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L’Arabia Saudita sta spingendo Israele verso una nuova guerra in Libano?

Un telegramma del ministero degli Esteri israeliano conferma l’alleanza segreta con l’Arabia Saudita in chiave anti-iraniana. E dopo le dimissioni del premier filo-saudita Saad Hariri, in Libano la riapertura del conflitto con lo Stato ebraico sembra farsi sempre più vicina

Un muro dipinto con graffiti nel villaggio Kfar Kila vicino al confine libanese-israeliano, nel Libano meridionale, il 7 novembre 2017. REUTERS / Karamallah Daher
Un muro dipinto con graffiti nel villaggio Kfar Kila vicino al confine libanese-israeliano, nel Libano meridionale, il 7 novembre 2017. REUTERS / Karamallah Daher

Beirut - Domenica 5 novembre, il giorno dopo le dimissioni di Saad Hariri da premier del Libano, il ministero degli Esteri israeliano ha inviato un telegramma segreto a tutte le ambasciate dello Stato ebraico nel mondo. Oggetto della comunicazione: intensificare la pressione diplomatica sulla questione Hezbollah e Iran, allineandosi alla politica estera di Riyad. Una direttiva relativamente insolita visto che riguarda le questioni interne di un’altra nazione.

I documenti, diffusi martedì dal reporter israeliano Barak Ravid su Chanel 10, costituiscono la prima prova formale delle relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita e Israele. Il telegramma insiste sull’urgenza di sostenere la posizione saudita nei confronti della guerra in Yemen contro i ribelli filo-iraniani Houti e di mettere pressione sui governi ospitanti affinché prendano una posizione ostile a Hezbollah nel panorama politico libanese.

L’asse tra Arabia Saudita e Israele apre un nuovo capitolo nel conflitto regionale con l’Iran e i suoi alleati, il cui "nuovo" protagonista potrebbe essere il Libano, tradizionale terreno di scontro tra le potenze regionali. Nel corso di tutta l’estate il governo israeliano ha più volte ribadito la necessità di arginare il pericolo Hezbollah, paventando perfino la possibilità di una nuova invasione. Alla dura retorica del governo Netanyahu non hanno finora corrisposto i fatti. Gli sconvolgimenti degli ultimi giorni nel panorama legato a Riyad, tra cui le purghe interne, la detenzione del presidente yemenita e le dimissioni di quello libanese, hanno però aperto una nuova fase di incertezza anche lungo il confine tra Libano e Israele.

La vicenda di Saad Hariri è cruciale per interpretare gli sviluppi in corso. “Costringere alle dimissioni Hariri, legato economicamente e politicamente a Riyad, significa cercare di disimpegnare Hezbollah dalla guerra siriana, obbligandolo alle sue responsabilità in Libano”,  sostiene Daniel B. Shapiro, dell’Istituto per gli studi di sicurezza nazionale di Tel Aviv, sulle colonne della testata isrealiana Haaretz. “Israele si prepara dal 2006 ad una nuova guerra con Hezbollah - aggiunge il ricercatore - La crescente influenza di Teheran in tutta la regione rende chiaro che, anche più dell'ultimo conflitto, sarà una lotta per eliminare la minaccia iraniana dai confini a Nord del Paese. Israele e Arabia Saudita sono completamente allineati in questo conflitto regionale”.

Poco prima di rassegnare le dimissioni, Saad Hariri proprio da Riyad ha lanciato la sua dichiarazione di guerra nei confronti di Hezbollah e di Teheran: “Hezbollah è riuscito a costruire uno Stato nello Stato in Libano attraverso il potere delle armi. Io dico all’Iran e ai suoi alleati: avete perso nei vostri sforzi di intromettervi negli affari del mondo arabo. La regione si rialzerà e le mani che avete esteso su tutta l’area verranno tagliate”. Poco dopo il suo annuncio è arrivata la pronta, convergente dichiarazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu: “Serve un risveglio della comunità internazionale per agire contro l’aggressione iraniana, Hezbollah è un pericolo non solo per Israele, ma per l’intero medio oriente”.

Gli ultimi sviluppi del rapporto tra Israele e Arabia Saudita peraltro non sono un grande sorpresa. Nel giugno del 2015 Bloomberg aveva dato notizia di cinque incontri bilaterali segreti tra i rappresentati dei due Paesi. Il tema: la necessità di unire le forze per contrastare l’espansione di Teheran. L’indiscrezione è stata confermata anche da Haaretz che già nel 2012 aveva scritto di un riavvicinamento in chiave anti-iraniana. Rapporti politici, ma anche economici, come il via libera di Israele all’acquisizione da parte dei sauditi di Tiran e Sanafir, le due isole nel Mar Rosso, la cui giurisdizione apparteneva all’Egitto.

Ultimo capitolo del valzer geopolitico tra le due potenze regionali è la questione Al Jazeera. La testata, al centro della guerra fredda tra Arabia Saudita e Qatar, è stata oscurata da Riyad. Ad agosto 2017 anche Israele ha aumentato la pressione sulla televisione. “Al Jazeera è diventato lo strumento principale di Daesh, Hamas, Hezbollah e Iran”, le parole di Ayoub Kara, ministro delle comunicazioni dello Stato ebraico.

Così negli ultimi giorni Beirut ha riscoperto il timore di un conflitto. “A causa delle milizie di Hezbollah, tratteremo il Libano come un Paese che ci ha dichiarato guerra”, ha fatto sapere il ministro saudita degli affari del Golfo Thamer al-Sabhan. E mentre l’ambasciata del Bahrein ordina ai connazionali presenti nel Paese di andarsene, in Libano il leader del partito di Dio Nasrallah ha risposto agli attacchi, per ora solo mediatici, confermato l'impegno di "preservare l’integrità del Libano in cooperazione con il presidente della repubblica Aoun e il presidente del parlamento Berri, le altre due istituzioni del Paese”.

Nel corso della guerra civile siriana, Israele è più volta intervenuta con raid aerei volti a colpire i depositi di armi di Hezbollah. Una strategia che aveva, e ha, come obiettivo di danneggiare l’arsenale della milizia sciita in vista di un possibile guerra futura. La stabilizzazione del conflitto siriano e il fallimento degli alleati dei sauditi hanno fatto però riemergere l’esigenza di sicurezza degli israeliani. Ma qualora dovesse scoppiare la guerra, Israele dovrà fare i conti con le ampie ripercussioni di un conflitto molto diverso da quello del 2006, in primis per il ruolo che potrebbe svolgere l'insolito alleato saudita, pronto a entrare in campo qui come su altri fronti per far retrocedere l’influenza iraniana.

 @LemmiDavide  

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