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Algeri, da “Telefatwa” i consigli per vivere in sintonia con l’Islam

La battaglia è dura, i combattenti si affrontano senza esclusione di colpi. L’ obiettivo è conquistare  l’anima degli algerini e lo strumento dello scontro è la fatwa, la sentenza religiosa che deve regolare la vita dei cittadini islamici, e che un esercito di predicatori più o meno rigorosi propone attraverso la tv.

REUTERS/Marcelo del Pozo

Le antenne paraboliche offrono percorsi di virtù e redenzione, e gli sceicchi che godono di un’audience satellitare si cimentano nelle indicazioni più varie, fino ai limiti del grottesco: si va dalle raccomandazioni per la fedeltà al coniuge alle curiosità sul colore dei capelli di Eva, progenitrice dell’umanità. Non manca la compassione per i casi più delicati, naturalmente: il marocchino Abdelbari Zemzani si è impietosito di fronte al caso di un uomo che era rimasto vedovo e lo ha perdonato per avere avuto  rapporti sessuali con il cadavere della moglie, poche ore dopo la sua morte.

Inevitabilmente, sottolinea la rivista Jeune Afrique, al centro dell’attenzione degli imam c’è spesso la donna, eterna tentazione e causa di perdizione per l’altro sesso. Per esempio lo sceicco Chemseddine Aldjazaïri, considerato una vera rock star della predicazione tv, tanto che i credenti lo inseguono per strada con la richiesta di farsi fotografare assieme a loro, è molto attento alla virtù della modestia femminile. Raccomanda alle donne di non farsi sorprendere a gustare un gelato per strada, un atto indecente e provocatorio: non si sa mai da quali occhi peccaminosi potrebbe essere visto. Le mogli che aspettano il marito dedicandosi alle virtuose arti della cucina, poi, dovrebbero evitare di fargli sentire l’odore della cipolla, appena rientrato: non è un’accoglienza degna per chi ha lavorato duramente tutta la giornata.

Non molto diverso è l’atteggiamento di Abou Abdessalam, che la stampa considera “icona dell’ortodossia maghrebina”. Vanta una voce tranquilla e senza acuti, ha un’aria saggia e paterna, ma i contenuti delle sue prediche non sono differenti dai colleghi: vanno dal divieto per ogni donna di stringere la mano a un uomo che non sia marito o fratello, all’obbedienza dovuta al coniuge, a meno che questi non sprofondi nel peccato di apostasia, nel qual caso deve lasciarlo.

Insomma, è un equilibrio molto fragile fra tradizione algerina e tentazioni radicali di tendenza wahabita, con la capacità di fermarsi un momento prima del limite raccomandabile.

Sui temi della politica , infatti, i telepredicatori sono sempre molto prudenti: la storia recente del Paese sembra suggerire  la massima cautela e i religiosi non si sentono certo di sfidare il governo di Algeri.

Ma adesso stanno raccogliendo troppa popolarità: il ministro degli Affari religiosi Mohamed Aïssa ha deciso di creare un Consiglio scientifico nazionale, che sia in grado di suggerire la strada giusta ai cittadini sui temi più scottanti, a partire dalla donazione di organi o l’ammissibilità del prestito bancario per l’acquisto di una casa.

In programma c’è anche un ambizioso “Osservatorio di sorveglianza contro il proselitismo religioso, la deriva settaria e il terrorismo”: servirà a togliere spazio ai predicatori più radicali, che propongono la visione salafita, prima che diventino una minaccia. Insomma, finché dalle tv arrivano solo anatemi sul sesso, poco male. Se invece nel mirino c’è il potere, non c’è spazio per la tolleranza.

@Seregras

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