America Latina: i dolorosi fatti del 2016 e le speranze per il 2017

«L’America Latina è la regione dalle vene aperte. Per quanti concepiscono la storia come una competizione, l’arretratezza e la miseria dell’America Latina sono soltanto il risultato del fallimento. Abbiamo perso; altri hanno vinto. Ma sta di fatto che chi ha vinto, ha vinto perché noi abbiamo perso: la storia del sottosviluppo dell’America Latina è parte integrante della storia dello sviluppo del capitalismo mondiale».

Un manifestante guarda negli occhi un poliziotto antisommossa durante una manifestazione di protesta in commemorazione del colpo di stato militare del 1973. Santiago del Cile l'11 settembre 2016. REUTERS / Carlos Vera protesta
Un manifestante guarda negli occhi un poliziotto antisommossa durante una manifestazione di protesta in commemorazione del colpo di stato militare del 1973. Santiago del Cile l'11 settembre 2016. REUTERS / Carlos Vera protesta

Eduardo Galeano, scrittore uruguaiano e fra le menti più brillanti del continente americano, scriveva così nel suo saggio Le vene aperte dellAmerica Latina (1971). Dalle sue parole sono trascorsi 45 anni, ma la sensazione di sconfitta continua a perseguire l’America Latina.

Il 2016 non è stato senz’altro l’anno adatto per chiudere le “vene aperte” dei paesi accomunati da problemi di violenza, ingiustizia sociale e difficoltà economiche. Brasile e Argentina, le forze trainanti, hanno cambiato guida. Il centrista Temer governa il Brasile in seguito alla destituzione della Rousseff, mentre per l’argentino Macri è stato il primo anno completo come Presidente eletto. Cuba ha perso Fidel Castro e guarda al futuro come un punto interrogativo; il Venezuela è quotidianamente martoriato da un chavismo psicopatico; il Messico, spiazzato dalla vittoria di Trump negli USA, è costretto a fare i conti con una nuova crescita della violenza nel Paese. L’Uruguay guarda alla Cina; in Bolivia, Morales tenta per vie traverse un quarto mandato nonostante l’insuccesso del referendum, mentre la Colombia, impegnata in un processo di pace doloroso ma necessario, è stata nominata «Paese dell’anno» dalla rivista The Economist.

L’America Latina è profondamente mutata rispetto al recente passato: non è più la culla della sinistra mondiale, perché ha deciso di virare verso politiche più conservatrici. Il 2016 è stato un anno di transizione per i nuovi governi (vedere Brasile e Argentina su tutti), ma non è possibile negare che sia stato un anno pessimo per gran parte dell’America Latina. La diseguaglianza sociale, la vera sfida cui tutto il continente dovrebbe unirsi, non accenna a diminuire. Il Brasile, per esempio, ha aggiunto altre 10.000 persone alla schiera dei milionari del Paese. Ora 172.000 brasiliani, come informa Credit Suisse, guadagnano più di un milioni di dollari all’anno. Nel frattempo, la rendita media - passata da 8000 dollari a 27.000 dal 2001 al 2011 - è regredita a 21.000 dollari. E questo mentre 24 milioni di brasiliani vivono con 249 dollari all’anno.

Il 2016 non è stato un anno positivo per coloro che cercano lavoro. Nella regione, il tasso di disoccupazione supera dell’1,5% quello del 2015. L’ILO (International Labour Organization) stima che a fine 2016 la disoccupazione arriverà all’8,1% e che nel 2017 crescerà fino all’8,4%. La corruzione, altro ostacolo alla crescita, continua a godere di ottima salute. L’Odebrecht, impresa brasiliana di costruzioni, ha recentemente siglato un mega-accordo per pagare una multa di 3500 milioni di dollari. La sanzione più alta della storia. Odebrecht, però, non agiva solo in Brasile in cambio di tangenti, ma in tanti altri paesi del Sud America. E in molte occasioni era favorita dalla “mediazione” di politici per la realizzazione di opere pubbliche.

«Abbiamo perso; altri hanno vinto». Se negli scritti di Galeano il passato coloniale ricopriva un ruolo pesante, nel 2016 si può dire che l’America Latina è artefice del proprio destino. La popolazione - dal Venezuela al Messico - ha sicuramente perso, talvolta pagando con la propria vita, ma non è del tutto chiaro chi abbia vinto.

Una piccola vittoria l’ha sicuramente ottenuta la Cina, che, corteggiando il fragile Uruguay, è riuscita a creare una breccia all’interno del Mercosur. Una «jaula cerrada al mundo», una gabbia chiusa al Mondo. Così alcuni analisti definiscono il Mercosur, incapace negli ultimi dieci anni di tessere relazioni diplomatiche consistenti come blocco unico. Continuano a vincere anche le organizzazioni criminali: dai cartelli della droga messicani alle pre-mafie brasiliane (PCC), ormai presenti su tutto il continente sudamericano.

Cosa aspettarsi, dunque, dal 2017? La speranza è che il continente trovi una propria dimensione politica ancor prima che economica. Nel 2016, il Brasile ha cambiato sia il Presidente della Repubblica che il Presidente della Camera. Renan Calheiros, Presidente del Senato, è stato dichiarato inidoneo dalla Corte Suprema, ma è riuscito a mantenere l’incarico tramite un bizzarro accordo. Il Brasile vive una profondissima crisi istituzionale e non è escluso che nel 2017 si torni alle urne, con un anno d’anticipo. Mauricio Macri, Presidente dell’Argentina, non è riuscito a contenere l’inflazione. Il governo stimava che avrebbe chiuso l’anno al 25%, mentre non andrà sotto il 40%. Il successore di Cristina Kirchner può contare però sul 55% dell’approvazione popolare e su una certa fiducia dei mercati che prevedono l’entrata di capitali stranieri nel 2017. La serenità dell’America Latina passerà da alcune misure politiche minime: Cuba e Venezuela dovrebbero abbracciare i valori democratici, ed è essenziale che Maduro faccia un passo indietro. In Brasile, invece, è giusto che si torni al voto dopo la sospensione di Dilma Rousseff per impeachment.

Il 2017 politico non si preannuncia un anno facile per l’America Latina, ma lo stesso Galeano - nonostante tutto - è sempre rimasto ottimista sul futuro della regione. «Lalbero della vita sa che, qualunque cosa accada, la calda musica che vi si avvita attorno non finirà mai. Venga morte in quantità, scorra in quantità sangue, la musica farà ballare uomini e donne fintanto che li respirerà laria e la terra li arerà e vorrà loro bene» (Il Secolo del Vento, ndr). Vale per l’America Latina, ma anche per altre regioni sofferenti del Mondo. Che nel 2017 possa scorrere meno sangue dalle vene aperte.

@AlfredoSpalla

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