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Perché la visita di Angela Merkel in Messico è stata importante

Gli scorsi 9 e 10 giugno Angela Merkel si è recata in visita ufficiale in Messico, la seconda dall’inizio del suo mandato. Accompagnata da una corposa delegazione di imprenditori tedeschi, a Città del Messico Merkel ha discusso con il presidente Enrique Peña Nieto principalmente di libero scambio e di ambiente, non risparmiando qualche stoccata allusiva a Donald Trump e mostrando anche grande interesse per la situazione dello stato di diritto nel paese.

Enrique Pena Nieto e Angela Merkel. REUTERS/Edgard Garrido
Enrique Pena Nieto e Angela Merkel. REUTERS/Edgard Garrido

Sebbene il Messico si situi alla periferia dell’attuale assetto geopolitico mondiale, la visita di Merkel è stata ugualmente importante, ma forse più per la Germania e per l’Europa, dato che il Messico e il suo presidente si sono limitati a rimanere tutto sommato sullo sfondo.

Importante, innanzitutto, per ragioni economiche: se Merkel è volata fino a Città del Messico lo ha fatto principalmente per parlare di commercio, e infatti la cancelliera si è ripetutamente espressa in difesa del libero scambio e del NAFTA, l’accordo nordamericano che Donald Trump ha sempre criticato e che ha intenzione di rinegoziare. La Germania è il primo partner del Messico nell’Unione Europea e il quinto a livello mondiale, oltre ad essere il quarto mercato di sbocco per le sue esportazioni dopo Stati Uniti, Canada e Cina. Nel 2016 l’interscambio commerciale complessivo tra le due nazioni ammontava a quasi 18 miliardi di dollari. Gli interessi germanici in Messico non sono da sottovalutare: Berlino è il sesto maggiore investitore in terra messicana, dove fanno affari circa duemila imprese tedesche; dal 2000, anno dell’entrata in vigore del trattato di libero scambio tra Messico ed Unione Europea, i flussi di capitale – diretti principalmente nel settore automobilistico – si sono intensificati e circa ottocento aziende tedesche hanno aperto i loro stabilimenti in Messico.

La bassa età media della popolazione (28 anni, contro i 42 di quella europea), il basso costo della manodopera e la liberalizzazione del settore energetico e delle telecomunicazioni potrebbero fungere da incentivi per gli imprenditori tedeschi, ma è ancora troppo presto per giudicare se e quanto la Germania abbia intenzione di sfruttare l’ipotetica ritirata degli Stati Uniti dal paese. Sappiamo però che il Messico, spinto dal bisogno di procurarsi delle alternative al mercato americano, ha avviato i negoziati per un nuovo accordo di libero scambio con l’Unione Europea che potrebbero concludersi già entro quest’anno.

La visita di Merkel è stata importante anche per ragioni politiche e strategiche. La cancelliera tedesca viene sempre più indicata come la nuova «leader del mondo libero», ed effettivamente – vera o no che si rivelerà questa etichetta – gli sforzi della Germania per ampliare la sua rete di alleanze sembrano reali. Durante la conferenza stampa con Peña Nieto Merkel ha sottolineato l’importanza per le nazioni di intrattenere rapporti amichevoli con quanti più paesi possibile, e secondo diversi analisti il suo viaggio in America Latina – è stata in Argentina prima di atterrare in Messico – sarebbe servito anche a questo scopo, in un certo senso preannunciato dal suo recente invito all’Europa a “prendere in mano il suo destino”. Ancora una volta, bisognerà però attendere per capire se la Germania voglia davvero assumere un ruolo di leadership globale in questo momento storico di riassetto degli equilibri internazionali.

Infine, le visite in Argentina e Messico sono servite a Merkel per rafforzare il consenso sui temi principali del prossimo G20 di Amburgo – libero commercio e tutela del clima, l’uno rigettato dagli Stati Uniti di Trump al G20 economico di marzo e l’altro al più recente G7 di Taormina – ed assicurarsi un’America Latina (che non aveva rappresentanti al G7) ben allineata alle direttive europee. Dal viaggio della cancelliera tra i big della regione è rimasto escluso il Brasile di Michel Temer, recentemente coinvolto in un presunto caso di corruzione e nel mezzo di una crisi di legittimità.

Lo scorso sabato Angela Merkel si è riunita in privato con diverse organizzazioni per i diritti umani ed ha espresso la sua preoccupazione per la condizione dello stato di diritto in Messico, in particolare per le violenze contro i giornalisti (quest’anno ne sono stati uccisi sette, e uno risulta scomparso), per l’enorme numero di persone disperse e per la mancanza di contrappesi allo strapotere dell’esecutivo. Nel 2015 in Germania è stato avviato un processo contro un’azienda tedesca, la Heckler & Koch, accusata di aver esportato illegalmente svariate migliaia di fucili d’assalto in Messico dal 2003 al 2011: la notte del 26 settembre 2014 la polizia municipale di Iguala era armata proprio con fucili H&K quando ha aperto il fuoco contro gli studenti di Ayotzinapa, uccidendone tre. Stando ad un’inchiesta giornalistica, però, alcuni funzionari del governo tedesco potrebbero risultare collusi con questi traffici.

@marcodellaguzzo

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