Quali saranno le conseguenze dell’uccisione dell’ambasciatore russo ad Ankara? Intervista a Valeria Giannotta

INTERVISTA - L’attentato di ieri pomeriggio ad Ankara, nel quale è rimasto ucciso l’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov, alimenta ulteriormente la tensione nel Paese islamico precipitato da mesi in una spirale di attacchi rivendicati dai separatisti curdi del PKK o da cellule jihadiste riconducibili all’ISIS.

L'ambasciatore russo Andrei Karlov rimasto vittima di un attentato lunedì ad Ankara (Foto Combo)
L'ambasciatore russo Andrei Karlov rimasto vittima di un attentato lunedì ad Ankara (Foto Combo)

Per avere un quadro chiaro ed esaustivo della situazione e capire quali conseguenze potrà avere l’uccisione del più alto rappresentante della diplomazia di Mosca in Turchia, abbiamo raggiunto la professoressa Valeria Giannotta, docente di relazioni internazionali presso la Türk Hava Kurumu Universitesi di Ankara per rivolgerle alcune domande sull’attentato che ieri ha di nuovo trascinato nel caos la città dove vive e insegna da quattro anni, dopo averne trascorsi altrettanti a Istanbul.

L’attentatore aveva 22 anni e si chiamava Mevlut Mert Altintas. Il giovane faceva parte delle unità anti-sommossa di Ankara e in due occasioni aveva anche prestato servizio per la scorta del presidente Recep Tayyip Erdogan. Dopo l’attacco, il sito del quotidiano turco ‘Hurriyet’ ha riportato la notizia che l’ambasciata russa ritiene che il diplomatico sia stato colpito da terroristi di matrice radicale islamica, ma è probabile che si tratti di un cosiddetto “lupo solitario”. Su quale delle due ipotesi si stanno orientando e indagini?

Le indagini sono in corso e proprio oggi ad Ankara è giunto un pool di 18 esperti russi che lavorerà a fianco della autorità turche per ricostruire gli eventi e “punire i responsabili”, come dichiarato dal presidente russo Vladimir Putin. Dalle dichiarazioni dei vertici russi e turchi l’azione è da considerarsi come un attacco volto a mettere a repentaglio la normalizzazione dei rapporti bilaterali (ripristinati l’estate scorsa dopo la crisi del jet russo abbattuto dalla Turchia) e gli sforzi di mediazione in Siria. In ogni caso, nonostante l’imposto riserbo sulle notizie, le principali testate giornalistiche sia governative che di opposizione hanno riportato che l’attentatore Mert Altintas avrebbe avuto dei contatti con il gruppo FEETÖ, ritenuto responsabile del tentativo di golpe del 15 luglio scorso. Il giovane, inoltre, sarebbe stato recentemente sospeso dal servizio e poi riinserito. Al momento vi sono sei persone in stato di fermo e sono prevalentemente i famigliari e il coinquilino del killer.

Russia e Turchia hanno ricucito i rapporti la scorsa estate, dopo la clamorosa rottura delle relazioni diplomatiche conseguita all’abbattimento il 24 novembre dello scorso anno di un jet russo da parte delle forze turche sul confine con la Siria. E il sindaco di Ankara, Melih Gokcek, ha dichiarato che l’attentato mirava proprio a interrompere il riavvicinamento turco-russo. Anche lei è orientata a credere a un tentativo di “sabotaggio” contro il presidente Erdogan e i recenti accordi con Mosca?

La scorsa settimana Ankara è stata teatro di manifestazioni di protesta contro l’Ambasciata di Russia, ritenuta sostenitrice dei crimini commessi da Assad e responsabile dell’atroce situazione in cui versa Aleppo. Vi sono quindi delle istanze sociali che avvallerebbero la tesi delle autorità turche, che sono condivise anche dai vertici del Cremlino. La normalizzazione prevede anche intenti comuni in Siria, come era già emerso dal meeting di Istanbul dell’ottobre scorso, e come è stato evidenziato nell’incontro preparatorio di oggi a Mosca per il summit trilaterale tra Russia-Turchia e Iran, che si terrà nella capitale russa il prossimo 27 dicembre. Nei due incontri Ankara si è impegnata in prima linea nella campagna di evacuazione da Aleppo e nel sostegno ai ribelli ‘moderati’, oltre ad essere chiamata a giocare un fondamentale ruolo di mediazione con le forze pro-Assad.

L’attacco in cui è morto l’ambasciatore Karlov è arrivato a poche ore dagli incontri a Mosca tra i ministri degli Esteri e della Difesa di Russia, Turchia e Iran per discutere degli ultimi sviluppi in Siria. L’esecuzione in diretta Tv potrà in qualche modo influenzare l’andamento dei colloqui accelerando il raggiungimento degli accordi per trovare un processo di soluzione politica per la Siria?

Dall’odierno meeting preparatorio di Mosca e dalle ultime dichiarazioni emerge la posizione russa di ‘tolleranza zero’ verso il terrorismo e i terroristi che, applicata alla Siria, porterà naturalmente alla ridefinizione dei limiti del supporto ai vari gruppi sul terreno. Mosca è ora in una posizione ancora più dominante nel dirigere e influenzare le dinamiche. Denoto importanti intenti di collaborazione per una soluzione che contribuisca alla stabilizzazione non solo di Aleppo ma di tutta la Siria. Il primo rilevante step sarà la proclamazione congiunta di un effettivo cessate-il-fuoco.

Alcuni media turchi, riferiscono che il killer, freddato dalla polizia turca poco dopo aver sparato all’ambasciatore russo, avesse legami con l’organizzazione dell’imam Fetullah Gülen, che Ankara accusa di essere dietro il tentato golpe dello scorso 15 luglio. Tale ipotesi si basa sul fatto che la scuola di polizia dove il giovane Altintas si era diplomato sarebbe stata sotto il controllo di ufficiali di polizia gulenisti. Secondo lei professoressa quanto è fondata?

Il movimento di Fetullah Gülen ha permeato l’apparato burocratico turco per molti anni e le epurazioni in corso, avviate come misura difensiva e preventiva dopo il 15 luglio, hanno proprio l’obiettivo di estirpare tale componente. Dal profilo del killer si evince che in qualche modo sia entrato in contatto con il movimento in passato, come peraltro molte persone in Turchia. Il dato, penso cruciale, è che lo scorso ottobre sia stato allontanato dal servizio e poi riammesso dopo poco più di un mese. Se questo fosse confermato, la macchina epurativa avviata con il proclamato stato di emergenza, denoterebbe una grande lacuna nei controlli per la messa in sicurezza del sistema.

@afrofocus

ARTICOLI CORRELATI

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA