Un'araba sui banchi della Knesset

Da sempre impegnata per i diritti civili e da due anni Aida Touma-Sliman continua la sua battaglia nel Parlamento israeliano. Appartiene alla minoranza arabo-israeliana e si batte contro ogni discriminazione.

Photo credit www.timesofisrael.com
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Aida Touma-Sliman è una deputata alla Knesset, una delle poche donne che siede al Parlamento dello stato israeliano. Non è questo, però, il suo principale segno distintivo.

Aida è nata nel 1964 a Nazareth, nel nord di Israele e fa parte del 17,5% della popolazione israeliana di origine palestinese. In teoria cittadini israeliani a tutti gli effetti con i diritti e gli obblighi che derivano dalla cittadinanza, ma in pratica discriminati ed emarginati. Rappresentano una realtà numericamente significativa, eredi di quelle famiglie palestinesi che nel 1948, allo scoppio della prima guerra arabo-israeliana, riuscirono a non lasciare la loro casa, la loro terra.

Aida Touma-Sliman è il primo deputato arabo-israeliano è anche la prima donna a presiedere una commissione legislativa permanente alla Knesset, quella sulla condizione delle donne.

È stata eletta al Parlamento nel 2015, dopo la lunga militanza in “Hadash”, il partito comunista palestinese in Israele, una carriera da giornalista e aver dato vita, nel 1992, a un’importante associazione contro la violenza sulle donne.

Il deputato racconta che la situazione attuale è particolarmente critica per la sua comunità e per tutti i palestinesi. “Ci sono stati momenti nel passato in cui poteva sembrare aperto il cammino verso l’integrazione e la pace. Ora viviamo decisamente in un clima diverso, fatto di provocazioni e di istigazione all’odio.”

Anche se l’attuale governo israeliano ha organizzato diverse campagne, con l'obiettivo di promuovere una migliore integrazione degli arabi-israeliani, “Nella vita reale e quotidiana, invece, quello che cresce ogni giorno è l’antagonismo.”

Questo anche se le dichiarazioni pubbliche delle istituzioni spingono gli arabi-israeliani ha entrare nella polizia e Benjamin Netanyahu, il primo ministro del governo più a destra nella storia del Paese, la scorsa estate ha esortato questa minoranza a sentirsi alla pari con il resto della popolazione, annunciando investimenti nei servizi a loro dedicati. Impegni per ora non mantenuti.

Alle parole di apertura del Governo si contrappongono fatti come le decine di demolizioni di case arabe realizzate negli ultimi mesi. Un esempio per tutti è il villaggio beduino di Umm al-Hiran nel Negev. Gli abitanti sono stati cacciati e hanno perso la loro casa solo perché secondo le normative di Israele il loro insediamento sorgeva in un territorio non autorizzato. Poco importa se il villaggio si trovava lì da più di quaranta anni e quasi mezzo secolo fa gli abitanti erano stati cacciati dal sito originale del loro paese, sempre dall’esercito della Stella di David.

Alle ultime elezioni gli arabi-israeliani hanno ottenuto il loro maggiore successo nella storia parlamentare del Paese, portando alla Knesset diciassette deputati su un totale di 120.

Questo anche grazie alla nascita di un’ampia coalizione di partiti diversi, la “Lista Araba Unita”, che ha contribuito a concentrare i voti degli arabi. Aida Touma-Sliman spera di impiegare al meglio questa nuova forza. “Possiamo finalmente lavorare in modo efficace: anche se non siamo d’accordo su ogni cosa nelle grandi questioni di principio la nostra coalizione può e deve essere compatta.”

La “Lista Araba Unita”, a cui ha aderito anche un deputato ebreo, è la terza forza di opposizione, ma è indebolita dalle sue divisioni interne. Cinque altri arabi-israeliani siedono alla Knesset in partiti diversi, alcuni anche della maggioranza di governo.

Le tensioni quotidiane che vive il Paese si ritrovano nelle dichiarazioni dei politici dei diversi schieramenti. Di recente, il capo della coalizione di governo alla Knesset, David Bittan, li ha accusati di “rappresentare gli interessi palestinesi piuttosto che di Israele." Abu Maarouf, deputato della minoranza drusa, ha difeso pubblicamente il suo “legittimo diritto come cittadino di lavorare per cambiare la politica di discriminazione anti-araba in Israele.”

Il ministro della difesa, l’ultranazionalista Avigdor Lieberman, ha dichiarato di voler “vedere questi deputati davanti a un plotone di esecuzione, perché sono terroristi e nemici dello stato d’Israele.”

Gli obiettivi finali dell’azione politica della parlamentare e dei suoi alleati sono la fine dell’occupazione, la creazione di uno stato palestinese con Gerusalemme Est come capitale e la lotta al il razzismo contro la comunità araba e le altre minoranze.

Aida Touma-Sliman, tuttavia, è cosciente che al di là dei programmi e manifesti, la creazione di uno stato palestinese non è ora all’ordine del giorno.

“Siamo a un punto critico della nostra storia,: stiamo combattendo per la nostra sopravvivenza e so che la mia causa è giusta.”

@MauroPompili

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