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Se il Brasile starnutisce, l’Argentina prende la polmonite. E il Messico?

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Temer si affida alla Casa Rosada, ma senza scoprirsi troppo, mentre Messico e Cile guardano con interesse ai nuovi equilibri dell’America Latina. Per smuovere le vecchie posizioni del Mercosur serviva una svolta a destra?

Il Presidente argentino Mauricio Macri e il suo omologo brasiliano Michel Temer parlano durante un incontro a Palazzo Planalto a Brasilia, Brasile il 7 febbraio 2017. REUTERS / Adriano Machado
Il Presidente argentino Mauricio Macri e il suo omologo brasiliano Michel Temer parlano durante un incontro a Palazzo Planalto a Brasilia, Brasile il 7 febbraio 2017. REUTERS / Adriano Machado

Una strana coppia destinata (forse) a funzionare: Michel Temer e Mauricio Macri. Sono loro i protagonisti della nuova politica sudamericana e - perché no - di quella latinoamericana. Dopo l’insediamento di Donald Trump a Washington, la regione vive un momento di assestamento ed ha bisogno di definire con chiarezza i propri obiettivi. Mauricio Macri, Presidente dell’Argentina, sembra averlo capito prima di tutti, dettando tempi e modi della svolta liberale del continente. I suoi obiettivi sono semplici: marginalizzare i residui della sinistra sudamericana (Venezuela e Ecuador su tutti); avvicinarsi al Messico, rinforzare il Mercosur e avanzare nelle trattative fra Unione Europea e Mercosur. In questa direzione bisogna interpretare il viaggio di Macri in Spagna da Rajoy. L’accordo commerciale con l’Europa è un vecchio pallino dell’ex Presidente del Boca Juniors, che vorrebbe superare gli attriti con la Francia e far conoscere al mercato europeo all’agricoltura argentina.

È ovvio che all’interno della stessa Ue esistono diffidenze ed è per questo motivo che Macri ha cercato di fare sponda con tutti gli alleati possibili. Soprattutto con Michelle Bachelet, Presidente del Cile e attualmente a capo dell’Alleanza del Pacifico, l’altro blocco economico che include Messico, Colombia, Perù e Cile. L’Alleanza ha una vocazione meno protezionista rispetto al Mercosur, e Macri ha capito che è necessario un fronte comune nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero davvero dare una stretta sulle importazioni dall’America Latina. Non è un caso, però, che l’Alleanza faccia riferimento al Messico, mentre il Mercosur dipenda in gran parte dal Brasile. Si tratta delle due principali economie latinoamericane, che, pur avendo visioni differenti dal punto di vista geopolitico, potrebbero ora essere costrette a cercare insieme strade alternative. Magari senza limitarsi alle questioni economiche, ma provando ad affrontare insieme temi delicati come il traffico di droga, di armi, le migrazioni, la corruzione atavica e la crisi ambientale. Enrique Peña Nieto, però, è furbo a sufficienza da comprendere che non può scommettere tutte le proprie fiches sulla relazione con l’umorale Trump. Macri - come detto - ha forse intuito prima di tutti la necessità di compattare il fronte liberale, a partire dalla sua relazione con Temer. Il Presidente brasiliano, con gravi problemi di popolarità dentro e fuori i confini nazionali, ha eletto l’interlocutore argentino come il suo grande alleato in politica estera. In questi anni, lArgentina ha sofferto la crisi e le oscillazioni economiche del Brasile. «Cuando Brasil estornuda, Argentina tiene una pulmonía» (“Quando il Brasile starnutisce, l’Argentina ha una polmonite”), ha detto Macri ripetendo un adagio comune fra gli analisti sudamericani e ripreso in tempi recenti da El Pais. Sia Temer che Macri puntavano sulla vittoria della Clinton, auspicandosi una stagione di maggior libero scambio. Entrambi hanno perso e ora cercano nuovi alleati per le proprie esportazioni, pur rimanendo protezionisti all’interno del Mercosur. Una strana dicotomia. Il Brasile chiede maggiori spiragli all’Argentina nel comparto automobilistico, che però glieli nega per paura di indebolirsi ulteriormente. L’obiettivo di ciascuno, per ora, è procedere per gradi e ottenere il massimo scoprendosi il minimo. Non esattamente una visione di lungo raggio per un’alleanza latinoamericana di ampio respiro. 

@AlfredoSpalla

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