Venezuela e Haiti guidano la classifica dei Paesi latinoamericani con il maggior tasso di schiavitù moderna. Mentre Brasile e Messico hanno il più alto numero di schiavi moderni in assoluto. Migliorano Cile, Uruguay Argentina e Perù. Fotografia di un fenomeno sottovalutato

Un uomo anziano guarda dalla sua capanna a Palenque, che significa "villaggio fortificato di schiavi fuggiti" in Colombia. REUTERS / Fredy Builes
Un uomo anziano guarda dalla sua capanna a Palenque, che significa "villaggio fortificato di schiavi fuggiti" in Colombia. REUTERS / Fredy Builes

Lavoro forzato, matrimoni combinati, sfruttamento minorile, tratta di essere umani e abuso di potere. La schiavitù moderna ha tanti volti e, in molti Paesi, è difficilmente inquadrabile dal punto di vista normativo. L’America Latina non è la regione maggiormente colpita dalla schiavitù moderna ma i risultati raccolti nel rapporto 2018 della Walk Free Foundation evidenziano alcune chiare tendenze e differenze.


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Il Global Slavery Index 2018, sviluppato dall’associazione australiana che si occupa di lotta alla schiavitù, stima che nel continente americano ci siano 1.950.000 persone in schiavitù e/o con forti limitazioni delle libertà personali. "In questa regione" spiega il report "1.9 abitanti ogni 1000 sono vittime della schiavitù moderna". Il 66% è costretto a compiere lavori forzati, mentre il 34% ha dovuto acconsentire a un matrimonio non voluto. Il 37,9% di coloro che svolgono lavori forzati lo fanno a causa di debiti contratti in precedenza.

Nella top 10 dei Paesi con il più alto tasso di schiavitù, ci sono la Corea del Nord, l’Eritrea, il Burundi, il Pakistan e l’Afghanistan ma nessun paese latinoamericano, dove però spicca la predominanza degli Stati in cui c’è un sistema democratico e sociale debole. La maglia nera del continente americano, infatti, spetta al Venezuela guidato da Nicolas Maduro, in cui le libertà personali sono ormai residue. La Walk Free Foundation stima che 174.000 persone vivano in schiavitù, ovvero 5,6 ogni 1000 venezuelani. Un tasso identico a quello di Haiti - che però ha meno abitanti -, dove le vittime sono 59.000. Seguono la Repubblica Dominicana (4,0), Cuba (3,8), Honduras (3,4), Trinidad e Tobago (3,0), Guatemala (2,9); Nicaragua (2.9); Barbados (2.7) e Colombia (2.7).

Sono otto gli stati dell’America Centrale nei dieci con maggiore schiavitù del continente. Il distacco è in parte spiegabile con i progressi fatti da alcuni paesi sudamericani, ai quali l’associazione ha riconosciuto uno sforzo strutturale contro la schiavitù.

Nel rating, che va dalla classificazione A (massimo) alla D (minimo), hanno fatto passi in avanti rispetto al 2016 l’Argentina (da BB a BBB); il Cile (da B a BBB); il Perù e l’Uruguay (entrambi da B a BB) e la Bolivia (da CCC a B). Solo Panama e Trinidad e Tobago hanno fatto altrettanto per la regione centrale.

In termini assoluti, il Brasile è il Paese con più schiavi moderni dell’America Latina: 369.000, 1,8 ogni 1000. Il Messico segue con 341.000 ma con una percentuale ben superiore: 2,7 ogni 1000. Se, invece, si considerasse l’intero continente, il poco prestigioso primato spetterebbe agli Usa: dove sono stimati 403.000 schiavi moderni, 1.3 ogni 1000.

Cosa significa esattamente essere uno schiavo moderno? Svolgere lavori forzati, per debito, ricatto o minaccia, è solo una parte del sistema. Per poter uscire dalla condizione di schiavitù, è necessario poter rivendicare alcuni diritti fondamentali come quelli politici, quelli delle minoranze e quelli sociali. Inoltre, fattori come l’instabilità politica, la violenza, l’accesso alle armi, l’eguaglianza di genere determinano la “vulnerabilità” di un Paese rispetto all’insorgere schiavitù.

Secondo la Wff Haiti (69,6 su 100), Venezuela, Messico, Honduras e Cuba sono i Paesi maggiormente a rischio da questo punto di vista. Invece, Brasile, Argentina, Costa Rica, Cile e Uruguay sono tutti sotto la media latinoamericana (41%).

In Brasile - dove negli ultimi 13 anni è stato fatto molto in seguito alla sottoscrizione del Patto Nazionale per l’eradicazione del lavoro forzato - è stato scelto come Ministro del Lavoro Caio Luiz de Almeida Vieira de Mello, incriminato 24 volte per infrazioni sul lavoro. Fra le accuse, le scarse condizioni igieniche, il mancato rispetto delle norme di sicurezza e la presenza di lavoratori senza contratto nella sua fazenda in Minas Gerais.

Finché la schiavitù moderna non sarà regolata uniformemente è obbligo della politica latinoamericana assicurare ai propri cittadini un’esistenza libera da minacce, violenze, coercizioni, inganni e abusi di potere. Soprattutto nei Paesi dalla democrazia fragile e con considerevoli flussi migratori.

@AlfredoSpalla

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