparato in testa. La macchina si è poi allontanata tranquillamente.

Agli omicidi si aggiungono furti e soprusi di ogni tipo. Le milizie controllano i quartieri residenziali dell'est della città, dove quasi tutte le case e i negozi sono stati depredati e saccheggiati.

Secondo Baraa al-Agha, di un’associazione siriana che documenta gli abusi commessi durante la guerra, nei quartieri di Masaken Hanano, Sakhour e Al-Saleheen molte case sono state danneggiate dalle milizie come atto di vendetta contro i loro proprietari, che avevano sostenuto l’opposizione.

“Quando i gruppi armati hanno bisogno di soldi, vengono in una casa e dicono che sono terroristi e li prendono.”

Le donne sono diventate sempre più obiettivi dei banditi e, stando a diverse testimonianze, molte sono state sequestrate e stuprate.

Ahmed ha raccontato che un suo amico non esce di casa “Non vuole lasciare la sua giovane moglie sola, ha paura che i miliziani la rapiscano o la violentino. Ormai le ragazze di Aleppo orientale quando camminano per le strade hanno paura, temono sempre di essere rapite. Abbiamo smesso di andare in giro di notte, per evitare di incorrere negli shabiha, e conosco famiglie che hanno abbandonato la città dopo la liberazione.”

Gli abitanti di Aleppo devono, però, affrontare anche un’altra emergenza: la fame. I prezzi dei generi alimentari continuano a salire in modo vertiginoso.

“Il problema ad Aleppo – dice Ahmed – non è trovare il cibo, i mercati sono pieni di merci, ma avere i soldi per comprarlo. I salari sono rimasti quasi invariati dallo scoppio della guerra, ma i prezzi sono aumentati di almeno dieci volte.”

Il Governo cerca di porre rimedio ai pesanti problemi dei cittadini di una Aleppo liberata, ma ancora troppo lontana dal ritorno alla normalità. Il 15 giugno, anche sull’onda dell’emozione del piccolo Jawash, è stata varata una legge speciale per combattere lo strapotere delle milizie.

Le automobili con finestrini neri o senza targa, così come le motociclette, non possono più circolare in città, a meno che non siano dei servizi di sicurezza statali. Se trovati in giro i mezzi sono sequestrati e i conducenti arrestati. I convogli militari hanno un accesso limitato alla città, mentre i combattenti in transito sono obbligati a riporre le armi nelle santabarbara durante la notte.

inoltre, l’intelligence dell’aviazione e i servizi di sicurezza hanno liberato dalle milizie un paio di quartieri sul confine con la parte occidentale della città.

Tutto questo non sembra essere stato ancora sufficiente a mitigare la paura dei cittadini. “Cosa accadrà – chiede Ahmed - quando l’attenzione delle autorità diminuirà o se il Governo si impegnerà in un altro fronte della guerra ritirando i suoi uomini da qui? Se non sarà stata fatta piazza pulita i miliziani torneranno a dettare la loro legge.”

@MauroPompili

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